Sorpassiamo lo spettro: il gioco e le grandi domande

di Alessandro Rinnaudo (num.Maggio 2019)

 

Care amiche/amici, ripartiamo con il nostro viaggio nel mondo dello spettro, dopo la pausa di aprile. Un grave lutto ha colpito la mia famiglia, per rispetto era giusto fermarsi un giro. Lo spettro non si ferma, va avanti nella sua missione “avvolgente” ma tutt’altro che rassicurante. Un punto spesso critico nella gestione dei bimbi avvolti dallo spettro, è la gestione del gioco. Un retaggio mentale, non comprovato, fa in modo che non si tenda a giocare o lo si faccia in modo non naturale e dunque poco accattivante e divertente per i bimbi. Le sindromi da spettro autistico, non spengono la voglia e la necessità del bambino di giocare, solo la manifestazione dei sentimenti, del coinvolgimento da parte loro è diversa e viaggia su un canale di comunicazione diverso. Il gioco è importante, per tutti, bimbo e famiglia. Immaginate di vivere la favola di Peter Pan e l’isola che non c’è, diciamo che in un certo senso i bimbi che combattono lo spettro, vivono nel loro mondo. Usiamo la fantasia per coinvolgerli nel gioco, il più fantasioso possibile, magari facendo ascoltare loro della musica, usando colori, giochi con meccanismi pop-up. Meglio ancora se il gioco coinvolge tutta la famiglia, vedrete la risposta positiva dei Vostri angioletti. La famiglia, il contatto con mamma, papà, fratelli e/o sorelle, sono un catalizzatore di energia positiva, aiutano i bimbi a giocare, a non stare nella loro dimensione isolata, a vivere la normalità del gioco. Non trattiamoli mai da diversi, non lo sono, sono speciali. Sono bimbi “arcobaleno”, piccoli Peter Pan. Magari ascoltate le parole della canzone Isola che non c’è di Edoardo Bennato, Vi aiuteranno a capire che non fa male usare la fantasia, tornare bambini, lasciarsi andare al gioco e coinvolgere i nostri figli guerrieri che combattono lo spettro. So che è difficile abbandonarsi alla leggerezza quando si combattono certe battaglie, il nemico che abbiamo di fronte è subdolo, si prende gioco di noi, ci spinge nella nebbia della disperazione per portarsi via i nostri angeli. Abbiamo delle armi fenomenali dalla nostra parte, oltre l’aiuto splendido ed efficace dei terapisti, della scuola, abbiamo l’armonia, il sorriso, il calore e l’amore della vita familiare, in tutto le sue forme, nessuna esclusa. L’amore non ha limitazioni. Combattiamo lo spettro anche a colpi di gioco, di risate, di canzoncine, di gioco con la palla, proprio come faremmo con un bimbo normodotato. Sarà un’esperienza unica, da rivivere ogni giorno, con piacere. Davanti alla scoperta della presenza dello spettro, sorgono le grandi domande, quelle esistenziali che sfociano nella fede. Dov’è Dio? Come può permettere che lo spettro porti via i nostri angeli. È comprensibile che ci si faccia certe domande. Le risposte sono molteplici, anche se ognuno in cuor suo si dà la propria. Provo a darVi la mia chiave di lettura. La Fede è un Mistero, esiste in quanto tale, tutta verte sul credere o no. Tra l’altro a tentare di voler conoscere fino all’estremo, si rischia il peccato di superbia, uno dei peggiori verso Dio. Tradotto in parole povere: la Fede è un dono per chi crede nell’esistenza di Dio, andando oltre le domande. Tornando ai nostri piccoli. Nel vedere mio figlio, che combatte la sua battaglia, nell’osservare l’opera dei terapisti e di tutti coloro che si interfacciano, maestre, assistenti sociali, maestre di sostegno, ho capito che proprio nei piccoli angeli c’è Dio. “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi mie fratelli più piccoli, lo avete fatto a me”. Dunque Dio non ha abbandonato i piccoli guerrieri, ma è con loro. Per chi non ha il dono della Fede è diverso, ma ciò vale in ogni ambito della vita. Farsi delle domande non è mai sbagliato, anche le più grandi e difficili. Il punto è non lasciarsi sopraffare dalla ricerca delle risposte, perché potrebbe far perdere di vista la priorità ovvero sostenere i nostri piccoli nel combattere lo spettro. Fermiamoci a riflettere. Alla prossima tappa del nostro viaggio. Sorpassiamo lo spettro, usciamo dal guscio.

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