Gennaro Finamore glottologo ed antropologo

di Pasquale Criniti

Gennaro Finamore è stato medico, glottologo ed antropologo.
Nacque a Gessopalena in provincia di Chieti l’11 agosto 1836 da Enrico, dottore in legge, e da Rachele Ricci, dei baroni di Casoli.
Intraprese gli studi nel seminario arcivescovile di Lanciano e li continuò nell’abbazia di Montecassino.
Recatosi a Napoli per studiare medicina, vi conobbe gli altri intellettuali abruzzesi che in quel periodo vivevano nella città: i fratelli Silvio e Bertrando Spaventa, ìl pittore Filippo Palizzi ed il poeta Pasquale De Virgilii.
Dopo il conseguimento della laurea (1865) tornò nel paese natale per esercitarvi la professione medica e qui svolse anche attività politico-amministrativa ed ebbe anche il ruolo di Sindaco negli anni 1875-76.
Durante la permanenza a Gessopalena realizzò i suoi primi scritti di argomento medico e farmacologico, nei quali esaminava gli effetti di particolari sostanze chimiche e vegetali, come i solfiti e l’ipecacuana, nella cura di varie specie di affezioni morbose.
Sempre negli stessi anni intraprese lo studio delle caratteristiche ambientali del territorio con il saggio “Delle condizioni economico-agricole di Gessopalena”, che già rifletteva l’orientamento positivistico della sua cultura e con la raccolta dei “Canti popolari di Gessapalena”, primo frutto dei suoi interessi per lo studio del linguaggio dialettale.
A questi si dedicò con maggiore impegno dopo essersi trasferito, nel 1880, a Lanciano, dove esistevano più attivi fermenti culturali, anche per la nascente attività editoriale di R. Carabba, presso il quale pubblicò la prima edizione del “Vocabolario dell’uso abruzzese”.
L’opera rispecchiava i risultati delle indagini dialettologiche svolte nel paese natale e comprendeva appunti grammaticali e fonologici ed elementi di etimologia, fraseologia e folclore; in appendice vi era inserita una serie di “proverbi raccolti dalla viva voce del popolo” e di “canti popolari”.
L’opera fu accolta favorevolmente ed ebbe una recensione positiva del filologo Francesco D’Ovidio, dei cui consigli Gennaro Finamore si era giovato.
Nella seconda edizione del “Vocabolario” apparsa nel 1893 a Città di Castello prese come base di riferimento il dialetto di Lanciano, cui raffrontò le altre parlate della regione.
Intanto aveva avviato un rapporto di amicizia e di collaborazione scientifica, testimoniato da un carteggio durato quasi un trentennio, con il grande folklorista siciliano Giuseppe Pitrè, antesignano della ricerca demologica in Italia e fondatore a Palermo dell'”Archivio delle tradizioni popolari” (1882-1907).
Nei fascicoli di questa rivista apparvero molti suoi saggi sul folclore abruzzese: “Storie popolari in versi” (1882) “Tradizioni popolari” (1883-84 e ’90), “Novelle popolari” (1885-86) “Botanica popolare” (1889).
Negli stessi anni l’editore Carabba di Lanciano gli pubblicò i tre volumi delle “Tradizioni popolari abruzzesi”.
Il primo volume, diviso in due parti, conteneva 112 “novelle” raccolte “dalla viva voce di donne per lo più campagnuole ed analfabete” e distinte a seconda delle località di provenienza.
Nella prefazione Finamore dichiarò di essersi limitato a trascrivere fedelmente le narrazioni come “studi del vero”.
Nel secondo volume erano raccolti 665 “canti”, tutti in dialetto, divisi in varie sezioni (“fanciulleschi”, “d’amore”, “scherzosi”, “sentenziosi”, “dell’altalena”, “preghiere e canti religiosi”).
La prospettiva multidisciplinare gli ispirò il saggio “L’Abruzzo. Note statistiche”, nel quale, attraverso uno studio degli aspetti economici e sociali della vita regionale, sosteneva l’opportunità di sfruttarne le caratteristiche climatiche a fini terapeutici.
Dalla sua partecipazione alle iniziative culturali del Pitrè nacquero nell’ultimo decennio due opere “Credenze, usi e costumi abruzzesi” e “Tradizioni popolari abruzzesi”, inserite rispettivamente come VII e XII volume nella collana delle “Curiosità popolari tradizionali”, pubblicate a cura dello studioso siciliano a Palermo.
La prima di esse raccoglieva un’ampia serie di rilievi sul folclore regionale, ordinati per materie (meteorologia, astronomia, ciclo annuale delle festività religiose) e corredati di riferimenti sia alla connessa fraseologia dialettale, sia a studi analoghi su altre zone.
Nell’altra opera trovavano posto le consuetudini popolari relative alla casa, al “ciclo dalla culla alla bara”, al “mondo fantastico”, ai pregiudizi con un’ampia sezione riguardante gli usi terapeutici ed igienici.
Nel 1891 sposò la poetessa perugina Rosmunda Tomei, autrice anche di saggi critici ed opere per l’infanzia, che insegnava letteratura italiana alla Scuola Normale Fonseca-Pimentel di Napoli.
Gli interessi per l’attività educativa, che gli avevano ispirato il saggio giovanile “Della educazione fisica, intellettiva e morale” (Firenze 1864), nel quale aveva esposto le sue idee pedagogiche, informate a una visione positivistica, lo indussero a dedicarsi, dopo il 1895, all’insegnamento nel ginnasio comunale di Lanciano.
Quando nel 1901 fu istituito il liceo classico venne chiamato a coprire il ruolo di preside, che mantenne fino al 1914.
In questa scuola ebbe al suo fianco il poeta Cesare De Titta.
Proprio per la sua attività educativa scrisse un breve saggio “Dialetto e lingua. Avviamento dell’italiano nelle nostre scuole” per sostenere l’esigenza di impartire agli scolari dialettofoni un adeguato insegnamento pratico del toscano, assecondando le tendenze didattiche prevalenti allora.
Nell’ultimo trentennio della sua vita collaborò intensamente, con saggi di folclore, dialettologia e storia, a vari periodici culturali abruzzesi, nonché a riviste straniere, come Romanische Forschungen di Erlangen in Germania.
Gennaro Finamore morì a Lanciano il 9 luglio 1923.
Dopo la sua morte i due figli, Amedeo e Nino, vendettero il palazzo di Gessopalena trasferendone l’immensa biblioteca a Sant’Eusanio e successivamente fecero molte donazioni di libri alle biblioteche di Lanciano, Ortona e Chieti.
Secondo il filologo e storico della letteratura italiano Paolo Toschi, l’opera di Gennaro Finamore ed il suo metodo scientifico nello studio del dialetto ebbero il merito di dare un notevole apporto all’avvio degli studi demologici in Italia.

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