Noi e l’antibiotico-resistenza

della dott.ssa Adriana Agostinone (Num. Dicembre 2018)

L’introduzione negli anni 40 della terapia antibiotica avvenuta dopo la scoperta della penicillina da parte del medico inglese Alexander Fleming, scoperta che gli valse il premio Nobel per la medicina nel 1945, ha modificato radicalmente la storia di questa scienza permettendo la cura di molte malattie infettive prima mortali e consentendo ai malati di tumori o a quelli suscettibili di trapianto d’organo di procedere nei percorsi terapeutici.

Da quegli anni sono state introdotte numerose “famiglie” di antibiotici, ognuna rivolta a specifici microrganismi bersaglio e malattie infettive. Nei decenni seguenti tuttavia si è assistito ad un abuso e mal uso di antibiotici sia in campo veterinario, usati per esempio negli allevamenti animali intensivi, sia in ambito ambientale, dove confluiscono molti farmaci usati dall’uomo, che in quello umano con prescrizioni inappropriate. Tali comportamenti hanno favorito lo sviluppo di germi resistenti ad antibiotici prima attivi. È così nato il fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Dapprima tale fenomeno era rivolto verso una sola famiglia di antibiotici ma negli anni si è allargato a più classi di antibiotici (multifarmacoresistenza) da parte di numerosi germi fino ad arrivare alle infezioni particolarmente difficili da curare. La stima dell’economista inglese H. Oneill è che nel 2050 si arrivi ad avere 10 milioni di morti all’anno per il fenomeno dell’antibiotico-resistenza, con una differenza da paese a paese.

Il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle malattie, ECDC, è l’agenzia dell’Unione Europea, con sede a Stoccolma, che ha la responsabilità di rafforzare le difese dell’Unione contro le malattie infettive. I report forniti indicano che l’Italia è al quinto posto in Europa per consumo di antibiotici e che il fenomeno dell’antibiotico-resistenza nel nostro paese si va allargando negli ultimi anni. Primati di cui non essere certo orgogliosi.

In ambito umano l’antibiotico-resistenza è il frutto di numerosi fattori, come l’uso non necessario di tali farmaci che si verifica nelle malattie infettive, i trattamenti antibiotici prolungati e l’insufficienza di misure di precauzione per evitare la diffusione dei germi farmacoresistenti.

Fra gli organi competenti di portata internazionale e nazionale è stata perciò avviata una fitta rete di provvedimenti che in Italia è culminata con la stesura da parte del Ministero della Salute di un piano di contrasto all’antibiotico-resistenza (PNCAR). I provvedimenti indicati sono stati affidati a medici specialisti nella guida della terapia antimicrobica.

Si è da poco conclusa inoltre la settimana per la lotta all’antibiotico-resistenza culminata il 22 novembre, lotta che prosegue però ogni giorno dell’anno e non solo da parte degli specialisti. I livelli d’intervento sono molteplici ed ognuno di noi è tenuto a partecipare, per il proprio ruolo e le proprie competenze. L’appello riguarda il comportamento da tenere quando compare un sintomo, come mal di gola, tosse: bisogna rivolgersi al sanitario per la prescrizione del farmaco più idoneo. Non bisogna effettuare l’autoprescrizione dell’antibiotico. Il “fai da te” può nascondere un problema anche più importante del quale non ancora abbiamo la percezione immediata e tangibile, l’antibiotico-resistenza.

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