LO SCALINO DI BATTIGIA

La natura va osservata e poi rispettata

LO SCALINO DI BATTIGIA

di Franco Viteleia

Siamo all’ottavo appuntamento delle considerazioni su come funziona il sistema mare-spiaggia e su come l’uomo può intervenire per modificarne a suo beneficio i movimenti.

Procedendo alla nostra “lettura” verso la spiaggia emersa, incontriamo quel punto in cui frangono anche le onde piccole, di mare praticamente calmo, scavando uno scalino di pochi centimetri (solco di battigia) al cui piede vi è generalmente della sabbia più grossolana o dei frammenti di conchiglie; la sabbia più fine non riesce a rimanere in questo punto proprio a causa dell’energia di queste piccole onde e se ne allontana sempre più.

A tal proposito è opportuno sottolineare taluni concetti sui quali torneremo più avanti:

  • il materiale che costituisce una spiaggia non vi risiede stabilmente: esso è invece destinato continuamente rinnovarsi, del tutto similmente con quanto si verifica per il materiale lapideo di un alveo fluviale;

  • i frammenti rocciosi che costituiscono le spiagge sono sottoposti a continua usura;

  • durante le mareggiate la frazione più fine viene asportata dalla battigia, che è un ambiente ad alta energia, e in gran parte permanente dispersa al largo;

  • se questa sabbia dispersa a largo e quella asportata via dalle tempeste di vento non viene reintegrata, si verifica un arretramento continuo dalla linea di battigia ed erosione profonda in occasione delle mareggiate invernali.

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