DAI FIORI ALLA MISERIA – 2°parte

DAI FIORI ALLA MISERIA

Il declino del Sud, il declino dell’Italia, il declino dell’Europa; come, quando ma soprattutto perché.

di Gianfranco Costantini

SECONDA PARTE

In questa seconda parte del ragionamento, capite le condizioni di partenza, analizzo le cause economiche reali che hanno portato il meridione d’Italia a declinare rispetto alle regioni del Settentrione.

Certi economisti sostengono che il meridione d’Italia potrebbe essere stato messo in una condizione di depressione perenne, principalmente da un rapporto di cambio sfavorevole della propria moneta. A mio avviso, questa tesi è corretta e vale ancora oggi, non però a causa di una conversione monetaria sfavorevole, avvenuta nel 1862, ma a partire dal 1873 a causa degli investimenti esteri in Italia e alle rivalutazioni della lira divenuta appetibile nelle piazze finanziarie estere. Successivamente al 1880, il meridione dalle svalutazioni della lira non ha avuto benefici in quanto aveva già subito il tracollo economico, in parte perché lo sviluppo industriale era stato sacrificato a vantaggio del Nord, in parte perché la scelta di salvare l’industria nazionale con l’imposizione di dazi doganali ha prodotto un danno enorme finendo per affondare le produzioni agricole meridionali.

Un importante economista, il prof. Paolo Savona, ha affermato che il Ducato e in particolare il Tornese (taglio monetario non aureo maggiormente in uso nel Regno Delle Due Sicilie) (13) con un cambio alla pari 1 a 1 avrebbe subito una rivalutazione nei confronti della Lira sabauda (diventata moneta unica del regno d’Italia) che sarebbe potuta essere del 400%. (14).

Certo quest’affermazione, non assolutamente esaustiva e probabilmente non veritiera, è una intuizione che lo stesso professore ammette essere solo un esempio, non una dichiarazione confortata da studi scientifici e quindi occorrono corpose ricerche per validarla perché quando si ragiona sui numeri bisogna mettere in campo molte variabili e soprattutto dati certi.

Solo ai fini del ragionamento, considerando la rivalutazione della moneta ipotizzata dal professor Savona, se per casualità fosse corretta, calandola negli scambi dell’epoca, essa avrebbe comportato un aumento dei listini delle merci vendute all’estero del 400% con l’effetto che le stesse avrebbero smesso di essere competitive verso le esportazioni e quindi sarebbero rimaste invendute; conseguentemente si sarebbe iniziato a importare, perché più conveniente.

Altre tesi spostano l’attenzione verso i saccheggi avvenuti durante la risalita delle truppe garibaldine nei confronti delle banche meridionali (15).

Purtroppo la misteriosa scomparsa dell’imbarcazione su cui viaggiava Ippolito Nievo, (16) ministro delle Finanze di guerra di Garibaldi, rende la tesi quasi indimostrabile. Con la nave andarono persi tutti i documenti e le rendicontazioni delle spese sostenute dalla spedizione garibaldina e perirono tutte le persone imbarcate, né relitto né cadaveri furono mai restituiti dal mare. La mancanza dei documenti e dei possibili testimoni non ci consente di capire con certezza la reale entità dei furti o delle requisizioni, ma soprattutto non sappiamo quanto di quel bottino di guerra sia stato usato per assoldare combattenti, e quanto rubato o trasferito al nord.

Di certo però ci sono le documentazioni precedenti lo sbarco dei Mille che parlano di floride situazioni patrimoniali sia delle banche sia dei conti pubblici del Regno, che all’epoca avevano un avanzo commerciale (esportazioni maggiori delle importazioni).

L’assenza di guerre e rivolte interne, alcune politiche mercantiliste e un certo paternalismo avevano consentito al meridione di ridurre il debito pubblico e di accumulare ingenti quantità di riserve valutarie e auree. Grazie alla buona gestione dei conti pubblici e al risparmio che da sempre ha contraddistinto il popolo meridionale, il sistema aveva una buona stabilità, riconosciuta in tutte le piazze finanziarie dell’epoca. Il Regno aveva una delle maggiori quantità di riserve auree dell’intero continente (17). Le truppe garibaldine, risalendo lo stivale, lasciarono praticamente a secco di liquidità interi settori dell’economia meridionale.

Se invece guardiamo la situazione in Casa Savoia? È cosa nota che il Piemonte era sull’orlo della bancarotta e l’aggressione nei confronti del Regno borbonico, appetibile perché aveva finanze in ordine e abbondante liquidità, serviva forse per mescolare le carte e riordinare i conti (18). A rafforzare questa tesi c’è da considerare che in un regime di “gold standard” (ovvero l’emissione monetaria legata alla riserva d’oro), gli stati si facevano la guerra per conquistare terre e per depredare oro. L’oro e i metalli preziosi erano necessari per emettere nuova moneta e ripagare i debiti contratti dai monarchi nei confronti dei banchieri.

La battaglia di Calatafimi, uno degli episodi più decisivi della Spedizione dei Mille, combattuta il 15 maggio 1860, olio su tela di R. Legat.

In Italia è avvenuta pressappoco la stessa cosa, ma celato sotto il nobilissimo spirito risorgimentale e insanguinato da una feroce guerra civile, fatta passare dalle cronache come “brigantaggio”, è avvenuto un gigantesco trasferimento di risorse dal meridione al nord-ovest d’Italia.

Ma senza voler esagerare sull’importanza e sull’entità dei furti a danno degli istituti bancari meridionali, basti ragionare sul fatto che con la successiva unificazione dei bilanci pubblici la tassazione generale ha scaricato sulle popolazioni meridionali l’enorme massa dei debiti piemontesi, senza dare nulla in cambio. (19) Oggi invece, al contrario dei primi anni del Regno, quando lo Stato con le tasse attua i trasferimenti dalle regioni del nord a quelle del sud, si alimenta un mercato interno che favorisce in primo luogo le aziende settentrionali che vedono nel meridione un enorme mercato di sbocco per le proprie merci. (20)

Tornando alla questione, per onestà intellettuale, c’è da dire che il Piemonte, negli anni immediatamente precedenti l’annessione, era molto dinamico e oltre ad aver combattuto tre guerre estremamente onerose aveva intrapreso uno sforzo di modernizzazione con la realizzazione di infrastrutture stradali ecc. tale da rendere esangui le casse del Regno, come accennato precedentemente.

Questa condizione di partenza, sommata alla spesa pubblica sostenuta per realizzare ulteriori opere, possibili grazie all’annessione del meridione, (21) ha dato un vantaggio competitivo alle imprese piemontesi e liguri prima, e lombarde poi (triangolo industriale). Queste, grazie alle nuove infrastrutture largamente pagate dai meridionali e alla minore distanza dal mercato ricco del nord Europa, hanno surclassato il resto della neonata Italia.

Ad aggravare ulteriormente la situazione, con effetti perniciosi sull’assetto socioeconomico della nazione, sono intervenuti due fattori: la forte rivalutazione della lira che dal 1873 al 1885 si è rafforzata del 30% (22) e il deflusso dell’oro residuo verso le zone del nord-ovest d’Italia, avvantaggiate dall’unificazione (a quei tempi il valore della moneta era legato all’oro, come previsto dagli accordi della Unione Monetaria Latina) (23).

Questi macrofattori, uniti ad altri non meno importanti (guerra commerciale con la Francia, liberismo sfrenato imposto dalla prima globalizzazione, seguito da un protezionismo che ha avvantaggiato l’industria del nord a scapito dell’agricoltura meridionale, ecc.), hanno innescato una spirale depressiva agricola e bancaria che ha costretto milioni di meridionali ridotti alla fame a emigrare in massa nel corso dei decenni successivi, verso il nord dell’Europa e verso le Americhe.

Per meglio comprendere la portata del fenomeno, basti sapere che prima di quel periodo e fino agli ultimi anni del ‘900, l’emigrazione era composta quasi esclusivamente di settentrionali e che solo dopo, a causa del declino economico del sud, sono stati raggiunti e ampiamente superati dai meridionali. (24)

Una regione che più di ogni altra, a mio avviso, testimonia la rapidità del declino, è l’Abruzzo e questo si nota particolarmente nei territori circostanti Santo Stefano di Sessanio che, assieme a Rocca Calascio e altri borghi del circondario possedimenti medicei, sono stati abbandonati con una rapidità impressionante, nonostante avessero avuto una grande importanza per la loro posizione geografica, strategica nel commercio della lana (25).

A differenza di quasi tutti i paesi italiani, accanto al nucleo storico non ci sono costruzioni di epoche successive, quasi per delineare una cesura netta; si è passati dalla centralità all’oblio. (26)

Un documento storico, che avvalora la rapidità e la totale imprevedibilità del crollo economico, scritto dai protagonisti dell’epoca, si trova sulla montagna sacra degli abruzzesi, la Majella ed è chiamata la “Tavola dei Briganti” (27) dove incisioni su pietre, a duemila metri di altezza, testimoniano oltre ogni suggestione l’asprezza della situazione che la popolazione abruzzese ha vissuto a causa del combinato, crisi economica – guerra civile.

Tra tutti gli scritti, ancora oggi visibili ai margini del sentiero, una ha catturato la mia attenzione e recita proprio così: “Leggete la mia memoria per i cari lettori. Nel 1820 nacque Vittorio Emanuele re d’Italia, primo il 60 era il regno dei fiori, ora è il regno della miseria”. (28)

NOTE SECONDA PARTE:

13 Storia del Tornese nell’Italia meridionale,

http://numismatica-italiana.lamoneta.it/docs/201112/Il_denaro_tornese_nell_Italia_Meridionale.pdf

14 Percorsi dell’unità d’Italia: confronto e conflitto – prof. Paolo Savona fonte università telematica Marconi,

https://youtu.be/6OPM_DN7M8c.

Il professore da me interpellato risponde: “Caro Costantini, il cambio 4 a 1 è stato da me usato solo come referenza di ciò che avvenne tra il Marco est e il Marco ovest in occasione della unificazione delle due Germanie. Il tema dell’errore commesso all’atto dell’unificazione dell’Italia è presente in molti storici dell’economia, ma nessuno ha mai condotto una specifica analisi econometrica. Dovevamo farlo con il prof. Romeo alla LUISS, ma la sua improvvisa scomparsa e i miei impegni lo impedirono. Distinti saluti. Paolo Savona. Grazie”.

15 Per l’onore di Garibaldi,

http://www.ippolitonievo.info/Per_onorediGaribaldi/OnoreGaribaldi12.htm

16 La tragica morte di Ippolito Nievo,

http://www.edizionisolfanelli.it/ippolitonievo.htm

17 Il Regno delle Due Sicilie conferì 445,2 milioni di lire-oro, su un totale proveniente dalle altre regioni d’Italia di 670,4 milioni di lire oro.

18 Le finanze napoletane e le finanze piemontesi dal 1848 al 1860,

http://www.brigantaggio.net/brigantaggio/Storia/Altre/VARIE/0031_Le_finanze_napoletane_e_piemontesi_GSavarese.PDF

19 Gli Eurobond che fecero l’Unità d’Italia quando il Regno di Napoli era come la Germania,

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-06-30/eurobond-fecero-unita-italia-190357.shtml?uuid=AbDwao0F

20 Sviluppo, rischio e conti con l’esterno delle regioni italiane, editori Laterza.

21 L’unificazione italiana, Istituto della Enciclopedia Treccani,

https://www.aspeninstitute.it/system/files/private_files/2011-07/doc/UNI FICAZIONE_ITALIANA_SEZIONE_4_F_P.pdf

22 Banca d’Italia, La crescita economica italiana, 1861-2011 pp. 20-21,

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/collana-storica/italia-economi a-mondiale/Crescita-economica-italiana-Toniolo.pdf

23 Unione Monetaria Latina,

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Unione_monetaria_latina

24 Nella nota 4 della prima parte ho fornito la serie di dati storici Istat, in questa nota ci sono dati identici ma di più facile lettura. Fonte Wikipedia,

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Questione_meridionale#/media/File%3AEmigrazione_italiano_per_regione_1876-1915.svg

25 Camillo Chiarieri, Storia delle storie d’Abruzzo, 2016, Pescara, Macondo Media.

26 Rai , Nel silenzio dei sassi, Storia d’Abruzzo: Rocca Calascio nel 1968,

https://www.youtube.com/watch?v=mZ8s21T5Xzc

27 Tavola dei briganti,

http://www.lupidelgransasso.it/index.php?option=com_content&view=article&id=102:la-tavola-dei-briganti&catid=32:altro&Itemid=44

28 È curioso scoprire che nel 1860 i briganti sapevano scrivere. Questa è un’ulteriore prova del fatto che la guerra civile ha coinvolto ogni strato sociale. Le stesse popolazioni, a meno di un secolo di distanza, sono state insignite con la medaglia d’oro al valor militare, per aver costituito la Brigata Partigiana Majella, unica formazione che, aggregata alle truppe alleate, ha contribuito alla liberazione del centro‑nord Italia fino a Bologna. Immagino che se la seconda guerra mondiale fosse stata vinta dai tedeschi, le stesse popolazioni avrebbero avuto lo stesso trattamento offerto dai piemontesi e l’appellativo di briganti sarebbe stato reiterato.

Ingresso di Garibaldi a Napoli il 7 settembre 1860, Franz Wenzel Schwarz

PRIMA PARTE https://ilsorpassomts.com/2018/05/07/dai-fiori-alla-miseria/

TERZA PARTE https://ilsorpassomts.com/2018/06/15/dai-fiori-alla-miseria-terza-parte-gianfranco-cstantini/

QUARTA PARTE https://ilsorpassomts.com/2018/08/01/dai-fiori-alla-miseria-4-declino/

QUINTA PARTE https://ilsorpassomts.com/2018/09/02/dai-fiori-alla-miseria-quinta-parte/

SESTA PARTE https://ilsorpassomts.com/2018/09/27/dai-fiori-alla-miseria-6parte/

SETTIMA PARTE https://ilsorpassomts.com/2018/11/02/dai-fiori-alla-miseria-7parte/

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