NORMALITA’ E DINTORNI (prima puntata)

di Germana Di Rino (Num. Novembre 2018)

Il viaggio della nostra cultura nei luoghi della disabilità è iniziato da quasi mezzo secolo, ed è grazie alla sensibilità di uomini e donne, politici, scienziati, legislatori e maestri, come pure semplici cittadini se ancora oggi il lavoro intorno ai diritti del diverso è centrato e costantemente finalizzato alla sua inclusione. Il concetto per cui là dove nasce il problema debba trovarsi la soluzione mette fine verso la metà del secolo scorso alla segregazione e permette il superamento delle “istituzioni negate”, scegliendo che sia proprio la società in cui il problema si rivela a doverlo riassorbire prendendosene cura. Gli alunni differenti per aspetto, linguaggio e comportamento vengono restituiti alla loro società che è la scuola di tutti: è il primo passo con cui si riconosce la parità fra tutti all’istruzione, all’educazione, allo studio, alla formazione. Una formidabile produzione di leggi e documenti (vedi Falcucci 1975), dal 1971 a oggi, hanno portato all’attuale modello di integrazione-inserimento scolastico per i diversamente abili. Considerato in Europa un’eccellenza, come tutta la scuola italiana almeno fino a qualche anno fa, esso prevede il diritto all’istruzione e una serie di figure specializzate che accompagnano l’alunno e lo sostengono mediando la distanza con la cosiddetta normalità. Il contenuto profondo del lavoro puntuale e tenace dei molti che si sono battuti con passione, offre sostanza, non più solo forma, ai valori contenuti negli artt. 3, 33 e 34 della nostra Costituzione, che garantiscono a ogni individuo di essere considerato portatore di diritti e allontana il rischio di discriminazione e marginalizzazione. Non di meno va considerata l’opportunità che il percorso scolastico permette ai bambini e ragazzi diversamente abili di costruire un prezioso tessuto di relazioni con i loro compagni. Sono amicizie che spesso continuano anche quando il ciclo di studi viene completato e sono in grado di alimentare e rafforzare il percorso inclusivo da cui hanno avuto notizia di questi ultimissimi anni di brillanti imprenditori che hanno creato aziende (numerose della ristorazione) in cui annoverano tra i loro dipendenti un’alta percentuale di soggetti disabili che, affiancati da tutor possono cogliere anche l’opportunità di lavorare e condurre, così, una vita scandita quanto più possibile dalla normalità. Davvero interessanti sono anche una serie di piccolissime imprese, molte a carattere familiare, nate proprio dalla volontà di genitori, nonni, fratelli che hanno creato piccoli laboratori con i loro saperi e abilità. Il fine è sempre quello di attivare un ambiente capace di accogliere, formare e offrire una possibilità di crescita inclusiva per i loro ragazzi disabili. È questo il caso dell’atelièr “Sartorie Leggere” di Bologna (www.sartorieleggere.com), la MOPS-DanceSyndrome di Locarno scuola di arti e discipline umanistiche i cui interpreti sono portatori di Sindrome Down. Altresì lungimirante e pregevole l’approvazione della Legge 614/2017 denominata “Dopo di Noi” che prevede una molteplicità di percorsi per l’accompagnamento all’uscita dal nucleo familiare e interventi di supporto alla domiciliarità in soluzioni alloggiative capaci di riprodurre le condizioni abitative e relazionali della casa familiare. È necessario evidenziare come, per una grande percentuale di soggetti disabili, la fine degli studi coincida frequentemente con l’ingresso in un vuoto culturale, sociale e relazionale proprio perché le iniziative bellissime di cui sopra sono ancora insufficienti a soddisfare l’alto numero di persone con bisogni speciali. Per evitare quella che possiamo definire una regressione e che si vanifichi tutto il percorso di integrazione che i ragazzi, ormai alla soglia dell’età adulta, hanno conosciuto, un aiuto importantissimo arriva dalle associazioni. Negli spazi associativi trova posto la solidarietà sociale messa in atto da persone che credono nella necessita di costruire luoghi in cui promuovere l’accoglienza e l’ascolto per condividere realtà che accomunano. L’organizzazione e la realizzazione di molteplici attività, curate da esperti, tirocinanti e volontari, consentono ai ragazzi disabili di sperimentare e consolidare conoscenze, praticare hobby, imparare mestieri, implementare relazioni che riempiono i loro giorni. L’associazione in cui i ragazzi praticano lo “stare insieme” e sviluppano conoscenze e abilità, rappresenta un grande aiuto per le loro famiglie che riescono a ricavare momenti di autonomia dall’impegno dell’assistenza che quotidianamente sostengono. Soprattutto trovano un luogo dove, in un sintomo di auto-mutuo-aiuto, si sentono sostenute, coinvolte e meno sole; genitori e familiari dei ragazzi collaborano con grande piacere alle iniziative degli operatori e partecipano con interesse e propositività ai programmi. Nella nostra città c’è un bell’esempio di associazione che si occupa di ragazzi disabili: è “La Casa di Cristina” O.n.l.u.s. Nasce a Pescara nel 2011 dall’esperimento di quattro studenti universitari che condividono la condizione di disabilità, e il loro progetto è accolto e sostenuto dai genitori che lo promuovono e incoraggiano. “L’associazione è cresciuta negli anni e oggi ha sede a Montesilvano in via Adige 71/73 dove ospita un gruppo di trenta amici di cuore: ragazzi e ragazze, volontari, tirocinanti dell’università Gabriele d’ Annunzio di Chieti – Pescara, esperti di vari ambiti educativi e ricreativi, con i quali progettano attività di varia natura che si concretizzano in spettacoli, mostre, concerti e prodotti multimediali presentati, ogni anno, al folto pubblico che li segue. Il percorso progettuale è occasione, per tutti i partecipanti, di conoscersi e crescere insieme in maniera spontanea, nella libertà di espressione delle proprie capacità e abilità. Operando in tal senso, l’associazione ha potuto accogliere, nel tempo, tanti ragazzi che in questo contesto hanno avuto la possibilità di vivere la propria difficoltà non come un limite ma sapendosi risorsa per l’altro. L’obiettivo che il gruppo persegue è quello di rendere esprimibili le più semplici emozioni ed esplicitare i propri limiti che trasformano finalmente le individuali disabilità in “normalità” condivisa. Tutto ciò fa da collante indissolubile tra ogni membro del gruppo che, nelle ore trascorse in associazione, vive un’esperienza unica e irripetibile in un ambiente vero, autentico, denso di energie cariche di idee e proposte per migliorare sempre le relazioni e i nostri percorsi di vita. La Casa di Cristina non è solo un luogo, ma è un’opportunità per tutti; un modo nuovo di ” guardare il mondo e vivere nel mondo, semplicemente per come siamo”.

(Cristina Consorte, dottoressa in Scienze Pedagogiche e Roberta Pagliuca, dottoressa in Scienze della Formazione Primaria, ideatrici e sostenitrici della Casa di Cristina O.n.l.u.s.).

Tra qualche settimana nella Casa di Cristina verrà attivato uno spazio dedicato ai piccoli con Sindrome di Down che di chiamerà “Occhi a Mandorla”. Il progetto nasce con la volontà di accogliere, ascoltare e sostenere genitori e familiari che incontrano questa realtà; attraverso l’intervento di esperti e professionisti ma anche con l’incontro e lo scambio tra chi vive la medesima esperienza. Lo spazio dedicato agli “Occhi a Mandorla”, sarà un ambiente di condivisione delle conoscenze per promuovere la qualità della vita di genitori e bambini con Trisomia2, un laboratorio in cui svolgere attività con i piccoli in un’ottica inclusiva dove regole e tempi sono dettati dalle esigenze dei bambini stessi.

Tra gli obiettivi trovano spazio l’attivazione di uno sportello di ascolto come forma di prima accoglienza per le famiglie che si rivolgono all’Associazione. La creazione di un laboratorio di incontro per i genitori capace di offrire informazioni mirate da un’equipe di esperti nelle diverse aree riguardanti la Sindrome di Down che rispondano a dubbi e domande per favorire un percorso di conoscenza. La promozione di uno spazio in cui collaudare lo scambio di conoscenze e informazioni tra famiglie come sostegno e incentivo alla serenità e al benessere psicofisico di genitori e familiari come primo e fondamentale aiuto per i bambini. La realizzazione di uno spazio giocoso destinato a bambini SD fino a 5 anni dove sperimentare e inventare tempi ludici per l’integrazione e l’inclusione, per “conoscere e crescere” con i piccoli promuovendo l’ascolto, il gioco, lo stare insieme. Il sostegno e l’incremento di attività divulgative di sensibilizzazione per far crescere nell’opinione pubblica e nel territorio la comprensione di temi legati a questa condizione genetica e diffondere la cultura dell’inclusione.

In una città che cresce e si espande in un paradigma “metropolitano” non può e non deve mancare la dimensione solidaristica e dell’associazionismo. Nella società distratta dall’individualismo e caratterizzata dalla perdita di comunità, come ci ha ampiamente illustrato Bauman, ci sembra profondamente privilegiato il luogo capace di farci incontrare e consolidare conoscenze. Nell’epoca delle “relazioni gruccia” crediamo che sia balsamico il tempo per l’ascolto delle storie, uno spazio sociale in cui avvicinare la diversa abilità alla cosiddetta normalità che la società omologante destinerebbe altrimenti alla marginalizzazione.  –

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