La natura va osservata e poi rispettata: le onde

LE ONDE

di Franco Viteleia

Siamo al settimo appuntamento delle considerazioni su come funziona il sistema mare-spiaggia, e su come l’uomo può intervenire per modificarne a suo beneficio i movimenti.

I venti trasmettono una parte della loro energia alla superficie del mare imprimendo ad esso un moto oscillatorio estremamente complesso la cui entità è proporzionale alla velocità del vento alla sua durata ed alla distanza lungo la quale esso è libero di agire (fetch).

A questo punto è opportuno introdurre taluni termini che definiscono un’onda secondo uno schema teorico di onda semplice monotona:

  • Cresta che corrisponde alla sezione del profilo dell’onda dove l’acqua raggiunge il massimo livello;
  • Cavo, che corrisponde alla sezione dove l’acqua tocca il minimo livello;
  • Altezza H, che è la distanza verticale fra cresta e cavo;
  • Lunghezza L, che è la distanza orizzontale fra due successive creste o cavi;
  • Periodo T, che è il tempo necessario perché due creste successive si verifichino nello stesso punto.

In un’onda l’acqua si muove, non tanto verso costa, quanto in orbite circolari sempre più strette dalla superficie verso il fondo.

Ad una profondità grosso modo pari alla lunghezza d’onda il movimento dell’acqua diviene pressoché nullo.

Via via che l’onda si avvicina alla costa trova fondali sempre più bassi e il movimento circolare viene ostacolato dall’attrito con il fondo; le orbite, che in prossimità della superficie non vengono modificate, scendendo verso il fondo si trasformano in ellissi sempre più schiacciate finché a contatto con il fondo l’acqua si muove solo in avanti e indietro al passaggio delle onde.

Lo spostamento dei granelli di sabbia e dei detriti di alghe che osserviamo nuotando sott’acqua ci dà la misura di questo movimento, responsabile fra l’altro della formazione di quelle piccole increspature della sabbia sul fondo.

Non frenata dagli attriti, la parte superiore dell’onda prosegue la sua corsa verso la costa deformandosi progressivamente finché la cresta non si trova troppo avanzata rispetto all’acqua sottostante che deve sostenerla: l’acqua ricade in avanti dando luogo ai frangenti.

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