DAI FIORI ALLA MISERIA – 3°parte

DAI FIORI ALLA MISERIA

Il declino del Sud, il declino dell’Italia, il declino dell’Europa; come, quando ma soprattutto perché.

di Gianfranco Costantini

TERZA PARTE

In questa terza parte del ragionamento, faccio un parallelo tra l’unificazione italiana e quella della Germania. Oltre alle incredibili mistificazioni della realtà, faccio notare come l’aspetto monetario sia stato il perno attorno al quale tutta la vicenda è girata.

Il declino del sud Italia non è differente dal declino di altre regioni in altre parti del mondo e d’Europa. Qualcosa di simile a quello che è avvenuto nel Meridione, con l’annessione da parte dei Piemontesi, è avvenuto alla Germania est con l’annessione da parte della Germania ovest.

Ovviamente si parla di contesti storici, economici e sociali, nettamente differenti ma in un certo qual modo, la storia si ripete.

Focalizzando l’attenzione su questa unificazione che a tutti gli effetti sembra essere una storia di successo, frutto della impeccabile organizzazione dei tedeschi, tolta la crosta mitologica che li avvolge e gli innumerevoli luoghi comuni sull’efficienza e l’onestà che li contraddistingue, si scorge uno scenario agghiacciante. Così com’è successo nel mezzogiorno d’Italia, ma con l’aggravante della conoscenza preventiva delle conseguenze, in Germania si è deciso scientemente di sacrificare l’industria dell’Est a tutto vantaggio di quella dell’Ovest. La Germania ovest per distruggere e ricomprare a prezzi di magazzino l’industria dell’Est ha convertito con cambio alla pari (29), il Marco est con il proprio.

Cittadini della DDR (Germania dell’Est) in fila davanti ad una filiale della Deutsche Bank

Questa conversione che ha raddoppiato il valore della moneta più “debole”, ai più ingenui è apparsa come una elargizione benefica dei più ricchi verso i più poveri, un vero gesto di fratellanza privo di interesse.

In realtà questa “cortesia” è stata una vera e propria polpetta avvelenata perché da un lato l’equiparazione del valore ha creato milioni di nuovi consumatori, felici e capaci di acquistare le Cittadini della DDR (Germania dell’Est) in fila davanti ad una filiale della Deutsche Bank merci prodotte in occidente, dall’altro ha automaticamente annientato l’industria dell’Est con un aumento del 350% dei suoi listini.

È vero che si trattava di una industria arretrata rispetto agli standard occidentali ma aveva punte di eccellenza mondiale e un grande mercato rappresentato dalle Repubbliche Sovietiche. Questo aumento in estrema sintesi ha significato che una qualsiasi merce prodotta nell’ex Repubblica Federale Tedesca, acquistata da un qualsiasi cliente estero, dopo aver raddoppiato il valore della moneta, ha subito un aumento di prezzo di circa il 350%, quindi è uscito fuori dal mercato per eccesso di rincaro. In breve tempo, Il sogno dell’unificazione si è trasformato in un incubo; licenziamenti di massa, povertà e migrazioni hanno stravolto le vite degli ignari cittadini.

Attualmente, nonostante siano trascorsi ventisette anni dalla riunificazione, nonostante i media nazionali continuino ad esaltare il modello economico-culturale tedesco, in Germania est il PIL pro capite, al netto degli stipendi statali, è poco più del 60% rispetto all’Ovest (30). Questo accade nonostante il contributo eccezionale sopportato dall’intera Europa che con il rialzo dei tassi d’interesse e con la cancellazione quasi totale dei debiti di guerra, (31) ha finito per finanziare un riassetto territoriale tedesco che è ancora lontano dall’essere compiuto. (32)

Addirittura l’ex Governatore della Bundesbank, Karl Otto Pöhl, attuatore in campo monetario delle direttive politiche dell’ex Cancelliere Helmut Kohl, in audizione alla Commissione Parlamentare d’inchiesta ha dichiarato: “La Germania est, (così come il meridione d’Italia aggiungo io), ha subito una cura da cavallo che nessuna economia al mondo è in grado di sostenere”. Mentre al Parlamento Europeo, interrogato sulla fattibilità di una futura Unione monetaria (l’Euro), ha sostenuto che: “La nostra unificazione (tedesca, ndr) è stata un disastro, non fatela”. (33)

Alla luce delle considerazioni fin qui sinteticamente esposte, sia nel caso italiano sia in quello tedesco, si può sostenere senza temere di essere smentiti che dietro il nobilissimo spirito di unità nazionale, dietro la necessità di riunificare popoli accomunati dalla stessa cultura, le classi dominanti hanno attuato una vera e propria aggressione politica, economica e sociale, in grado di drenare a proprio vantaggio enormi ricchezze e un solido potere capitalistico.

Crollo del muro di Berlino, novembre 1989

In entrambi i casi (italiano e tedesco) le oligarchie dominanti hanno ottenuto: un nuovo mercato di sbocco per le merci prodotte; manodopera a prezzi inferiori da utilizzare nelle fabbriche, approfittando dei connazionali ridotti in miseria; Crollo del muro di Berlino, novembre 1989 un territorio povero da infrastrutturare con le proprie aziende col conseguente deprezzamento della moneta interna a tutto vantaggio delle esportazioni.

Uno schema così di successo che con qualche variante è stato riprodotto anche oggi con il modello di unificazione europea.

NOTE TERZA PARTE:

29 Vladimiro Giacchè, Anschluss, 2013, Reggio Emilia, Imprimatur editore, p. 56.

30 nel link dell’agenzia ADNKRONOS si riporta il dato ufficiale che è del 66% mentre se il dato viene epurato dei dipendenti statali, scende ulteriormente in quanto il loro stipendio è uguale in tutto il territorio nazionale, http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2014/09/28/germania-est-ovest-ancora-distanti-anni-dallacaduta-del-muro_0cW8dxPJs6nWS6zpjigIiP.html?refresh_ce

31 Lorenzo Valloreja, Al Di Là Del Pregiudizio, 2017, Pescara, Editore Domus Europea Indipendent Label, pp.136-137-138.

32 E’ lo stesso governo tedesco nel 2014 a ipotizzare un aumento della divergenza nel lungo periodo.

33 CONFRONTO TRA L’UNIFICAZIONE TEDESCA E L’EUROZONA, https://scenarieconomici.it/confronto-tra-lunificazione-tedesca-e-leurozona-si-ringrazia-il-profvladimiro-giacche/

Crollo del muro di Berlino, novembre 1989

PRIMA PARTE https://ilsorpassomts.com/2018/05/07/dai-fiori-alla-miseria/

SECONDA PARTE https://ilsorpassomts.com/2018/05/25/il-declino-del-sud-il-declino-dellitalia-il-declino-delleuropa/

QUARTA PARTE https://ilsorpassomts.com/2018/08/01/dai-fiori-alla-miseria-4-declino/

QUINTA PARTE https://ilsorpassomts.com/2018/09/02/dai-fiori-alla-miseria-quinta-parte/

SESTA PARTE https://ilsorpassomts.com/2018/09/27/dai-fiori-alla-miseria-6parte/

SETTIMA PARTE https://ilsorpassomts.com/2018/11/02/dai-fiori-alla-miseria-7parte/

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