SLCF DICEMBRE 2017

SLCF DICEMBRE 2017
Nuovo anno, nuova vita. di Mika

È l’inizio di un nuovo anno. È il momento delle follie una tantum, dei bilanci, dei nuovi propositi, buoni o cattivi che siano. È l’inizio di un nuovo modo di vedere il proprio io.

L’APPARTAMENTO (USA-1960) Regia e sceneggiatura di Billy Wilder, con Jack Lemmon, Shirley MacLaine, Fred MacMurray. Riconoscimenti: il film prende ben 5 Oscar nelle principali categorie. Miglior regia a Wilder, miglior film, miglior sceneggiatura, miglior scenografia e miglior montaggio.
Ci si prepara a festeggiare l’inizio di un nuovo anno in una New York carica di ottimismo e ritratta all’apice del predominio del consumismo. Tra ritmi frenetici, automobili sfavillanti e insegne lampeggianti, nel grattacielo di una gigante compagnia assicurativa si scontrano i destini di C.C. Baxter – tristemente impiegato negli immensi uffici della compagnia, che si sente come ” un Robinson, un naufrago sulle rive di otto milioni di persone” – e Fran Kubelik – l’affascinante ragazza dell’ascensore, amante senza un futuro del fedifrago Sheldrake, il direttore generale. Baxter, soprannominato Ciccibello, concede opportunisticamente la chiave del suo appartamento, il suo pied-à-terre da scapolo, ai suoi superiori in cambio di una rapida ascesa ai piani alti ed é così che scopre l’intreccio tra il suo capo e Miss Kubelik, la ragazza che vorrebbe per sé. In questa drammatica commedia sempre altalenante tra dolce e amaro, tra cinismo e moralismo Wilder lascia spazio ad un lieto fine, in cui i due, innamorati, si riconoscono come anime gemelle, tra gli spaghetti all’italiana ignobilmente scolati con una racchetta da tennis ed una partita a ramino, proprio nella notte di Capodanno. Immensa e tuttora di ispirazione per le generazioni di attori l’interpretazione di Jack Lemmon, che tornerà di nuovo in coppia con la MacLaine nel film del 1963 Irma la dolce, sempre guidato dalla regia di Wilder.

HO VINTO LA LOTTERIA DI CAPODANNO (ITA-1989) regia di Neri Parenti, con Paolo Villaggio, Antonio Allocca, Teresa Piergentili, Ugo Bologna, Giampaolo Saccarola.
“Chi è il più incapace, lavativo, peso morto del giornale??? – Ciottoli!” Vessato dal capo, dai colleghi e braccato da creditori mafiosi, talmente inetto da non riuscire nemmeno a suicidarsi nei suoi ripetuti e fantasiosi tentativi, Paolo Ciottoli – interpretato da Paolo Villaggio – ha la sua occasione di riscatto quando scopre, durante la mezzanotte del nuovo anno, sull’orlo dell’ennesimo tentativo di togliersi la vita con un velenoso bibitone casalingo a base di detersivi e Coca-Cola, di aver vinto 5 miliardi di lire alla lotteria di Capodanno con il suo unico biglietto serie Z1717. Da qui in poi la sequenza di comiche disgrazie di cui è fatta la sua vita si moltiplica ed amplifica. Alla ricerca della Taurus, la sua macchina da scrivere finita all’asta dopo un pignoramento, dove Ciottoli ha nascosto il biglietto vincente, attraverserà innumerevoli tragicomiche peripezie. Più sfigata di lui c’è solo la famiglia Rossi, che è vittima delle conseguenze delle azioni del protagonista: la citazione pronunciata schioccando le dita “Teresa, acqua!” diventa subito un tormentone. Certo, sul film e sulla sceneggiatura predomina e pesa sempre la matrice fantozziana, ma comunque diverte sempre e non stanca mai.

FOUR ROOMS (USA -1995) Regia e sceneggiatura di Allison Anders, Alexandre Rockwell, Robert Rodriguez e Quentin Tarantino. Con Tim Roth, Valeria Golino, Madonna, Antonio Banderas, Jennifer Beals, Salma Hayek, Bruce Willis, Quentin Tarantino. Riconoscimenti: Razzie Awards a Madonna come peggior attrice non protagonista.
4 registi, tutti ex “compagni di scuola” del Sundance Institute, 4 episodi grotteschi, eccessivi e surreali, 4 camere dell’Hotel Mon Signor di Los Angeles popolate da una fauna umana fuori dal comune. A fare da filo conduttore tra le 4 situazioni è Ted il fattorino – con il suo fare svogliato e la sua camminata dinoccolata, interpretato da Tim Roth – che vaga e si divide tra le 4 stanze per esaudire i desideri, le ossessioni ed assistere ai deliri degli eccentrici ospiti dell’hotel durante la notte di Capodanno. Ogni episodio, ogni racconto, dà risalto al personale stile dei registi: assisteremo a rituali magici, capricci infantili, perverse messe in scena e scommesse pericolose. Ogni episodio è portato al limite, all’estremo del cattivo gusto, al confine tra grottesco e humor nero. È un piccolo e divertentissimo cult, un film fuori di testa, scritto e diretto da fuori di testa, dove non mancano dita mozzate, cadaveri, mance spropositate e la parola “fuck” pronunciata bel 193 volte, nella versione originale.

IL DIARIO DI BRIDGET JONES (UK,USA,FRA-2001) Regia di Sharon Maguire, con Renèe Zellweger, Colin Firth, Hugh Grant. Note: basato sul l’omonima romanzo di Helen Fielding. Ha avuto due sequel negli anni successivi.
È proprio il giorno di capodanno, durante la festa in famiglia organizzata dalla madre Pam – all’ennesimo tentativo di accasare la figlia con un noiosone di mezza età – tra tacchini, sorrisi di circostanza, imbarazzi e maglioncini rossi con l’alce, che Bridget prende coscienza di dover trovare la forza di riprendere in mano la sua vita e riscattarsi, di riappropriarsi della fiducia in sé stessa e della verità. E tra le pagine di un diario che si trovano le frustrazioni, le ansie, il disastroso rapporto con la bilancia e con gli uomini – Mark Darcy, quello che la ama ed è attratto da lei “così come è” e Daniel Cleaver, quello che la usa e la tradisce – di questa trentenne incline ai vizi ed alle figuracce. Un bellissimo personaggio quello interpretato dalla Zellweger: realistico, fragile e forte, divertente e impacciato, imperfetto e adorabile. Complesso nelle sue sfumature, nei conflitti e nelle ansie che riflettono i costumi e la società degli anni novanta. Un’eroina vera e moderna, che non ha paura di mostrare i propri difetti e che affronta con determinazione ed ironia l’amore, il lavoro e le sfide quotidiane.

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