NUOVA PESCARA, UN GRANDE PROGETTO – 4° A del Liceo scientifico Da Vinci

NUOVA PESCARA, UN GRANDE PROGETTO

Redatto dalla 4° A del Liceo scientifico Da Vinci di Pescara nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro con azienda madrina Il Sorpasso. Il testo è la risultante del lavoro di quattro gruppi che si sono occupati di aspetti differenti in relazione al tema della fusione dei tre Comuni, Montesilvano, Pescara e Spoltore: la denominazione, la municipalità, l’inquinamento e la viabilità.

Pescara è il capoluogo di provincia della regione Abruzzo, nata nel 1927 dall’unificazione di Castellammare Adriatico, sulla sponda nord del fiume Aterno-Pescara, e Piscaria, a sud di esso, così nominata a partire dall’Alto Medioevo.

Il nome attuale indica lo sbocco del fiume al mare, ubicazione favorevole all’insediamento umano grazie alla condizione di pescosità del mare; esso deriva dall’accadico pu, pisu, pe, alla lettera “bocca” e harru ovvero “fiume”.

Lo stanziamento viene poi denominato dai pescatori “Piscaria”, per definire il territorio dove essi svolgevano quotidianamente le loro attività; il fiume era allora conosciuto con il nome di “Piscarius”, dal latino piscarius (pertinente ai pesci) o piscaria (pescheria).

Secondo i pareri di alcuni storici, i primi abitanti di Pescara fondarono un villaggio che in epoca romana veniva indicato con Vicus Aternum o Ostia Aterni, in ragione della sua collocazione sulla parte finale del fiume (dal latino Ostium, “foce”). Aternum, in epoca romana, rappresentava un importante porto e crocevia tra Roma e le principali località adriatiche. Probabilmente con il nome di Ostia Aterni si intendeva la strada che collegava Aternum a Roma; altri invece ritengono che con quest’ultimo ci si riferisse ad uno stanziamento su un’isola alla foce del fiume.

Dopo la caduta dell’Impero Romano, di Aternum non si ebbero più molte informazioni e dalla fine del V secolo d.C. venne conquistato dagli Ostrogoti, dai Bizantini e infine dai Longobardi. Verso l’anno 1000 Aternum divenne Piscaria.

Nei primi anni dell’Ottocento Pescara passa sotto la dominazione dei francesi, per la sua posizione strategica; in questo periodo, nel 1807, fu istituita come comune autonomo Castellamare Adriatico, cittadina che, sorta sulla sinistra della foce del Pescara, di fronte al vecchio centro di Pescara e cresciuta velocemente, soprattutto come stazione balneare, arrivò a contare, nel 1921, oltre 15.000 abitanti. La scelta della scissione fu una ripercussione di un dissidio storico tra le due sponde del fiume, e seguiva la riforma amministrativa del Regno emanata da Giuseppe Bonaparte.

Nel tempo, i contrasti con i confinanti della sponda meridionale del fiume si attenuarono e i politici locali compresero la necessità di unire i due comuni per regolare in modo più efficace l’economia e l’amministrazione della città. Nel 1927, venne finalmente firmato il decreto di elevazione a Provincia della città di Pescara e tra i comuni da amministrare c’era anche quello di Castellammare.

Nel 2014 i cittadini votarono un referendum per l’unione dei comuni di Montesilvano, Spoltore e Pescara stessa in una “maxi città”, progetto dal nome “La Nuova Pescara”. Il referendum ebbe esito positivo con il 64,1% dei voti e il progetto, presentato alla cittadinanza ben cinque anni fa, dovrebbe essere ultimato entro il 2022. Sorgerebbe, dunque, un problema: quello del nome, poiché un territorio, che diventerebbe molto più vasto di com’è odiernamente, non potrebbe prendere il nome di uno solo dei comuni annessi, o almeno una tale decisione darebbe vita a innumerevoli polemiche.

Ci siamo dunque interrogati sul problema, analizzando i pro e i contro del mantenere o del cambiare il nome.

Mantenere il nome “Pescara” farebbe sentire gli altri comuni privati delle loro origini e tradizioni, ma, d’altra parte, se il nome cambiasse anche i pescaresi si sentirebbero espropriati delle loro radici storiche.

Trovare un nome unitario potrebbe anche mettere d’accordo tutti, ma si presenterebbero problemi come, ad esempio, quello di un ulteriore aggiornamento della topografia territoriale.

Tramite la piattaforma del social network Instagram, usufruendo della funzione “sondaggi”, abbiamo sottoposto ai nostri amici, principalmente ragazzi abruzzesi (non appartenenti esclusivamente a Pescara e provincia), un sondaggio: è emerso che su un campione di 250 ragazzi, di età compresa tra i 15 e i 20 anni, 190 preferirebbero tenere il nome “Pescara” per la maxi-città, mentre la minoranza, i restanti 60, preferirebbero cambiare nome.

È importante precisare che delle 60 persone, circa l’80% è composto da ragazzi provenienti dalle zone di Montesilvano e Spoltore, ma, allo stesso tempo, non tutti i 190 sfavorevoli alla modifica del nome risiedono a Pescara.

Di seguito analizzeremo gli aspetti relativi alla municipalità, quindi, all’insieme delle autorità e delle funzioni di un comune. Ma facciamo un passo indietro e proviamo a ripercorrere le tappe relative alla formazione del termine ‘’municipio’’ noto già in epoca romana. Dal latino municipium’ (munera e capere: assumere i doveri e gli obblighi dei cittadini romani), il termine designava, infatti, una piccola comunità cittadina legata a Roma. Queste conservavano l’autonomia ma erano prive dei diritti politici tipici dei cittadini romani. Con l’estensione della cittadinanza romana a tutti i cittadini dell’impero, il municipio perse la sua peculiarità e venne ricostituito solamente in età medievale sotto l’aspetto del comune. Questa è una forma di governo autonomo nata nell’Europa Occidentale dopo il Mille, che si sviluppò fino a ottenere riconoscimenti giuridico-politici da autorità superiori (re, imperatore) e che in Italia raggiunse un’indipendenza di fatto.

La municipalità è uno dei punti fondamentali da considerare circa il progetto della Nuova Pescara: è infatti doveroso soffermarsi su questo punto prima di procedere con l’effettiva messa in opera di quest’ardito processo.

Dopo un’attenta riflessione abbiamo constatato la necessità di più municipalità, considerate le notevoli dimensioni del nucleo urbano nascente. A tal proposito appare necessario, a nostro avviso, mantenere le sedi municipali già esistenti e aggiungerne delle altre dislocate in diversi dipartimenti. Proponiamo, dunque, di delegare i seguenti centri come sedi delle prossime municipalità: Pescara Porta Nuova, Pescara Colli e Pescara Centrale.

La dislocazione delle sedi è ottimale per garantire l’adeguata organizzazione del territorio e quindi per ripartire i compiti del Comune alle singole sezioni delegate.

Dal punto di vista di ragazzi che si affacciano alla maggiore età e a una consapevolezza civica e politica più matura, ci sentiamo di proporre una serie di suggerimenti che potrebbero risultare utili per la gestione del progetto nascente.

La località di Pescara Centrale dovrà occuparsi dell’organizzazione dei mercati e quindi dell’apertura e della chiusura dei negozi siti nelle vie del centro, oltre che della gestione del relativo traffico prevalentemente nel weekend e nelle giornate festive (festività natalizie…) e nel periodo estivo. Inoltre, potrebbe rivelarsi utile una cooperazione tra le sedi di Montesilvano e Pescara Centrale al fine di programmare eventi culturali, musicali e relativi al mondo della moda.

Il municipio situato nella zona dei Colli di Pescara dovrà curare l’aspetto relativo alla gestione del cimitero (situato a Pescara Colli), delle aree verdi e del traffico.

Le già esistenti municipalità di Spoltore e Montesilvano continueranno a esercitare, invece, le competenze loro assegnate, oltre che impegnarsi nella promozione di attività culturali al fine di proporre ai giovani una formazione migliore.

La municipalità di Porta Nuova dovrà interessarsi del controllo dell’acqua potabile ed effettuare regolari analisi al fine di garantire alla popolazione un servizio efficiente e sicuro.

La nascita di una così grande città potrebbe, per converso, aumentare uno dei più gravi problemi della zona, ovvero l’inquinamento delle risorse idriche; troppo spesso dei problemi causati dall’inquinamento ci si occupa solo quando accadono incidenti particolarmente gravi, veri e propri disastri ambientali che conquistano gli onori della cronaca. Ma l’inquinamento è un problema quotidiano, continuo e poco visibile che finisce per provocare danni irreversibili. Uno dei problemi principali in Abruzzo è quello della contaminazione delle acque superficiali: infatti, ad oggi, sono solo quattro i comuni abruzzesi in cui la qualità delle acque di balneazione è classificata come “eccellente” su tutto il territorio comunale (tra cui i comuni di Fossacesia, Montesilvano, San Salvo e Tortoreto). Nove, invece, quelli in cui almeno un punto di campionamento è classificato come “scarso” (tra i comuni con le situazioni più critiche Ortona, San Vito Chietino e Città Sant’Angelo). Purtroppo in Abruzzo il 71% dei fiumi e il 52% dei corpi idrici sotterranei non raggiunge gli obiettivi imposti dall’Unione Europea richiesti nella Direttiva 60/2000 “Acque” (Stato Ecologico buono). Il quadro descritto è tragico, con moltissimi casi di inquinamento delle acque sotterranee per nitrati, ione ammonio e solventi clorurati. La criticità è sempre più diffusa dal 2015, infatti nell’ultimo anno di monitoraggio dell’ARTA (Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente) si è passati da 14 a 17 corpi idrici “scadenti” sui 27 individuati in Abruzzo. Inoltre, la maggior parte dei fiumi non rispecchia gli obiettivi di qualità fissati dalla UE. Addirittura la Provincia di Chieti si presenta con uno scarso 21,5% di tratti fluviali che rispettano gli standard comunitari e il 46% nelle due classi peggiori: “scarso” e “cattivo”. Non è migliore la condizione di Teramo e Province con un 38,5% e di L’Aquila con un 45% in queste due classi così critiche. Pescara, ad esempio, si contraddistingue da un incredibile 69% di campioni positivi alla salmonella nel 2015. Le azioni da intraprendere per tutelare le acque dall’inquinamento sono molteplici: una delle risposte della tecnologia a questo problema sembra consistere negli impianti di depurazione delle acque reflue, con tecnologie tali da essere in grado di restituire l’acqua completamente depurata, per poi essere riutilizzata ad esempio per uso irriguo, per il lavaggio delle strade nel centro urbano, per alimentare i sistemi di riscaldamento o raffreddamento, per alimentare gli impianti antincendio o per essere riutilizzata all’interno dei processi produttivi. Nel caso in cui il riutilizzo fosse non necessario, i processi per la depurazione potrebbero essere utilizzati per scaricare l’acqua depurata nella rete fognaria. Per preservare le acque marine sarebbe di aiuto utilizzare navi cisterna aventi il doppio scafo per evitare fuoriuscite di idrocarburi in caso di incidenti, le industrie dovrebbero eliminare l’utilizzo di fosfati e l’agricoltura ridurre l’uso di fertilizzanti.

Pescara ha un immenso potenziale naturalistico che deve essere protetto, tutelato, ma soprattutto valorizzato in tutte le sue sfaccettature. In particolare, il nostro mare, attrazione principale dei turisti che ricercano tranquillità e pace, merita di essere posto al centro della nostra attenzione al fine di essere reso un elemento attrattivo per la nostra regione

Tra assensi e dissensi, è ormai noto a tutti il cambiamento che travolgerà le città coinvolte nella fusione: ma come muterà la viabilità?

Alla luce di un più grande centro abitato, desiderio di tutti gli abitanti della Nuova Pescara è senza dubbio l’agevole raggiungimento di ogni angolo della città. Allo stato attuale sembrerebbe che i pochi mezzi pubblici e il traffico siano l’apparente problema. La situazione non è esattamente tale: diverse criticità sono alla base della rete stradale urbana ed extraurbana. La forzata circolazione degli autobus sulle corsie delle automobili e la mancanza di piste ciclabili limitano ampiamente la fluida circolazione, che al contrario potrebbe essere favorita.

In questo senso, e restando in linea con la salvaguardia dell’ambiente, la proposta più forte coincide proprio con quella più ecologica: un incremento della rete di piste, seguita dall’installazione di stazioni dove possono essere affittate le bici per circolare. Sembrerebbe dunque tutto funzionale, se non fosse che allo stato attuale manca una rete ciclabile che connetta non solo le varie zone della città, ma anche Montesilvano e Spoltore coinvolte nella fusione.

Sarebbe interessante vedere realizzato il progetto di spostamento del casello autostradale di Città Sant’Angelo sulla Vestina per costituire il prolungamento della circonvallazione.

Basterà però limitarsi a ordinari cambiamenti, o sarà necessario pensare più in grande? In quest’ambito la nostra giovane mente è orientata verso nuovi sistemi di trasporto pubblico, proponendo modelli innovativi dal punto di vista tecnologico, ecologico e organizzativo. Una soluzione sarebbe il trasporto elettrico diffuso già ampiamente nel mondo, tipologia di trasporto che diminuirebbe notevolmente l’inquinamento e le emissioni di anidride carbonica. Ad esempio, nella Cina centrale è stato presentato Art-Autonomus rail transit, il primo tram al mondo in grado di muoversi autonomamente seguendo una speciale vernice dipinta sull’asfalto, che fa da guida, senza l’utilizzo delle rotaie. Lungo circa 30 metri e trasportando fino a 300 persone, sarebbe una ideale alternativa per spostarsi da una parte all’altra della nostra città in modo veloce ed efficace, dato che la velocità raggiunta dal mezzo raggiunge i 70 km/h.

Spesso dimentichiamo che a Pescara abbiamo una risorsa che sfruttiamo molto poco: il nostro fiume. Seppur poco profondo e relativamente piccolo potrebbe essere utilizzato se non per il trasporto di persone, almeno per quello di mezzi. Come modello per la realizzazione di tali vetture, è innovativa la soluzione adottata dai norvegesi qualche anno fa: traghetti elettrici. Sicuramente di dimensioni inferiori e di potenza minore, tali “barche” possono rappresentare una sostenibile alternativa al trasporto pubblico già esistente.

Infine, un ulteriore espediente per migliorare la viabilità potrebbe essere il car sharing. Esistono applicazioni da utilizzare a tal fine gestite da privati, ma potrebbe essere pilotata dal Comune una piattaforma attraverso la quale ogni cittadino può prestare un “passaggio” a chi desidera andare nella medesima destinazione, contribuendo a ridurre il numero di automobili che circolano in strada.

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