Un bicchiere dopo l’altro – Episodio 4

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Un bicchiere dopo l’altro – Episodio quattro di sei 

di Emilio Pirraglia

«Alex ti posso fare una domanda?» L’interrogato si posizionò meglio sul green, lasciò dondolare qualche secondo la mazza, poi con un colpo deciso colpì la pallina che rotolando sul manto verde brillante andò a imbucarsi. Sorrise al suo interrogatore e andò a infilare il putter nella sacca.

«Dal tono sembra qualcosa di importante» si risolse a rispondere mentre si avviavano al percorso della buca numero tre. L’altro alzò le spalle: «Più che altro è una curiosità: quanto è che giochiamo a golf insieme, cinque anni?» «Pressappoco» gli fece eco l’altro. «Tu sai che lavoro faccio?» chiese ancora dopo qualche istante l’uomo. Alex lo guardò di sottecchi, continuando a camminare: «Be’, Gino, mi piace giocare a golf con te, ma perché dobbiamo parlare di lavoro?» L’uomo sospirò, poi si fermò, e così anche Alex. «Era qui che volevo arrivare, sono cinque anni che giochiamo a golf quasi tutte le settimane e praticamente non ci conosciamo».

Alessandro riprese il cammino, e così l’altro dopo di lui. «Come mai tutta questa curiosità dopo cinque anni?» Gino scosse la testa: «Ultimamente sono stato spesso fuori per lavoro, non mi capitava da tanto. Sai com’è, preferisco lavorare da casa. Mia moglie ha iniziato a lamentarsi che la trascuro e che penso solo al lavoro e ai fatti miei, recrimina sul fatto che non sa cosa faccio e con chi passo le mie giornate. Così, quando le ho detto che sarei venuto a giocare a golf con un certo Alex questa domenica, lei mi ha guardato in modo strano e abbiamo quasi litigato sul fatto che frequento gente poco raccomandabile». Alex si fermò per prendere fiato: «Gino c’è qualcosa che non va?» Anche Gino si fermò di nuovo, corrucciò la fronte e alzò le spalle: «Perché me lo chiedi?» «Be’, hai iniziato con questa solfa della moglie curiosa per sapere che cosa faccio nella vita. Direi che mi stai nascondendo qualcosa, come se volessi usare troppo tatto per chiedermi qualcosa». Gino si irrigidì, si guardò intorno, poi: «Mi sono informato su di te, girano strane voci sul tuo conto». Alessandro sbuffò: «Porca vacca, Gino, veniamo a giocare a golf, beviamo qualche bicchiere insieme, ci divertiamo da tanti anni e tutto a un tratto ti metti a tirare fuori argomenti che non c’entrano niente in questo contesto – allargando le braccia – il verde degli alberi, il venticello sul viso, gli uccellini che cinguettano, i prati ben curati, il rumore delle palline da golf colpite dalle mazze». Gino lo guardava accigliato: «Alex, io ho una reputazione da difendere.

Ho sentito dire che sei un ubriacone, che ti vedono spesso in giro con donne diverse, vai a tutte le feste, nel week-end è matematico beccarti nei locali più alla moda». Alessandro alzò le spalle e si rimise in cammino verso il percorso della buca numero tre. Gino fece lo stesso. Arrivarono in qualche minuto, senza parlare. Alex lasciò la sacca delle mazze, prese una pallina e la sistemò a terra sopra il tee, poi si accinse a prendere il ferro per il primo colpo. «Gino, stai cercando di dirmi che è l’ultima partita a golf per noi due?» L’altro gli si avvicinò: «Vorrei solo sapere con chi ho a che fare. Mi hanno anche detto che sei tu quello che si è schiantato con la macchina sul lungomare, ma stento a credere che si tratti di te. Sembra la descrizione di un ragazzo scalmanato di venti anni, Cristo Santo!

Ti vedo invece qui al golf Club, con l’attrezzatura migliore che ci sia sul mercato, vestito in modo impeccabile e al bar ordini solo i whiskey migliori». Alex si avvicinò alla pallina, si mise in posizione e dopo qualche istante di riflessione colpì la pallina e stette a guardarla scendere nell’erba. «Gino, davvero non capisco dove tu voglia arrivare. Perché tutte queste cose ti danno fastidio?» L’altro scosse la testa: «Mi hanno anche detto che durante la settimana sei spesso a gironzolare per la città, la mattina vai sempre in centro a fare colazione e nel primo pomeriggio non manchi mai in palestra». «Per caso, mi hai fatto pedinare, Gino?» L’altro rise: «Per chi mi hai preso? Mi è bastato fare qualche domanda in giro, pare che anche mia moglie ti conoscesse per fama». Alex sorrise: «Tocca a te tirare, Gino». «Sei uno spacciatore di droga, vero?» chiese l’uomo a bruciapelo. Alessandro lo guardò in faccia, sospirò: «Se ti dico quello che faccio, potresti rischiare di non credermi!» «Mettimi alla prova!» «Faccio e vendo statue di legno che raffigurano santi».

Fine

Scrivetemi: emilio.pirraglia@tin.it

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