QUESTO MESE SORPASSIAMO… L’AGGRESSIVITÀ 

di Vittorio Gervasi (Num. Maggio 2018)

 

Ogni mattina mi reco al lavoro e passo di fronte ad almeno tre scuole. Sistematicamente c’è chi parcheggia fuori posto, intralcia il traffico, crea confusione, e se ti permetti, delicatamente, anche soltanto con un cenno, di invitarlo a spostarsi o a parcheggiare in maniera un po’ più civile, ti ricopre di improperi.
Dicevo che ogni mattina accade lo stesso rituale di fronte alle scuole – nel mio caso almeno tre volte nel giro di pochi minuti – ma la musica è la stessa in coda all’ufficio postale o attendendo il proprio turno in qualsiasi ufficio pubblico; oramai è esperienza di tutti i giorni.

Perché accade? Perché in giro c’è una tensione talmente forte, talmente spessa, che si potrebbe quasi tagliare a fette.
Siamo tutti arrabbiati – per cosa con esattezza non lo so – ma di certo non siamo tranquilli.
Ogni vicenda, anche la più banale, diventa motivo di discussione animata che spesso sfocia in insulti e violenza verbale nel migliore dei casi. Non tocco il tema social network (Facebook in primis) perché già in passato credo di averlo trattato ampiamente visto l’uso deteriore che alcuni – non pochi – ne fanno. Qualcuno dice che sia la crisi economica a generare tanta tensione. Altri sostengono che il logorio della vita moderna sia la vera radice di questo malessere. A giudicare dai comportamenti che riguardano un po’ tutti – genitori verso figli, figli verso genitori, fidanzato contro fidanzata e viceversa, marito verso moglie, bullo contro compagno debole e potrei proseguire all’infinito – il problema forse risiede nell’incapacità di relazionarsi con gli altri, ma non solo, c’è dell’altro. Si sta diffondendo come un virus uno stile di vita che coltiva il Narciso che si nasconde all’interno di ciascuno di noi. Una sorta di desiderio irrefrenabile di auto-affermazione prevaricatrice di ogni esigenza altrui. Esisto io e soltanto io, tutto ciò che si frappone alla mia piena soddisfazione e al mio consumo va fatto saltare. Come se l’uomo fosse un recipiente da riempire fino a renderlo stracolmo; ma per farci cosa? Generalmente le soddisfazioni più profonde dell’uomo non sono materiali. E non sono nemmeno di potere. Appaiono tali, ma appena raggiunte lasciano un sapore amaro difficile da rimuovere e si appalesano per quello che realmente sono… poca cosa. L’esperienza lo insegna benissimo. L’uomo ha un bisogno profondo di senso, di significato, di qualcosa che trascenda la pura materialità e quando non lo trova dà segni chiari di insoddisfazione che in molti casi si sfogano sotto forma di rabbia. Dalla rabbia a trasformarsi in aggressività è questione di un attimo.  Sorpassiamo entrambe, rabbia e aggressività: nessuna delle due ci aiuterà a guarire i nostri malesseri.

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