Da “Vu cumprà a beneficiario”: Evoluzione del concetto di persona

Da “Vu cumprà a beneficiario”
Evoluzione del concetto di persona

di Germana Di Rino

Parlare di immigrazione ci espone al rischio di annoiare il lettore, quotidianamente bombardato da notizie sul tema, ma vogliamo farlo provando ad allontanare il carattere generalizzante che avvolge alcuni discorsi sull’esistenza “umana” e nella volontà di descrivere storie di uomini e donne che hanno scelto, a volte loro malgrado, un percorso impervio per riuscire a dare senso compiuto alle loro vite. 
Fragilità e complicatezza permeano il periodo storico che il nostro Paese vive, mostrandoci com’è possibile, in mancanza di chiarezza, generare negli animi sentimenti di incertezza e paura capaci di sfociare nell’intolleranza e nel rifiuto.
L’odierna cronaca politica nazionale offre uno scenario da “ritorno al passato” (remoto) che promette di annullare, a stretto giro, un percorso di apertura allo straniero iniziato da oltre un trentennio.
Ho un ricordo preciso dell’uomo nero che arrivava dal suo infernale viaggio e si sistemava, per scelta o senza averne altra, con altri immigrati come lui in piccoli appartamenti spesso senza luce, acqua nè gas.
Istruito dal passaparola degli immigrati arrivati prima di lui, intraprendeva la prassi, ormai consolidata, per il proprio sostentamento, dei cosiddetti “vu cumprà”. Percorreva in estate la nostra spiaggia nelle ore più calde del giorno carico di accendini e piccolissimi accessori- giocattolo per i bambini, che riempivano di meraviglia gli occhi delle mie bambine a cui puntualmente ne acquistavo qualcuno, ritrovandomi poi collezioni infinite di collane e bracciali.
I fatiscenti appartamenti-ghetto, affittati a somme incredibili da proprietari carenti del senso di decenza, sono stati negli anni sgomberati. Molti immigrati hanno trovato lavoro grazie alla fiducia di piccoli e grandi imprenditori, molti sono riusciti a riunirsi alle loro famiglie e a integrarsi nel tessuto sociale senza detrimento per la popolazione locale.
Negli anni si è andato affinando il sistema di accoglienza che, seppur con luci ed ombre per quanto attiene l’ammasso di migranti per lunghi periodi in alcuni Hot spot, in linea di massima ha garantito una dignità di collocazione nel rispetto dei più semplici diritti della persona.
Il sistema di accoglienza in Italia opera su due livelli: prima accoglienza con gli hotspot e i centri di prima accoglienza; seconda accoglienza con il cosiddetto SPRAR.
La Legge 189 del 2002 ha istituzionalizzato le precedenti misure di accoglienza decentrata e in rete, istituendo il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati con a capo una struttura di coordinamento nazionale del sistema.
Lo SPRAR è costituito dalla rete degli enti locali che per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. A livello territoriale gli enti locali, con il prezioso supporto delle realtà del terzo settore, garantiscono interventi di “accoglienza integrata” che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico.
È necessario sottolineare come sia lungimirante l’adozione del modello SPRAR da parte delle amministrazioni comunali in un’ottica di adeguamento alla società che attraversa questo epocale cambiamento. Va inoltre ribadita la fondamentale differenza contenuta nel progetto SPRAR rispetto ai modelli di prima accoglienza: infatti il primo punta all’autodeterminazione dell’uomo, dandogli la possibilità di integrarsi attraverso scelte libere e consapevoli di azioni mirate allo scopo, invece gli organismi di prima accoglienza ospitano un numero talmente elevato di persone che non consente il perseguimento di un progetto individualizzato. Questa realtà spesso costringe gli immigrati in una condizione di stallo che si frappone al desiderio di integrazione, impedendone la riuscita.
A Montesilvano il sistema SPRAR, adottato dall’Amministrazione, ha preso vita lo scorso ottobre 2017, gestito dall’Azienda Speciale per i Servizi Sociali unitamente alle ATI e ha previsto l’apertura di cinque strutture dislocate sul territorio e destinate ad ospitare 161 beneficiari e beneficiarie, soli o con nuclei familiari.
La durata del percorso all’interno dello SPRAR è fissata in mesi sei, prorogabili di altri sei quando sussistano le condizioni necessarie a completare il percorso intrapreso dal beneficiario, per esempio a ridosso del completamento di un tirocinio formativo, in attesa della stipula di un contratto di affitto o ancora se lo stesso si trovi in condizioni di vulnerabilità.
Nella pluralità di soggetti provenienti da svariati paesi è tacito che non tutti riescano a farsi carico del progetto, del regolamento e dei tempi di attesa legati all’accoglienza e alla burocrazia necessari alla regolarizzazione della propria posizione. Scelgono pertanto di uscire dallo SPRAR, continuando il loro percorso migratorio nelle “difficoltà” della propria autonomia. Per contro solitamente siamo di fronte a persone capaci di forte resilienza e di farsi carico di ogni attesa per il raggiungimento di una possibile ridefinizione delle proprie esistenze.
Una storia esemplare ci arriva da D.I.S., beneficiario ospite di una delle strutture di Montesilvano. ll giovane, sprovvisto dei documenti essenziali per l’accesso ai servizi, ha iniziato l’iter per l’ottenimento degli stessi supportato dagli operatori membri dell’equipe multidisciplinare dello SPRAR.
La mancanza del codice fiscale legato all’omocodia del medesimo ha impedito la presa in carico dal punto di vista sanitario, pur in presenza di una molteplicità di patologie, come pure la possibilità di avere la carta d’identità e quindi l’accesso a un percorso lavorativo.
Nei mesi trascorsi in attesa della correzione del codice fiscale, il giovane guineano ha rivelato una capace resilienza e in considerazione del suo stato di vulnerabilità ha ottenuto una proroga delle misure di accoglienza di quattro mesi. Ha vinto la noia dei mesi di attesa impegnandosi nello studio della lingua italiana che oggi sa comprendere e parlare bene e collaborando costantemente con gli operatori nelle attività quotidiane previste dentro lo SPRAR.
Oggi ha ottenuto tutti i documenti utili all’integrazione socioeconomica nella nostra società ed è incluso in un tirocinio formativo presso una cooperativa sociale del territorio il cui presidente esprime puntuale soddisfazione per le abilità del tirocinante.
Tra poco il suo progetto scadrà ed egli si appresta a uscire convinto di voler vivere nella nostra comunità per cui si è attivato per la ricerca di una casa; il percorso fatto ha rinforzato e implementato in lui sicurezza nelle sue capacità.
Gli auguriamo di incontrare ovunque andrà il calore dell’accoglienza di cui questa nostra comunità sa essere capace.

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