DAI FIORI ALLA MISERIA – quinta parte

DAI FIORI ALLA MISERIA
Il declino del Sud, il declino dell’Italia, il declino dell’Europa, come, quando ma soprattutto perché

di Gianfranco Costantini

QUINTA PARTE (prime quattro parti pubblicate su numeri di marzo-giugno 2018 e leggibili su www.ilsorpassomts.com)

In questa quinta parte del discorso affronto l’unificazione europea dal punto di vista politico-ideologico ponendo l’accento sul bipolarismo delle ideologie e la successiva imposizione del pensiero unico e svelo il vero dramma che si vive in Europa, il conflitto sociale.

Il secondo concetto al centro della “questione europea” è la crescente disparità tra classi sociali. Purtroppo, in pochi sanno che le enormi sofferenze che viviamo noi lavoratori dei paesi maggiormente colpiti dalla crisi, non sono poi differenti dalle stesse che si affrontano nelle aree economiche di “successo”.
Noi abbiamo tanta disoccupazione e la povertà che dilaga nel Meridione ma oggi, in Germania, oltre sette milioni e mezzo di persone lavora con un contratto di mini job (48), il che la dice lunga sulle condizioni lavorative e salariali che affrontano le classi subalterne nella maggiore economia del continente.
Cerco di schematizzare le ragioni che hanno portato questo cortocircuito che vede esistere stati ricchissimi, abitati da persone che sono sempre più povere (o meno ricche).
Finito il secondo conflitto mondiale, con la conferenza di Yalta, il mondo come tutti sanno, è stato diviso per zone di influenza. La forza del blocco comunista che alla fine del 1959 si estendeva dal gelo delle steppe siberiane, fino alle calde spiagge cubane, rappresentava un’alternativa al modello capitalistico e viceversa. Per questo motivo, da entrambi i fronti, si è pensato di arginare la crescita della ideologia concorrente, attraverso uno sviluppo separato e contrapposto.
Guardando il blocco di influenza occidentale, si può osservare chiaramente che la successiva guerra fredda aveva imposto alle nostre oligarchie dominanti, soprattutto in Europa, una responsabilità enorme nel trasferimento del benessere verso le popolazioni; furono gli anni delle costituzioni socialiste, necessarie per garantire il progresso, il benessere e la tenuta del blocco occidentale in mani salde.
Nel dopoguerra il capitalismo ha avuto un volto umano dopo essere stato scottato dai disastri economici che esso stesso aveva provocato.
L’ideologia liberale, da sempre al servizio del capitale e delle classi parassitarie che vivono di rendita, aveva provocato il disastro economico e sociale, sfociato nella grande depressione del 1929 e nel successivo conflitto mondiale, costato oltre settanta milioni di vite umane (49); in quella fase storica tale ideologia sembrava essere stata messa definitivamente all’angolo. A partire dal New Deal di Roosevelt negli Stati Uniti, le nuove teorie economiche sostituirono le vecchie; furono fondamentali le intuizioni dell’economista inglese John Maynard Keynes. Questa nuova Scuola stravolge la teoria classica e per la prima volta prevede un ruolo attivo della moneta nell’economia attraverso un suo impiego organico. Per aumentare la crescita economica contemplava una economia mista, in cui lo Stato interveniva direttamente per correggere le storture del mercato e per favorire il pieno impiego dei fattori della produzione attraverso la spesa pubblica (che poi è il metodo fondamentale per trasferire ricchezza ai privati). In concreto, le politiche keynesiane, cristallizzate ad esempio nella nostra costituzione, grazie al contributo dell’economista Federico Caffè, (50) affiancate a importanti strumenti cooperativi, come l’Unione Europea Dei Pagamenti, (51) hanno consentito una rinascita economica e sociale in Italia e in Europa, così imponente e diffusa, che non ha avuto pari nella storia dell’umanità.
Così, mentre un certo capitalismo, responsabile e progressista, andava a braccetto con la migliore politica, spingendo la società ai massimi livelli, un altro tipo di capitalismo, di stampo liberale, eversivo e reazionario, sotto traccia iniziava a fare proseliti. Già negli anni settanta questi eversivi, organizzati in club, in commissioni, e gruppi di dialogo, con risorse illimitate, con l’unico obiettivo di riportare le oligarchie finanziarie al vertice del controllo sociale, è riuscito a colonizzare quasi ogni ambito del pensiero economico-politico, partendo dalle università. Quando le politiche keynesiane dopo decenni di successi non hanno saputo più dare le risposte desiderate a seguito dello shock petrolifero e il blocco comunista è entrato in crisi, a livello ideologico non ha trovato più nessun ostacolo.
A suon di “there is no alternative” non ci sono alternative, la società di stampo liberale, si è imposta come unico “mondo” possibile e ha invaso l’orizzonte.
In Europa questa vecchia ideologia ottocentesca, ha trovato nuova linfa e si è evoluta in una scuola economica a sé stante, chiamata “la scuola di Friburgo”.
Da questa scuola è nata l’ideologia Ordo Liberale, fortemente condizionata dal pensiero di Friedrich August von Hayek, economista e sociologo della Scuola Austriaca (52).
Questa corrente economica ha pressoché gli stessi obiettivi del liberismo che ha finito per sostituire, ma ha ricette economiche differenti nel rapporto tra economia e regole. Mentre il pensiero liberista vuole imporre il predominio del più forte in un mercato lasciato libero di agire in piena autonomia, le teorie del laisser-faire e della mano invisibile che regola l’economia, il pensiero ordo liberale vuole agire preventivamente con l’inserimento nell’ordinamento, dei principi di libero scambio. (53) Vuole imporre (forse sarebbe meglio dire sta imponendo) la forza del capitale e restaurare le vecchie e nuove oligarchie dominanti, impadronendosi delle istituzioni democratiche per poi svuotarle e portarle a invertire le regole costituzionali a proprio vantaggio (54).

48 Mini jobs ovvero rapporto di lavoro minore, una sorta di parziale legalizzazione del lavoro nero perché esentasse fino a 450 euro al mese.
http://vocidallagermania.blogspot.it/2017/08/76-milioni-di-mini-job-quasi-un-quarto.html

49 Attraverso l’ordine internazionale dei mercati (globalizzazione), in un regime di cambi monetari fissi (Gold Standard o Euro), gli aggiustamenti di competitività delle economie non potendosi scaricare sulle svalutazioni monetarie, si scaricano sui salari dei lavoratori. Quindi più che il nazionalismo è l’imperialismo legato all’ideologia liberale il vero terreno di coltura dei totalitarismi. I regimi nazi-fascisti che hanno scatenato il secondo conflitto mondiale, hanno goduto di un sostegno popolare alimentato dalla volontà di rivalsa economica e sociale.
Questa considerazione è confermata dai partecipanti all’Assemblea Costituente che specie nella parte economica della Costituzione, avendo vissuto in prima persona le vicende socio-economiche che hanno provocato il secondo conflitto mondiale, hanno rigettato con forza tutte le proposte dei liberali.

50 Federico Caffè fu il più importante economista italiano del dopoguerra.
Nato a Pescara il 6 gennaio 1914, di scuola Keynesiana, fu consigliere economico di Meuccio Ruini, presidente del Gruppo Dei Settantacinque Padri Costituenti della Repubblica Italiana.

51 Massimo Amato, Luca Fantacci, Fine Della Finanza, pp. 141-153, 2012, Roma, Donzelli editore.

52 Friedrich August Von Hayek ispirò le politiche neoliberiste di Margaret Thatcher e Ronald Reagan.

53 La differenza tra ordo liberismo e neo liberismo è spesso confusa. Sintetizzando al massimo: nel primo caso lo Stato deve agire direttamente creando regole capaci di imporre la supremazia del più forte nel mercato, nel secondo caso si vuole impedire allo Stato di interferire con il mercato per consentire il dominio del più forte.

54 Libertà, uguaglianza e fraternità cedono il passo a impresa, mercato e competizione. La forma mercato deve cioè diventare forma sociale.
Rimando alla lettura di Micro Mega Ordo liberalesimo
http://ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/07/20/l’ordoliberalismo-2-0/

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