La autonomia regionale differenziata e la gara a salire sul carro del presunto vincitore

La autonomia regionale differenziata e la gara a salire sul carro del presunto vincitore

di Mauro De Flaviis

Cari lettori, vi presento il numero di marzo per il quale avevamo immaginato un approfondimento rispetto al tema del regionalismo differenziato promosso e fortemente auspicato dalla Lega ed incredibilmente passato in secondo piano nel dibattito pre e post elettorale in Abruzzo. La nostra idea era quella di ascoltare dalla viva voce dei rappresentanti della Lega in città il loro parere rispetto al tema in questione. Purtroppo a causa delle grandi manovre in atto per la preparazione delle liste per le prossime elezioni comunali, abbiamo ricevuto un garbato diniego in ossequio a disposizioni ricevute dal partito. Molti ambiscono ad entrare in lista per le comunali per la Lega ed è pienamente comprensibile l’innalzamento di una cortina protettiva.
Poiché ho percepito grande ignoranza tra i miei contatti sul tema vorrei esporvi i fatti desumibili in modo cristallino da un approfondimento dell’area tematica della Camera dei Deputati che vi sollecito a leggere integralmente e del quale vi riporterò solo alcuni passaggi.
Il tema del riconoscimento di maggiori forme di autonomia alle Regioni a statuto ordinario, ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione (modificato con la riforma del Titolo V prevista dalla legge cost. n. 3/2001), si è imposto al centro del dibattito a seguito delle iniziative intraprese da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna nel 2017. Dopo aver sottoscritto tre accordi preliminari con il Governo a febbraio 2018, su richiesta delle tre regioni, il negoziato è proseguito ampliando il quadro delle materie da trasferire rispetto a quello originariamente previsto.
In tutti e tre gli Accordi preliminari le materie di prioritario interesse regionale oggetto del negoziato nella prima fase della trattativa sono le seguenti:

  • Tutela dell’ambiente e dell’ecosistema
  • Tutela della salute
  • Istruzione
  • Tutela del lavoro
  • Rapporti internazionali e con l’Unione europea.

Tutte e tre le regioni si sono riservate la possibilità di estendere il negoziato – in un momento successivo – ad altre materie.
L’Accordo preliminare con la Lombardia, a differenza di quelli con l’Emilia-Romagna e con il Veneto, fa espressa menzione – quale oggetto di un eventuale successivo accordo – di materie di interesse delle autonomie locali, quali:
– il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;
– il governo del territorio.
Nella seduta del 14 febbraio 2019, il Ministro per gli Affari regionali ha illustrato in Consiglio dei ministri i contenuti delle intese da sottoporre alla firma. Nel frattempo, altre regioni (Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria, Marche e Campania) hanno intrapreso il percorso per la richiesta di condizioni particolari di autonomia.
Ritengo la modifica dell’articolo V della Costituzione, tra le altre cose da me appoggiato nel referendum costituzionale del 07.10.2001, che ha di fatto scardinato l’ordinamento statale, mettendo sullo stesso piano di importanza tutti gli enti, l’errore più grave degli ultimi 50 anni di evoluzione degli ordinamenti. Spiego il mio parere con un semplice esempio comprensibile a tutti: ha permesso ad un Comune come Montesilvano di decidere di costruire una scuola, tra l’altro incompiuta con grave danno erariale, sul sedime del tracciato della circonvallazione di Montesilvano, ciò è stato possibile perché Provincia e ANAS non hanno avuto priorità rispetto alle scelte del Comune.
La possibilità di concedere alle Regioni autonomie su temi come i rapporti internazionali e con l’Unione europea mi pare follia pura e la possibilità di procedere ad autorizzare una forma di autonomia fiscale regionale altrettanto. Come può lo Stato continuare a sopravvivere a tali spinte autonomistiche e continuare a svolgere il suo ruolo di garante dell’uguaglianza di trattamento tra tutti i territori?
Come possa un cittadino di una regione con residuo fiscale negativo, tasse raccolte rispetto alle risorse spese nella stessa regione in servizi dalle pubbliche amministrazioni, votare un partito come la Lega Nord che ha nel suo statuto l’articolo 1 che recita: Finalità “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” (di seguito indicato come “Lega Nord”, “Lega Nord – Padania” o “Movimento”), è un movimento politico confederale costituito in forma di associazione non riconosciuta che ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana.
L’Abruzzo ha un residuo fiscale negativo eppure lo scorso 10 febbraio un abruzzese su quattro e per la precisione 165.008 elettori su 643.287 votanti hanno scelto la Lega risultando di gran lunga il primo partito con il 27,53% dei consensi, seguito dal Movimento 5 stelle al 19,73%.
Cosa avrà spinto un abruzzese su quattro a questa scelta? Sicuramente più motivi.
Ho letto di recente, su consiglio di un amico, il filo nero di Giorgio Bocca del settembre 1995 e ho riconosciuto ancora valida l’analisi dell’epoca a valle del ritorno degli eredi del partito di Almirante MSI al Governo nel 1994 con il primo Berlusconi. La tesi di Bocca è che l’Italia incivile e bestiale c’era prima del fascismo, c’è stata durante e ci sarà dopo fino ai giorni nostri, sollecitandoci a non dimenticare che quando parliamo del fascismo parliamo di noi stessi e non di alieni. Nel testo si teorizza in qualche modo anche la predisposizione e ricerca dell’anarchico popolo italico all’uomo forte, nella storia tanto rapidamente osannato quanto rapidamente scaricato.
Forse questo è uno dei motivi e sicuramente la enorme capacità mediatica di occupare lo spazio della paura del diverso e della ostile Unione europea hanno contribuito a creare il mito del salvatore della Patria.
Il risultato di questo smisurato consenso elettorale? Lo strato politico di centrodestra sta facendo a gara per salire sul carro del vincitore tanto da fiaccare in modo forse irreversibile gli altri raggruppamenti.
Vi consiglio la lettura del libro Contrordine compagni – manale di resistenza alla tecnologia per la riscossa del lavoro e dell’Italia, dell’ex segretario della FIM-CISL dal 1974 al 1983, utilissimo per comprendere è falso che la tecnologia distrugge il lavoro oppure che gli toglie valore e che dall’operaio massa si deve passare al lavoratore più creativo; dall’orario fisso bisogna evolvere allo smart working, ma soprattutto dalle basse competenze si deve arrivare alle competenze elevate. Attenzione tutto ciò è affermato da un ex segretario del sindacato, non da un componente di Confindustria. Si tratta all’evidenza di un salto di qualità del lavoro (e di conseguenza della società) che non è tecnico ma culturale e di questo dovrebbe occuparsi la politica, se essa avesse a cuore le sorti del nostro paese e non solo fomentare la paura del diverso e dell’Europa.
Caro lettore, ti senti sicuro a scegliere e farti rappresentare da chi tra i tanti riuscirà a salire sul carro vincente?
O in alternativa ti senti sicuro a farti rappresentare da chi non riuscirà a salirvi e si accaserà tra le liste del raggruppamento che ha governato Montesilvano rendendola come la conosciamo oggi, per larga parte senza marciapiedi, violentata dalle costruzioni e con un reticolo viario e spazi pubblici assolutamente inadeguati?
O infine ti senti rappresentato da dei portavoce che non devono avere per definizioni idee proprie e devono esclusivamente rappresentare la posizione di un gruppo dirigente non passato attraverso la legittimazione popolare nelle elezioni?
Noi de Il Sorpasso abbiamo tentato e continueremo a rappresentare la vostra voce nella speranza di condizionare le scelte di chi voterete e di chi sarà chiamato a governare nella direzione del miglioramento della qualità della vita negli spazi pubblici. Riteniamo che ciò sarà possibile anche e soprattutto attraverso l’accelerazione del processo di fusione nella Nuova Pescara, evento foriero di sicure difficoltà ma in grado di scuotere e rompere relazioni di interesse incrostati che non permettono a Montesilvano di essere una città ad elevata qualità amministrativa e ambientale.

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