Un giorno con il Fronte Sovranista Italiano

Un giorno con il Fronte Sovranista Italiano

di Gianfranco Costantini

La Costituzione Italiana torna a germogliare. Montesilvano è uno di quei luoghi dove accade di tutto, dove il bene e il male si possono incontrare a bere nello stesso bar, dove trovi l’estrema bellezza accanto al degrado più terribile. A volte a Montesilvano passa la storia senza farsi né vedere né sentire. È una mattina di fin estate, l’aria è fresca, la notte ancora non lascia spazio al chiarore dell’alba e già una piccola pattuglia di uomini è al lavoro. Poche parole, pochi sguardi e già la macchina è carica, pronta per unirsi ad altre e viaggiare alla volta di Roma. Tante chiacchiere durante il viaggio, ma Lorenzo D’Onofrio, segretario del partito, invece parla poco, quasi per risparmiare le forze intellettuali. L’arrivo al teatro Greco, le bandiere da montare, il podio, le strette di mano, gli accenti dei fratelli italiani che con gioia si mescolano in un clima sereno e disteso, senza fanatismi, senza rancori da dover reprimere, una vera festa della politica. Questo è lo spirito che ha animato il secondo congresso del Fronte Sovranista Italiano, svoltosi domenica 24 settembre al teatro Greco di Roma. Per capire meglio cos’è il Fronte Sovranista Italiano, intervistiamo l’avvocato Lorenzo D’Onofrio, segretario del partito e nostro concittadino.

D. Che legami ha con il nostro territorio?

R. Vivo a Montesilvano e qui sono cresciuto, subendo la crescita vertiginosa e disordinata di una città che ho visto progressivamente rinunciare agli spazi sociali e alla sua vocazione turistica, per privilegiare l’espansione dell’edilizia residenziale. Ricordo della mia infanzia un territorio (seppur già sfregiato dalla prima ondata speculativa) ancora selvaggio, che noi ragazzini ci divertivamo a esplorare scorrazzando fra mare e collina, improvvisando campetti per giocare a calcio un po’ ovunque o costruendo capanne sugli alberi. Quella che vedo oggi è invece una città che ha perso troppe occasioni e troppi spazi, sacrificando le sue peculiarità sull’altare dell’edilizia e agli interessi dei costruttori che, dopo aver approfittato della bolla immobiliare generata dal “credito facile” seguito all’ingresso nell’euro, sono caduti anch’essi con il crollo di un sistema fallato, destinato, sin dall’origine, a sfociare nell’attuale crisi. Restano danni enormi per il territorio, dei quali noi del FSI ci siamo occupati con un documento programmatico specifico dedicato alla repressione della rendita urbana.

Anche il legame del Fronte Sovranista Italiano con l’Abruzzo è fortissimo: il partito è ormai ben radicato in 16 regioni, ma in Abruzzo nasce (con l’Associazione Riconquistare la Sovranità della quale è emanazione), in Abruzzo ha il più alto numero di militanti, con roccaforti nella Marsica e nel pescarese, in Abruzzo ha svolto la sua prima promettente esperienza elettorale nelle scorse elezioni comunali di Avezzano, banco di prova per le regionali del 2019.

D. Cos’è il “Sovranismo” e quali idee politiche propone?

R. Sovranismo e sovranista sono neologismi, oggi purtroppo abusati, che proprio noi abbiamo coniato diversi anni fa, per indicare l’esigenza di riconquista da parte del popolo di quella sovranità incoscientemente ceduta a organizzazioni internazionali. Cessioni avvenute in violazione dell’art. 1 e dell’art. 11 della nostra Costituzione e che oggi ci pongono in costante balia del “giudizio dei Mercati”.

La nostra analisi parte quindi dalla constatazione che esiste un irrimediabile contrasto fra la Costituzione del ’48 e il fanatismo liberista dei Trattati Europei, a causa del quale la prima è da oltre 30 anni disapplicata. Ben lo sapevano molti Padri Costituenti, che al tempo denunciarono e vollero scongiurare i rischi di una integrazione europea dominata dall’ideologia liberale del grande capitale. Il loro monito sta a indicarci, come abbiamo spiegato anche a Montesilvano durante la campagna per il NO al referendum costituzionale, che per poter attuare la Costituzione è necessario recedere dall’Unione Europea e ricostruire su altre basi la cooperazione internazionale.

D. In Abruzzo e in particolare nell’area metropolitana pescarese, le tematiche legate all’economia, alla sovranità monetaria ecc., a partire da Federico Caffè, Giacinto Auriti ecc., hanno trovato sempre terreno fertile: qualche personaggio in particolare ha ispirato il partito?

R. Su tutti un “gigante” come Federico Caffè, purtroppo poco ricordato dalla sua Pescara e dal Paese intero, errore a cui un giorno porremo rimedio. Si tratta del più grande economista italiano, padre della Costituzione economica e persona dalle straordinarie qualità umane prima ancora che intellettuali, il cui insegnamento è parte integrante della nostra divulgazione e del percorso di formazione dei nostri militanti.

D. Lei è segretario del Fronte Sovranista Italiano: ci sono altri abruzzesi ai vertici? Com’è distribuito territorialmente il partito in Italia?

R. Altri due abruzzesi sono nel direttivo nazionale: il presidente Stefano D’Andrea, di Avezzano, e il tesoriere Andrea Franceschelli, di Pescara. Come dicevo, siamo presenti in 16 regioni e abbiamo appena avviato il progetto “Riconquistare l’Italia” che ci porterà a candidarci alle elezioni regionali dei prossimi tre anni, partendo dal Lazio nel 2018.

D. In un mondo in cui la politica ha smesso di sposare la pluralità delle ideologie per abbracciare quella liberista, non le sembra di procedere nella direzione sbagliata? Mi spiego meglio: forse non è anacronistico parlare di diritti e di Costituzione quando lo schema mondiale dominante vuole la concorrenza e lo stato minimo?

R. La Costituzione non può essere anacronistica, come non lo sono i diritti, la cui tutela, del resto, necessita di un ruolo preponderante di quello Stato oggi marginalizzato dai Trattati Europei.

Leggendo i Padri Costituenti ci si rende conto che la nostra prospettiva è maledettamente attuale. Per anni ci è stata ripetuta una sciocchezza antistorica, ovvero che la globalizzazione sarebbe un fenomeno quasi naturale e irreversibile, quando è in realtà frutto di scelte umane, che sono politiche prima ancora che economiche. A chi ci accusa di voler tornare indietro di 30 anni, pertanto, ricordiamo che la attuale classe politica sta riportando indietro le lancette della storia di oltre un secolo, annientando i diritti sociali conquistati con le lotte e livellando la condizione sociale dei cittadini verso il basso.

Una globalizzazione c’era già stata a fine ‘800, in un contesto storico che somiglia molto a quello attuale: allora ci vollero due conflitti mondiali, prima di arrivare alle Costituzioni democratiche. Noi vogliamo tornare alla nostra Costituzione senza passare da un nuovo conflitto.

D. Il Fronte Sovranista Italiano fa congressi, ha riviste, fa formazione politica, proprio nel momento in cui i grandi partiti hanno smesso di farlo: ci spiega perché fa tutto ciò e come?

R. La scomparsa dei grandi partiti popolari e la critica al concetto stesso di partito sono mali del nostro tempo. Il partito politico era presidio di democrazia e aveva il compito costituzionalmente sancito di formare e selezionare la classe dirigente.

I maggiori partiti attuali, invece, sono perlopiù centri di potere e il livello della classe dirigente, locale e nazionale, già in declino dagli anni ’80, è definitivamente collassato: ciò è stato possibile anche perché i cittadini hanno abbandonato la militanza politica per diventare consumatori.

Il fenomeno dell’antipolitica ha fatto il resto, generando disillusione e rivelandosi funzionale al mantenimento dello status quo.

In questo contesto iniziamo a percepire fra la gente il desiderio di una riscoperta del senso più nobile della politica: portiamo quindi il nostro esempio di militanza, studio e sacrificio, rifiutando ogni banalizzazione e lavorando con pazienza per una prospettiva storica.

È così che nel FSI arrivano persone che si riconoscono nei valori costituzionali e che su questi vogliono costruire un grande partito popolare, nel quale militare insieme per la vita e accogliere su di sé il destino di una generazione.

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