Il Tempo Ritrovato – DIARIO DI UN ASTEMIO PENTITO

di Davide Canonico

Questo progetto nasce per gioco e passione al fine di condividere con voi storie di vini e vignaioli, il tutto in maniera assolutamente informale e senza alcun fine commerciale. Non pensate di trovare la rubrica di un professionista, fatta di verità assolute e vocaboli complessi dove si descrivono sentori di spezie ignote o si decantano bottiglie che nel quotidiano sarebbe impossibile stappare. Pensatemi piuttosto come un amico che, messo di fronte all’infinito panorama letterario, vi consiglia un libro a lui particolarmente caro ritenendo possa suscitare il vostro interesse. Una persona comune ma sinceramente appassionata del mondo del vino che, attraverso le sue esperienze, spera di fornirvi degli spunti di riflessione da poter approfondire autonomamente. Tre bottiglie, tre storie, un solo obiettivo: incuriosirvi.

Restiamo a casa. Un monito che è quasi preghiera. Vivere prigionieri non è una sensazione piacevole anche se si tratta delle mura di casa nostra. Come l’Ulisse di Saba ci ha insegnato, non siamo fatti per stare fermi ma per esplorare, le luci del porto non ci attraggono perché il nostro spirito ci spinge al largo verso la vita e l’ignoto. Eppure non dimentichiamo che l’Ulisse di Omero è l’uomo che anela alla patria, l’uomo che pur nelle mille peripezie tiene sempre ben salde nel cuore e nella mente le proprie radici. Lui, l’uomo dal “multiforme ingegno” che per anni ha fatto del proprio regno “quella terra di nessuno”, desidera tornare a casa più d’ogni altra cosa. Francamente diciamocelo, prima che tutto questo avesse inizio, dell’Ulisse di Saba avevamo ben poco: di certo non rinnegavamo il piacere casalingo del divano e il massimo dell’ignoto a cui aspiravamo era lo zapping tra una serie televisiva e l’altra. L’Ulisse di Omero è sempre stato più nelle nostre corde, anche se con qualche avventura nel cassetto in meno e qualche chilo nel giro vita in più. Siamo caduti nel luogo comune di desiderare ciò che più non si possiede: bramiamo l’aria aperta solo per averla (momentaneamente) perduta, rimpiangiamo il contatto sociale quando fino a un mese addietro avremmo sborsato cifre indecenti per avare una buona scusa e restarcene a casa. Non tutto il male viene però per nuocere. Cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno, almeno per rispetto di chi in questo momento sta vivendo sacrifici, difficoltà e dolori molto più grandi del dover stare nella propria abitazione circondato dalle comodità. E dato che di bicchieri in questa rubrica si parla, cerchiamo di riempirli con un po’ di positività. A noi che siamo sempre di corsa e non abbiamo mai tempo, ecco che improvvisamente il tempo torna in abbondanza. Non spaventiamoci, approfittiamone. Usiamo questo tempo ritrovato per leggere quel libro che richiamava la nostra attenzione da mesi, per ascoltare quel disco per il quale aspettavamo di avere un momento tutto per noi, usiamolo per pensare, per riflettere, per dare libero sfogo all’immaginazione, il tutto rigorosamente con un buon bicchiere da meditazione in mano.

FRANCESCO INTORCIA, Marsala (TP)

Marsala Vergine Secco DOC Vintage” 2004: la cantina nasce nel 1930 da una piccola realtà che nel corso degli anni, pur non rinunciando alla conduzione familiare, è divenuta un’impresa vinicola di spessore, che ha saputo credere fortemente nella storia della terra a cui appartiene, nella passione per il proprio lavoro e, soprattutto, nella DOC Marsala. Heritage come eredità di una famiglia e di un territorio; radici antiche di sapori e saperi da tramandare. Heritage come il nome del progetto che Francesco e suo padre Antonio hanno scelto per dar vita ad una linea di etichette che riportino lustro a questo grande vino liquoroso che è il marsala. Il Vintage 2004 di Francesco Intorcia è ottenuto da sole uve bianche dell’autoctono vitigno Grillo. È secco, quindi con un residuo zuccherino inferiore ai 40 g/l. Il termine Vergine ci suggerisce due cose: la prima sull’invecchiamento che è di almeno 5 anni, nel nostro caso 10 anni in fusti di rovere; la seconda sul metodo di produzione che è il soleras, un metodo usato tipicamente per lo Sherry (ma non solo) e che in un certo senso ricorda l’invecchiamento del nostro aceto balsamico: le botti vengono accatastate in base all’età del loro contenuto e ogni anno si togliere una parte del vino dalle botti più vecchie per ricolmarle con vino proveniente da quelle più giovani. Il colore riporta all’oro antico che nei riflessi tende all’ambra. Intenso e complesso al naso dove le note dolci e speziate di vaniglia, caffè e cioccolato si alternano alla frutta secca e disidratata. In bocca il gusto è pieno, avvolgente e dalla grande persistenza. Oggigiorno è sicuramente un prodotto di nicchia, probabilmente perché trova difficilmente posto nelle tavole del nostro bel paese. Io ve lo propongo come vino da meditazione, eppure questo vino gode di un’anima poliedrica: non dubito che saprebbe darvi soddisfazioni non solo a fine pasto con una tavoletta di cioccolato fondente, ma anche come aperitivo o addirittura con spaghetti alla bottarga.

Casa Ramos Pinto, Vila Nova de Gaia (Portogallo)

Porto 10 YO Tawny Quinta de Ervamoira: una delle più antiche aziende vitivinicole produttrici di Porto, fondata nel lontano 1880, oggi è un punto di riferimento per tutti i produttori della regione del Duoro. Siamo di fronte ad una realtà importante, con una proprietà internazionale (Ramos Pinto appartiene al gruppo francese Louis Roederer) e circa 200 ettari vitati dislocati tra l’Alto Corgo e il Duoro superiore. In vigna però il rispetto per la natura è assoluto perché solo raccogliendo grappoli perfettamente sani si possono ottenere vini dall’alto profilo qualitativo. Del resto, in questa regione del Portogallo, il vino è sempre stato un assioma culturale imprescindibile. Il Quinta de Envamoira è un Tawny ossia un bland di annate diverse che viene lasciato lungamente maturare in botte prima di essere imbottigliato. Sull’etichetta in questo caso è riportata l’età media delle miscele utilizzate: 10 anni. Un buon compromesso tra un prezioso e inaccessibile Vintage (un millesimato prodotto in piccolissime quantità e solo nelle annate migliori, lasciato riposare un paio d’anni in botte e poi dimenticato in bottiglia anche 20 o 30 anni) e un giovane e vivace Ruby (un bland di diverse annate imbottigliato dopo un solo anno in botte e subito pronto per essere godibile). Il colore rosso aranciato prelude ad aromi molto complessi che si articolano in un caleidoscopio di spezie e note fruttate, sia al naso sia al palato. La buona acidità ed il tenore alcolico permettono di bilanciare la morbidezza del vino che avvolge la bocca con suadente raffinatezza senza mai essere stucchevole. Un piccolo gioiello in un mondo, quello del Porto, affascinante e variegato che tuttavia non sempre riscuote il successo che merita nei gusti e nelle abitudini italiche, complice da una parte la grande tradizione vitivinicola del nostro paese che raramente ci porta al di fuori dei confini nazionali, e dall’altra il consumo più moderato di vini liquorosi che da noi viene fatto rispetto ad altre nazioni.

Donnafugata, Marsala (TP)

Passito di Pantelleria Ben Ryé: incarnazione di una terra antica ma allo stesso tempo moderna, custode di tradizioni ancestrali ma desiderosa di guardare al futuro. Tutto questo e molto di più è Donnafugata, il cui nome si ispira non al celebre romanzo di Tommasi di Lampedusa, Il Gattopardo, ma ad una leggenda legata ad un castello nella città di Ragusa secondo cui una regina imprigionata riuscì a fuggire ai suoi carcerieri guadagnandosi così il soprannome di “donna in fuga”. Il logo della cantina, una donna con i capelli al vento, rievoca proprio questa fiaba ed il celebre illustratore Stefano Vitale la fa rivivere magistralmente nelle etichette d’autore da lui realizzate. Giacomo Rallo fonda la cantina negli anni Ottanta, quando decide di farsi carico dell’eredità dei suoi avi, commercianti di vini dal 1851. Grazie all’aiuto di sua moglie Gabriella e dei figli Josè e Antonio, realizza quella che oggi è una realtà produttiva di assoluta eccellenza, conosciuta a livello internazionale. Ben Ryé, in arabo figlia del vento, come l’isola di Pantelleria dove viene realizzato. Le viti coltivate nella tipica forma ad alberello sono situate in 11 contrade diverse: ognuna con un microclima proprio e peculiare. Le uve di Zibibbo vengono raccolte e messe su graticci ad appassire naturalmente al sole per 3 – 4 settimane dalla metà di agosto. A settembre vengono raccolti i grappoli meno precoci, al cui mosto in fermentazione vengono aggiunti i grappoli precedentemente essiccati. Grazie alla macerazione delle bucce cariche di zuccheri, il vino otterrà caratteristiche uniche. Albicocca e pesca disidratati, fichi secchi e miele sono solo alcuni dei sentori caratteristici di questo grande vino da meditazione che incanta per il carattere avvolgente, per aromaticità, dolcezza, freschezza e morbidezza. Personalmente fatico a non immaginarlo accompagnato da uno di quei gustosi cannoli che spesso si trovano nei romanzi di Camilleri, ma la verità è che non ha bisogno d’altro per conquistarvi.

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