Da centri commerciali a santuari pagani

Opportunità di sviluppo o involuzione della specie umana?

 

di Gianfranco Costantini

 

Oggi i centri commerciali sono i moderni santuari pagani, intitolati alla divinità più giovane e catalizzante della società, “il Dio Consumo”.

La religione del consumo ha prodotto un vero e proprio stile di vita con riti e atteggiamenti caratteristici ben codificati e descritti dai moderni teologi del marketing. Il consumismo ha le sue chiese, così come la religione cattolica che intitola alla divinità più potente e salvifica i propri luoghi di culto; anche per i moderni santuari dello shopping vale la stessa regola: a volte il nome è offerto dalla grande catena alimentare che riempie il maggior numero di metri quadri, altre volte invece è di fantasia, magari legato al territorio (giusto per cercare di caratterizzare questi “non luoghi”).

Per circa 20 anni le famiglie hanno affidato alle mani amorevoli dei baby club i propri pargoli e, come in un oratorio al contrario, i giovani si sono educati al consumo, pian pianino, rotolandosi su prati sintetici da dove hanno imparato a riconoscere le insegne. Tra una pallina di plastica e una staccionata in finto legno, consumatori in erba hanno imparato a riconoscere il profumo di baguette (impastate tre anni prima in Romania), sfornate calde tutti i giorni a tutte le ore. In questi luoghi fuori dal tempo non esiste il cattivo odore (la muffa che invade i centri storici), non ci sono le campane a scandire il tempo, nulla deve disturbare la permanenza in corsia, neanche la percezione del giorno o della notte deve influenzare il potenziale acquisto, come polli in batteria con luce accese h24. Le nuove generazioni hanno imparato ad apprezzare i piastrelloni lisci e standardizzati delle gallerie commerciali, sempre uguali, in tutto il mondo, come la Coca-Cola senza sorprese.

I predicatori del consumo a reti unificate, le pubblicità h24 dei canali per bambini sottopongono i cittadini trasformati in consumatori a un “Metodo Ludovico” come nel film Arancia Meccanica. In un crescendo di acquisti compulsivi del primo prezzo made in China, questi moderni santuari hanno accompagnato la crescita e stimolato l’appetito commerciale delle nuove generazioni di consumatori; l’assenza di interessi complessi, la penuria di empatia e la scarsità di cultura hanno fatto il resto del lavoro.

La distruzione quasi totale della nostra identità è stata sacrificata nei nuovi “Moloc” commerciali che devono essere alimentati all’infinito, in ossequio alla divinità del consumo.

Oggi in questo clima si discute se porre un freno alla gigantesca ruota per criceti che ha girato ininterrottamente per più di vent’anni o se procrastinarne la rotazione aumentata dal governo ultra liberale e ultra eurista di Mario Monti.

È difficile stabilire se la grande distribuzione debba restare chiusa o aperta di domenica se non si capisce preventivamente come si potrà riempire il tempo triste di persone che non hanno più dimestichezza con la profondità dell’orizzonte.

Dopo aver abbandonato tutto o quasi – la messa, le visite a casa degli amici o dei parenti, le scampagnate, le grigliate, il pallone, le gite alla scoperta dei borghi antichi, la montagna con la neve, le piazze piene di gente, i caffè del centro – insomma, si riuscirà a sopravvivere con queste vecchie e obsolete abitudini?

Questa è la mia prima domanda: come potranno mai tante persone addomesticate dal consumo, reagire a un tale stravolgimento?

Ci salveranno forse gli smartphone? Basteranno queste moderne ruote per criceti virtuali a distrarre le masse? O non sarà sufficiente e saremo costretti a ricucire relazioni e interessi ormai dimenticati?

Per fortuna non tutti hanno ceduto alle lusinghe di una vita povera di emozioni imposta dalle multinazionali franco-svedesi: molti fra noi conservano ancora semi di civiltà rimasti vivi dopo anni di arsura che forse potrebbero nuovamente germogliare e rinvigorire.

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