Il Grande Sorpasso
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NUOVA PESCARA. UNA COSTRUZIONE COLLETTIVA, PUBBLICA, TRASPARENTE, PARTECIPATA

di Giuseppe Di Giampietro, arch, phd, digiampietro@webstrade.it

Sempre più spesso si sente dire che Nuova Pescara manca di un progetto. In realtà manca di piani pubblici trasparenti e partecipati. La forma leggibile di un’identità collettiva e di un progetto per il futuro. Sono da avviare subito. Prima della nascita della nuova città.

1. La costruzione della città nuova non è solo un’operazione di ingegneria amministrativa e di apparati burocratici unificati. E’ soprattutto una costruzione collettiva, in cui cittadini, associazioni e portatori  di interessi delle 3 città si confrontano, riflettono sul proprio presente, dichiarano i problemi, le aspirazioni di cambiamento e le esigenze di tutela di cui ciascun gruppo è portatore. I tecnici dei vari settori, incaricati della formazione dei piani, architetti, ingegneri, sociologi, statistici, studiosi di economia e di ambiente, raccolgono i dati e compilano il quadro analitico e conoscitivo della realtà del territorio esistente, formulano i diversi scenari di trasformazione e la alternative possibili per la città nuova, con le possibilità e le conseguenze o impatti dei diversi  orientamenti. Questa è la fase analitica di formazione dei piani della città nuova (urbanistica, della mobilità, dei servizi e infrastrutture, del verde e dell’ambiente). E’ un’operazione collettiva, integrata, non solo tecnica, ma pubblica, trasparente e partecipata, fatta con la raccolta di dati, la loro pubblicazione, la discussione,  il confronto, e l’ascolto delle diverse interpretazioni ed istanze, di cittadini,  ed attori del territorio. Questa fase si sarebbe dovuta già svolgere, prima della fondazione della città nuova. Questa fase è fatta di indagini demografiche, economiche, statistiche, sulla consistenza edilizia, dei servizi e infrastrutture esistenti. Indagini sulla mobilità, incidentalità, pendolarismi tra i diversi comuni dell’area, il ruolo dell’area ed i rapporti con gli altri territori. Analisi che descrivono funzionamento e problemi di un territorio che è già percepito come unitario, come dichiarato con il Referendum del 2014, ma che pochi conoscono nella sua interezza e interazioni. Le analisi sono fatte anche con interviste a testimoni esperti e rappresentanti delle realtà economiche, sociali del territorio. Il territorio fisico, ambientale, vegetale, naturale, storico culturale viene descritto con dossier e rapporti pubblicati e discussi in eventi e archivi telematici. Essi formano i pilastri di un’identità collettiva i che si va strutturando. Questa fase di studio, confronto e ascolto, propedeutica alla formazione dei piani, si doveva (si deve) finanziare con i fondi della “dotazione D’Alfonso”. Una parte dei 110 milioni di euro accantonati per la formazione di nuove città.

2. A questa fase conoscitiva, di ascolto, costruzione di scenari di crescita, di specializzazione e integrazione, dovrà seguire poi, dopo la elezione dei rappresentanti della città nuova, la fase politica, delle scelte e della costruzione del progetto della città nuova, in cui spetteranno ai politici eletti, le scelte di localizzazione di servizi, infrastrutture, modalità  di trasformazione e tutela, con l’assunzione di responsabilità di fronte ai cittadini ed operatori del territorio. E’ questo il processo di partecipazione, pubblico, trasparente e condiviso della formazione dei piani della città nuova.

E’ il momento in cui le comunità si confrontano e scoprono un’identità nuova, fatta di diversità molteplici, ma unita in una realtà territoriale nuova, integrata e complementare. 

3. Il tutto non è uguale alla somma delle singole parti. E’ una realtà nuova. Non Pescara, o Grande Pescara, ampliamento della città capoluogo, ma Nuova Pescara, diversa da ogni realtà autonoma, nucleo urbano di una città da 200 mila abitanti, polo di servizi, infrastrutture,

di grande valenza ambientale, centro di ricerca, innovazione, comunicazione, per l’intero Abruzzo. Al servizio di quella Città-Regione da 1,3 milioni di abitanti, di cui essa è centro di servizi e innovazione. La più importante città del medio Adriatico, da Ravenna a Bari. Che potrà, in futuro, con la forza dei suoi servizi e infrastrutture, superare la dimensione provinciale e aspirare a svolgere la funzione di città  metropolitana da oltre 350 mila abitanti, su 3 province. Cuore innovativo europeo della città regione dei parchi, del turismo, dei congressi, delle fiere,  hub e polo Adriatico complementare delle grandi aree metropolitane di Roma e Napoli. Una città metropolitana integrata che andrà, perlomeno, da Silvi a Francavilla, da Pescara a Chieti scalo, a Spoltore a Cepagatti e Pianella, ma integrata con le grandi infrastrutture ferroviarie e autostradali al porto di Ortona, all’interporto di Manoppello, al fondovalle Vestino dell’antica tranvia Penne Pescara, di cui Montesilvano è il nuovo hub.

4. Le reti che uniscono i diversi territori della città nuova, in un territorio che funziona in maniera integrata, policentrica e multiforme, sono come quelle che in passato hanno avviato questa integrazione territoriale. Le Line telefoniche (del prefisso 085), la tranvia Penne-Pescara che ha segnato la nascita dei servizi di trasporto interurbani  della “Gestione Governativa”. L’asse attrezzato Pescara-Chieti, strada extraurbana principale a carreggiate separate e svincoli distanziati, che ha creato i policentrismi complementari,  universitario, ospedaliero, dei grandi centri commerciali. Mancano oggi l’integrazione fieristica, congressuale, culturale, sportiva, del verde e delle acque, da costruire con il progetto della città nuova.

5. Oggi vanno ripensati, come strumenti di integrazione urbana la filovia, da Silvi a Francavilla, e da Pescara alla storica filovia di Chieti Scalo. La nuova linea V1 da Montesilvano Alberghi a Pescara stazione, attesa per 30 anni, oggi con il servizio in sede propria e frequenza ogni 10 minuti, ha già  cambiato il modo di usare ed il valore della fascia costiera di Pescara Nord-Montesilvano. Molto di più può fare, passando da 6-8 mila passeggeri/giorno a oltre 20 mila, numero dei veicoli/giorni che oggi transitano sul lungomare.  Con un progetto integrato di percorsi ciclopedonali e verde di adduzione e la prosecuzione in sede propria alberata verso Francavilla, Silvi e Chieti Scalo, potrebbe veder nascere un modello urbano unico, straordinario, di grande efficienza e qualità ambientale, la”città pedonabile” (a walkable city) sull’asse urbano baricentrico TCSP in sede propria, con parcheggi di interscambio esterni e percorsi pedonali verdi di adduzione sugli antichi “cavatoni” di bonifica. 

La ferrovia a doppio binario Pescara-Roma, sta già disegnando la RER, rete espressa regionale, sul fondovalle in destra del Pescara fino a Manoppello interporto e a Sulmona valle Peligna. In futuro, l’aeroporto di Pescara, integrato con il servizio ferroviario potrebbe diventare il terzo aeroporto di Roma.

6. Certo non sono piani della città nuova Il PUT piano urbano del Traffico di Montesilvano, che, dopo 30 anni di colpevole assenza, arriva nel silenzio, senza fase analitica conoscitiva pubblica, senza discussione, senza confronto e partecipazione, senza conferenza dei servizi né dialogo con i comuni vicini di Nuova Pescara, nè quelli limitrofi di Città S. Angelo, Silvi o Cappelle. Qual è la città che andiamo a costruire, migliore di quella attuale? Lo stesso possiamo dire per il PUMS piano urbano della mobilità sostenibile di Pescara, piano delle infrastrutture strategiche, di lunga durata, che si ferma a Santa Filomena e all’inizio dell’aeroporto, ai confini comunali. Senza relazione con la città vera dei 200 e 350 mila abitanti. Come fare la terza corsia dell’autostrada A14, oggi ferma a SantElpidio nelle Marche? Essa, allargata un poco più  a monte, permetterebbe di trasformare l’attuale A14 a 2 corsie nell’asse attrezzato costiero, per liberare e riqualificare la SS16 Adriatica ed i lungomare per la mobilità urbana sostenibile. Ugualmento strategico, per caratterizzare l’alta qualità ambientale del territorio, ricucire i boschi collinari, i fondovalle fluviali  e le pinete litoranee è un Piano del Verde, dei corridoi ecologici, dei  Parchi metropolitani, tra cui il nuovo Parco del  del Saline -Piomba, uniti da corridoi ecologici, viali alberati a priorità ciclopedonale. Reti verdi e blu che ricuciono i territori, il paesaggio, la biodiversità. In una città-foresta verde e blu, del mare, dei colli boscosi, dei fiumi. Pescara sta facendo un Piano del Verde, ma ancora una volta senza Spoltore e a Montesilvano. Senza dimensione e senza senso. Oggi ci sono 3 Regolamenti del Verde. Tutti da riscrivere e unificare per guidare la  trasformazione della città-verde. Occorra pure un piano per le reti idriche, le reti fognarie separate di acque bianche e acque nere. Un piano per la raccolta differenziata  dei RSU rifiuti solidi urbani, estesi alla città  unica. Perché non potrà esserci bandiera blu per un comune se quello limitrofo ne è privo. 

Dell’urbanistica della città a zero consumo di suolo che si trasforma su se stessa non posso dire qui. Ma è ovvio che occorre discutere insieme e riscrivere le regole, perché non esiste più la città del centro congestionato e delle periferie dormitorio. Come l’urbanistica delle zone di espansione non è più quella delle demo-ricostruzioni. La qualità urbana deve essere unica, ed integrata, pur nelle diverse vocazioni territoriali. 

7. Molto c’è ancora da fare per costruire la città nuova. Ma tutto andrebbe molto meglio se i politici le smettessero di pensare di essere solo loro i pensatori e demiurghi delle nuove realtà territoriali, e si rendessero conto di essere loro stessi  molti passi indietro rispetto alla realtà territoriale che sta cambiando,  di cui pensano di essere padroni ed artefici, ma che in realtà forse non comprendono, che sta cambiando più velocemente della loro capacità di stargli dietro. Noi crediamo in un grande futuro, da inventare insieme. Di cui Nuova Pescara è solo la prima tappa di un percorso collettivo.

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