Ripensare l’urbanistica per una città bene comune

di Elio Fragassi (http://www.webalice.it/eliofragassi/)

“La città è uno strumento di lavoro.
Le città di oggi non assolvono più comunemente questa funzione. Sono inefficienti: logorano il fisico, mortificano lo spirito.
Il disordine che sempre vi regna è indisponente: lo stato di decadenza in cui si trovano ferisce il nostro amor proprio e urta la nostra dignità.
Le città non sono più degne del loro tempo: non sono più degne di noi.” (1)

Il tempo delle grandi concentrazioni urbane generate dai flussi migratori verso le aree industriali e i centri limitrofi per la residenza è, ormai, un lontano ricordo. Allo stesso modo sono, ormai, parte della storia urbanistica la realizzazione di grandi progetti di architettura come risposta alla crescente necessità di alloggi. Alcune esperienze di grandi complessi insediativi, come fossero piccole città, sono, ormai, super come ad esempio il complesso “Le Vele” di Scampia o il “lungo serpentone” di Corviale di Roma come anche il Forte Quezzi di Genova noto come “Biscione” per la sua forma lunga e sinuosa. Allo stesso modo sono superate anche le esperienze teoriche dell’architettura moderna come ad esempio il progetto per Algeri o il complesso Chandigarh ipotizzati da Le Corbusier o come le unità d’abitazione che si ispiravano alla macchina (2) ed alla componentistica del processo industriale nel pensare la residenza e, quindi, l’architettura come una “machine à habiter” (3).

Anche Montesilvano ha vissuto questa esperienza dei grandi complessi per motivi legati all’ “industria del turismo” conseguente al miracolo economico che si verificò in Italia negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso. Il boom turistico verificatosi in quegli anni portò l’amministrazione del tempo alla individuazione di un’area (completamente isolata dal resto della città) destinata alla realizzazione dell’accoglienza turistica attraverso la realizzazione di grandi alberghi di cui il primo fu il “Promenade” che con la semplicità delle linee architettoniche conferiva importanza a tutto il luogo. Nel resto del territorio si realizzo l’edificazione di grandi complessi finalizzati all’uso esclusivo di “case vacanze” in prossimità della spiaggia o immediatamente a ridosso del Viale della Riviera o della fascia della pineta mentre all’interno del territorio si sviluppava una urbanizzazione formata da residenze costituite da case singole (città dormitorio completamente staccata dall’area degli alberghi) con uno sviluppo di 2 o massimo 3 piani fuori terra, su piccoli lotti di terreno sfruttando al massimo il suolo disponibile in assenza di un piano di sviluppo che prevedesse una idonea rete stradale, infrastrutture sociali e tutto quanto necessario per dare forma ad una città “a misura d’uomo”, ciò che oggi, purtroppo, non è, come invece molti pensano che sia.

Ora al danno, non si può aggiungere altro danno pensando ad un processo di sostituzione del costruito abbattendo un insieme di piccoli fabbricati per edificarne uno grande che, magari, sviluppandosi in altezza liberi del suolo recuperandolo al verde a spazi di uso collettivo e magari a grandi arterie di comunicazione.
Questa teoria urbanistica relativa ad operazioni di sostituzione edilizia dell’esistente mediante demolizioni e ricostruzioni come si ipotizzava nel “Plan Voisin” (4) di Parigi del 1925 è stata, ormai, abbondantemente superata a favore di un concetto di conservazione del patrimonio edilizio come contenitore non solo fisico dei residenti ma anche delle singole storie di vita oltre che come segno della storia dell’evoluzione sociale di una collettività
Il processo di urbanizzazione realizzato mediante la costruzione di grandi complessi edilizi ha iniziato a dimostrare, già negli anni settanta del XX secolo, i suoi limiti di tipo sociale, psicologico, ambientale economico e politico, con spazi alienanti che l’uomo vive sentendoli lontani dalla sua natura, quale soluzione utopistica che cercava di dare risposta ai consistenti processi di crescita urbana.

Invece più che ad un processo di sostituzione è necessario pensare a programmi urbani (anche di piccole dimensioni) che qualifichino il presente costruito con una continua ricucitura tra le diverse aree che costituiscono parti del luogo urbano in cui il residente trovi il suo habitat naturale di “animale sociale” perché l’architettura, e l’arte in generale, possa generare “gioia di vivere” come sostiene Alberto Angela nel nuovo programma “Le Meraviglie”.

Si pensi ai materani che spostati, a forza, dai loro “sassi” e dalle loro storie furono portati a vivere nel villaggio “La Martella”, in case nuove con tutti i servizi ed una struttura urbana che cercò di ricostruire, anche, “l’unità di vicinato”, come segno distintivo della vita sociale degli abitanti, presente nei “sassi”. Non riuscendo a radicare in questa nuova realtà i materani stanno tornando ad abitare, dopo averli ripuliti e adattati alle nuove esigenze, nei vari “sassi” che da “vergogna della Nazione” sono diventati orgoglio della Nazione e dichiarati, nel 1993, Patrimonio Mondiale UNESCO e la città stessa è stata nominata Capitale Europea della cultura per l’anno 2019. Ciò evidenzia che non è necessario abbattere e ricostruire per dare dignità ad un insediamento umano rendendolo effettivamente a “misura di animale sociale” quale è l’uomo, come scriveva Aristotele già nel IV secolo A.C. nel suo testo “Politica”, perché tende ad aggregarsi onde soddisfare le proprie necessità.

Che per Montesilvano ci sia bisogno di un nuovo Piano Regolatore è fuor di dubbio allo stesso modo di come è fuor di dubbio che esso possa essere il risultato di una rivisitazione di quello attuale se la sua applicazione ci ha restituito una città piena di problemi tale che non riesce ad esprimere una precisa fisionomia, pertanto è assolutamente necessario ripensare tutto il processo di pianificazione urbana considerando anche quanto accade nelle realtà confinanti perché nell’era della globalizzazione una comunità non può essere un’isola.

Le Corbusier – Urbanistica – Il Saggiatore – Verona 1967 – Traduzione di Annamaria Beltrami Raini
Le Corbusier – Oeuvre complète 1957-1965 – Les Editions d’Architecture Zurich – edizione 1966 – pag. 210
Le Corbusier – Oeuvre complète 1946-1952 – Les Editions d’Architecture Zurich – edizione 1970 – pag. 186
Le Corbusier – Oeuvre complète 1910-1929 – Les Editions d’Architecture Zurich – edizione 1967 – pag. 110

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