JBP: quella legge del contrappasso che punisce il sindaco contrario alla Grande Pescara 

di Maria Letizia Santomo (numero: Settembre 2019)

 

In quella maestosa opera letteraria che è la Divina Commedia, Dante Alighieri immaginò i peccatori del suo Inferno puniti tramite la “legge del contrappasso”, cioè mediante pene che fossero il contrario di quella che era stata la loro colpa in vita. Così gli ignavi, quegli esseri insulsi e senza personalità che da vivi non erano mai riusciti a schierarsi e prendere una posizione, furono sistemati dal Sommo Poeta nell’Antinferno e costretti a seguire un’insegna mentre venivano continuamente punti da vespe e calabroni. I golosi, invece, che in vita si erano rimpinzati di ogni sorta di leccornia, erano condannati a mangiare fango per l’eternità.

E proprio alla legge del contrappasso dantesca mi hanno fatto pensare alcuni dettagli logistici e organizzativi del Jova Beach Party di Montesilvano. Metà dei parcheggi necessari al buon fine dell’operazione e un consistente numero di vigili urbani sono stati messi a disposizione dall’amministrazione guidata da Carlo Masci. Gli spettatori del JBP potevano parcheggiare, oltre che nelle aree individuate a Montesilvano, anche all’area di risulta, allo Stadio, all’ex Cofa, al Tribunale, al teatro D’Annunzio e lungo tutta la Strada Parco e poi, con delle navette, raggiungere Montesilvano. I vigili urbani che hanno vegliato sulla sicurezza dei partecipanti erano in tutto un centinaio, i 24 di cui è composto il corpo di Montesilvano, e gli altri provenienti da Città Sant’Angelo e Pescara, che ha inviato oltre 60 unità.

Tipico caso di legge del contrappasso per contrasto.
Non è ironico, infatti, che proprio al primo banco di prova importante della nuova amministrazione, ovvero l’organizzazione di una manifestazione di risonanza nazionale, l’evento di punta del calendario estivo montesilvanese, il nostro Sindaco abbia dovuto necessariamente appoggiarsi a Pescara?

De Martinis, in campagna elettorale, si è sempre detto contrario al progetto della Grande Pescara. Teme che Montesilvano patisca uno stato di subalternità rispetto a Pescara e ne diventi una periferia.

Ma ecco che il destino cinico e baro, a pochi mesi dalla sua elezione, gli mette davanti un’opportunità che sarebbe folle farsi scappare: portare Lorenzo Jovanotti sulla spiaggia della città che amministra, organizzare un mega concerto che richiamerà oltre trentamila persone da tutta Italia. Già, ma come fare senza chiedere una mano alle città vicine?
Il Jova Beach Party si sarebbe mai potuto tenere a Montesilvano se Pescara non avesse messo a disposizione circa cinquemila parcheggi e buona parte del suo corpo di Polizia Municipale?
Montesilvano, in futuro, potrebbe mai ambire a ospitare altri happening di questa importanza senza contare anche sulle risorse di Pescara?
Non lo sappiamo, o meglio, lo sappiamo ma vogliamo generosamente concedere il beneficio del dubbio.
Quello che però sappiamo per certo è che la Grande Pescara sarebbe un po’ come l’abbiamo vista in quella grande e bellissima festa di sabato 7 settembre: un’unica entità territoriale. Forse chi arrivava da fuori neanche si è reso conto di aver parcheggiato in un altro comune. Perché, almeno per quel giorno, si è configurata una Grande Pescara di fatto. Perché il Jova Beach Party di Montesilvano, in fondo, è fatto della stessa sostanza di cui è fatta la Grande Pescara. È fatto, come tutti i progetti ambiziosi, di sogno, visione e comunione d’intenti.

E, esattamente come nella Divina Commedia, Ottavio De Martinis espia la sua colpa di non tenere conto di un democratico esito referendario con una legge del contrappasso per contrasto: avere bisogno di quella Pescara di cui teme di diventare periferia pur di portare a casa il più grande risultato mai incassato da un’amministrazione montesilvanese.

 

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