Non andate a votare
Il referendum del 20-21.06.26 è una farsa! Mortifica l’intelligenza dei cittadini
Avv. Domenico di Carlo
Consigliere regionale e Presid. delle riforme istituzionali
I lettori e i cittadini tutti sapranno certamente che il nostro giornale da anni si occupa, senza risparmiarsi della lotta politica per la nascita della “Nuova Pescara”. È un evento storico di grande rilievo. È la fusione più grande d’Italia. È un orgoglio per quella classe politica del nostro territorio che ci ha sempre creduto.
Quella classe politica del fare e del rispetto per i cittadini. La classe migliore, oserei dire, che da anni lotta nelle Istituzioni contro ogni ostracismo che vorrebbe affossare questo disegno solo per ragioni di potere e di provincialismo-clientelare.
La “vulgata populista” contraria alla nascita della “Nuova Pescara”, enfatizzata soprattutto dai sindaci di Montesilvano e Spoltore, sostiene che i cittadini non compresero appieno il senso del referendum del 25 maggio 2014, perché chiamati ad esprimere il voto contestualmente anche per i candidati delle Europee, Regionali e Comunali.
Un tale ragionamento è inaccettabile, provinciale, ridicolo ed umiliante per gli elettori. Se si desse credito a un tale pensiero, significherebbe che gli elettori si sbagliarono persino a votare l’onorevole Luciano D’Alfonso a presidente della Regione Abruzzo. Marco Alessandrini a sindaco di Pescara, Francesco Maragno a sindaco di Montesilvano. Ma così non è stato.
I cittadini hanno votato con consapevolezza per il loro destino e gli interessi generali. Essa si chiama “volontà popolare” che forma e garantisce la libertà e la democrazia per tutti. Si ricorda che si espressero favorevolmente alla “Nuova Pescara” a Pescara con il 70,52%, a Montesilvano con 52,23% e a Spoltore con il 51,12%.
Merita ancora non tralasciare il ragionamento e il confronto sulla proposta di legge presentata alla Camera dei deputati dall’onorevole Sottanelli. Il giorno della presentazione era stato preceduto da un lungo periodo, come oggi, di forti tensioni tra le forze politiche, in modo trasversale, per la nascita della “Nuova Pescara”.
A molti, a buon motivo, è sembrato più un tentativo per dilazionare “sine die”, distraendo l’opinione pubblica dalla questione più sentita degli ultimi anni. Continuando il nostro ragionamento, un interrogativo dobbiamo porcelo: per la nascita della “Nuova Pescara”, se non si riesce a trovare una soluzione tra le tre città, ci spieghi l’onorevole Sottanelli con quale apparato diplomatico riuscirà a mettere d’accordo 46 comuni dell’intero territorio provinciale per la istituzione della Città Metropolitana, visto che non è un disegno di legge di iniziativa di Governo, ma una proposta di legge di iniziativa parlamentare.
Ma vi è di più, anche se la legge 56/2014 non prevede espressamente che la città metropolitana sia la città capoluogo di Regione, nei fatti, però il Governo ha operato come se lo fosse. Infatti, nelle regioni a statuto ordinario ben nove città sono capoluogo di Regione ed una sola, Reggio Calabria, capoluogo di Provincia. Ma per quest’ultima fu il Governo di allora a volerla per i gravi problemi istituzionali e socioeconomici. Furono indicati obiettivi strategici di riscatto sociale e territoriale, nonché di ordine pubblico a causa della infiltrazione mafiosa nelle istituzioni nell’intero territorio reggino.
Ancora, per la istituzione della Città Metropolitana sono richiesti elementi di omogeneità territoriale, oltre che socioeconomici, mentre la Provincia di Pescara si presenta con elementi di disomogeneità territoriale tra le zone interne montuose e collinari, con quelle costiere. Sono disomogenei gli interessi socioeconomici e quelli istituzionali e i diversi fini.
Infine, per chi segue la politica sa che, ad un anno dalle elezioni politiche generali, una proposta di legge di tale portata rischierebbe di non essere nemmeno calendarizzata. Un agire poco etico e rispettoso degli elettori.
Dalla nascita della “Nuova Pescara” scaturiranno vantaggi per i cittadini dell’intera area. Sinteticamente li analizzo:
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i cittadini di Montesilvano e Spoltore avranno il beneficio naturale della rivalutazione del patrimonio edilizio urbano, uniformandosi ai parametri di Pescara;
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la gestione unificata dei servizi ( ad esempio raccolta rifiuti, manutenzione urbana, servizi scolastici eccetera) li renderà più efficienti ed economici migliorandone la qualità;
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il Sindaco e la Giunta della “Nuova Pescara” potranno competere a livello nazionale e regionale per ottenere maggiori investimenti;
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unico piano urbanistico di sviluppo del territorio per l’area Pescara-Chieti-Vestina, valorizzando le infrastrutture esistenti e realizzando le nuove necessarie;
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unico soggetto nelle gare d’appalto e specialmente quando si tratta di gestire velocemente bandi di gara con la rendicontazione dei lavori pubblici in tempi stretti (un esempio odierno e la gestione degli appalti in ambito PNRR);
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la riduzione degli apparati politici e burocratici comporterà una riduzione della spesa pubblica;
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minori tasse per i servizi.
L’Assemblea costitutiva della “Nuova Pescara” dovrà riunirsi e approvare entro metà giugno (data di verifica del processo di fusione) le convenzioni dei servizi fondamentali. Si spera in una rapida approvazione.
Ma se prevarrà ancora una volta il clima della dilazione inconcludente, nessuno si scandalizzerà, dopo 12 anni di attesa, se la Regione mettesse fine a questo teatrino poco edificante nominando un commissario regionale. Sarebbe una scelta lungimirante, perché appianerebbe le divergenze tra i tre comuni per la parte tecnico amministrativa e quella politica.
Il Commissario agirebbe in tempi brevi sulla base dello statuto provvisorio che garantisce ai cittadini delle tre città in vista di una fusione definitiva.
A conclusione di questa riflessione con i nostri lettori e cittadini, posso riferire che da uno studio effettuato da economisti sui costi di fusione fra comuni, essi hanno rilevato l’effetto moltiplicatore del dato economico, soprattutto per gli appalti pubblici, quindi sviluppo e crescita occupazionale per l’intera area della “Nuova Pescara”. Ciò ovviamente coinvolgerebbe il terziario, il turismo alberghiero-balneare e indirettamente anche quello di montagna, con una rinnovata vitalità per l’intera area. Viva la nuova Pescara!

