Bilancio 2019 -2024: La città che vorrei

Sara Tarricone, architetto

Leggendo alcuni degli articoli pubblicati sull’ultimo numero de Il Sorpasso, che stimolavano verso una partecipazione attiva, mi si è acuita la necessità di esprimere il mio parere riguardo all’attività amministrativa in corso di conclusione.

Da essere “cittadina attiva” durante il quinquennio precedente coinvolta da personaggi illuminati che supportavano il precedente Primo cittadino con professionalità e diplomazia, degli ormai compianti “Tavoli di lavoro” tematici o da componente di un “Comitato Cultura e Territorio”, politicamente volutamente assortito, che si proponeva la divulgazione culturale locale e nazionale, con eventi periodici in cui esponenti della cultura proponevano tematiche o presentavano libri, nonché sensibilizzazione verso tematiche artistiche, architettoniche, urbanistiche, ecologiste…, mi sono ritrovata, non per mio volere, in un angolo ad osservare l’operato di altri che nel tempo hanno avuto la possibilità, forse perché più disponibili ai consensi non critici, di sfruttare le idee già collaudate per propri benefici.

L’attività dei “Tavoli TARI, …DELLE DISABILITÀ, …DELLA TERZA ETÀ, …” ormai un vago ricordo.

Il Comitato Cultura e Territorio, smembrato.

La biblioteca, molto carente ma esistente fino al giugno 2019, diventata deposito/archivio di pratiche urbanistiche.

I progetti di miglioramento, recupero e tutela degli ultimi baluardi rappresentativi delle origini del nucleo di Montesilvano Marina, che puntualmente tornano in auge sotto ogni campagna elettorale, lasciati alla deriva.

Il verde urbano? Preda di volontà sotto delirio di ogni potenza, caduti con onore in una battaglia sanguinosa, in cui 114 giganti poderosi sono caduti a terra, vittime di motoseghe ingiustificate e mai più rimpiazzati.

Opere di ri-piantumazione, perseguite in città più blasonate, a Montesilvano perdono di ogni senso o al massimo eseguite con esemplari inconsistenti, senza le giuste attenzioni.

Nonostante nel mondo si parli di boschi verticali o di foreste urbane atti a compensare inquinamento, creare raffreddamento necessario anche per il contenimento dei consumi energetici, dissolvere le raffiche ventose, generare ossigeno, contenere i terreni, si preferiscono prati assolati, murales, certamente apprezzabili se paragonati a una città cementificata e abbandonata, ma non possono bastare asfalti colorati e colori ben articolati sulle pareti di bastioni e recinti, a garantire qualità della vita.

Questi luoghi sono deserti in tutte le ore del giorno.

Perché una città sia vissuta pienamente, deve possedere in sé armonia tra luogo e cittadini.

Avete provato a passeggiare sulla riviera di Silvi in varie fasce orarie?

C’è sempre il passeggio di anziani, adulti, bambini, in tutte le fasce orarie perché ci sono negozi, alberghi, ma soprattutto alberi e marciapiedi che rendono possibile la presenza umana in tutte le fasce orarie.

C’è armonia tra l’uomo e il luogo se è siamo a corso Umberto, via Maresca, via o corso Strasburgo (zona stazione), la stessa Riviera, via Chiarini, via Verrotti, via Vestina…?

Per esserci armonia, queste zone dovrebbero essere frequentate in tutte le ore del giorno e della notte, devono essere garantiti i confort necessari: marciapiedi comodi e “for all” (per tutti) ovvero a prova di qualsiasi disabilità, strade alberate, piste ciclabili, viabilità contenuta. Strade come via Chiarini, ad esempio, andrebbero studiate, approfondite, non possono più essere dei luoghi di passaggio con auto ad alta velocità, ma devono oggi, conseguentemente all’urbanizzazione realizzata, essere messe a servizio degli abitanti.

Una strada ampia, con marciapiedi minimali e non idonei già ai pedoni, figuriamoci alle carrozzine, induce alla velocità che invece dovrebbe essere imposta a 30 orari.

Chi abita in zone periferiche, non ha meno diritto di chi abita nel PP1.

Io voglio piste ciclabili, marciapiedi comodi, voglio poter attraversare via Togliatti da via Chiarini senza che chi viene dalla circonvallazione pensi di poter continuare a correre con la sua auto.

Come si rallenta il traffico? Inserendo ostacoli, ovvero con restringimenti di carreggiata, spartitraffico, isole pedonali…

Via Vestina, via Firenze, Villa Delfico, Villa Falini, Stella Maris, Riserva di Santa Filomena.

Ogni elemento urbano va studiato, va approfondito, discusso. L’amministratore, in quanto tale, dovrebbe confrontarsi con i cittadini, non può arrogarsi il diritto di decidere di abbattere 114 alberi sani e vigorosi, anche se da manutenere, senza un confronto con professionisti tecnici e cittadini, o rimuovere centinaia di metri di siepi frangivento e sabbia, senza un confronto con i residenti del posto.

In uno studio pubblicato, ogni albero della stessa età di quelli abbattuti è stato valutato circa 70.000€ x 114 = € 7.980.000€ di danno alla collettività, senza contare le spese di abbattimento smaltimento e ripiantumazione.

Ma soprattutto dov’è la ripiantumazione promessa?

 

Pineta ex FEA prima dell’abbattimento

Pineta ex FEA durante l’abbattimento scriteriato

E poi, gli eucalipti dell’area giostre, i pini maestosi dell’asilo nido… Questi sono solo alcuni degli esempi delle ultime “opere” realizzate.

Altro esempio della mancata attenzione ad una parte della città: il Borgo di Montesilvano Colle: non esiste un piano colore per caratterizzare il Borgo, non esiste vera volontà di qualificarlo o collegarlo con Montesilvano Marina: i turisti (ma anche alcuni cittadini) non sanno che esiste.

Borgo di Montesilvano Colle

Si rinnegano le origini, in totale controtendenza rispetto a tutte le altre città dove invece si valorizzano i centri storici.

Palazzine storiche, con una gradevole composizione di facciata, in mattone faccia vista, in pieno centro della Montesilvano Marina, ultimo esempio di una architettura delle origini, che in quanto tale andrebbe poste sotto vincolo, diventano oggetto di studio per una demolizione e ricostruzione per farne una ulteriore palazzina di almeno quattro piani.

Palazzina con progetto di demolizione

Via Ruffilli, ultima traccia di piccole palazzine di una architettura spontanea che potrebbero essere valorizzate anche ad uso commerciale con piccole attività di prossimità con una possibile area verde, diventeranno invece macerie al fine di realizzare l’ennesimo centro commerciale…

Edificato storico di via Ruffilli

In una cittadina vicina, Silvi, ho visto, nelle mie passeggiate mattutine in bicicletta, cose che noi montesilvanesi non possiamo neanche immaginare: omini che spazzano via foglie e sabbia a mano da piste ciclabili, altri omini che innaffiano a mano, con tubo collegato ad una cisterna posta su un Ape tre ruote, tutte le aiuole non dotate di irrigazione automatica.

E dico “omini” non per sminuire l’operato di questi lavoratori, ma per far capire che basterebbe poco per far sì che tutto funzioni.

Lo stesso poco che dovrebbe garantire la manutenzione delle fontane non funzionanti sulla riviera: non è un bel vedere trovarne il 90% non funzionanti. Nei “giardinetti” poi, fontanelle tutte sigillate, con rimbalzi di responsabilità tra gestori e amministrazione.

Le fontanelle pubbliche sono pura espressione di civiltà presenti diffusamente già dal Medioevo e il fatto che poche sono funzionanti, la dice lunga sul grado di civiltà che vogliamo trasmettere.

Io sono stata a guardare in questi anni, è quello che ho visto non mi è piaciuto.

Non si può dare la parola solo a chi ci dà ragione con servilismo.

Un amministratore illuminato, eletto dal popolo, si confronta con tutti, ma soprattutto con chi ha il coraggio di dissentire, perché è da lì che può trarre forza.

Chi dissente dà la possibilità di conoscere i limiti e si sa l’essere umano è pieno di limiti, il riconoscerli rende invincibili.

Di paggetti pronti a chinare il capo e a stendere tappeti, è pieno il mondo, ma non sono loro a dare forza. Servono consiglieri esperti che siano capaci di esprimere la propria opinione quando necessario.

Il sentirsi omaggiati e assecondati da solo l’illusione. D’altronde la storia insegna … I sovrani più vezzeggiati e assecondati sono stati poi scalzati o decapitati…

Se il “re è nudo” non è colpa del bambino che lo urla, ma di chi adulandolo, gli ha venduto illusioni.

Lascia un commento