Il Grande Sorpasso
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LO SPORT INSEGNA: IL FUTURO È GIÀ QUI

di Ermanno Falco

Ci siamo accomiatati dalla fallimentare stagione calcistica 2025-2026 con le tristissime immagini dei disordini avvenuti fuori dalla stadio “Adriatico-Cornacchia” lo scorso 8 maggio al termine di Pescara-Spezia, un insulso pareggio (l’ennesimo) servito solo a decretare la retrocessione, mano nella mano, di entrambe le contendenti.

È stato come se il destino beffardo avesse previsto in anticipo l’infausto esito comune ed avesse deciso di riunire in un unico, malinconico palcoscenico le peggiori della classe, un’accolita, quest’ultima, già di per sé scadente a livello generale.

La vicenda del Delfino appare comunque oggettivamente sconcertante: dopo un avvio a dir poco disastroso, protrattosi per quasi tre quarti di torneo, con un organico palesemente inadeguato a reggere il confronto con chicchessia, il calciomercato di gennaio aveva risollevato quasi miracolosamente prestazioni, classifica ed entusiasmo di sostenitori e addetti ai lavori.

Il popolo biancazzurro aveva fondatamente creduto nella resurrezione della squadra e le vittorie contro Avellino, Palermo, Bari, Virtus Entella e Reggiana, ispirate dall’apporto decisivo del duo Insigne-Brugman che avevano tirato in alto l’intero complesso, inducevano verso il rosa, prospettive ed auspici che andavano ben oltre la speranza di salvezza e semmai facevano rimpiangere di non essere partiti sin dall’inizio forti di cotanto potenziale tecnico-atletico.

Poi improvviso ed inaspettato ecco piombare il buio: si affronta la modesta Sampdoria di questi tempi e dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio, a otto minuti dal termine si subisce il pareggio e in pieno recupero l’inatteso sorpasso dei quasi increduli blucerchiati.

Si va a Carrara, si ribalta l’iniziale vantaggio dei padroni di casa, si spreca l’1 a 3 che avrebbe chiuso il match per poi subire il pareggio dei locali ad una manciata di minuti dalla fine.

Nel turno successivo ci fa visita la Juve Stabia di mister Abate, una signora squadra tosta e manovriera che fa gioco e punti ad onta dei seri problemi societari che attanagliano il club gialloblu. 1 a 1 il risultato finale con gli ospiti che vanificano agevolmente il golletto firmato su punizione da Insigne con l’evidente complicità del portiere avversario.

E poi? Poi c’è una delle pagine più nere dell’intera storia del Delfino: la tragicommedia di Padova su cui si è scritto di tutto e di più e di cui ancora molto si discuterà in avvenire. Una sfida decisiva persa in circostanze alquanto inusuali che, al di là di recriminazioni e congetture, ha di fatto decretato la disgraziata retrocessione di Gorgone e compagnia (bella?) nell’inferno della Lega Pro a distanza di neppure 12 mesi dalla “magia” compiuta davanti ad una folla in delirio da Silvio Baldini.

L’ultima partita cui abbiamo fatto cenno all’inizio è servita così solo a certificare il completo fallimento di una stagione in cui errori e responsabilità si sono sommati sino a formare una montagna in vetta alla quale sono riconoscibili diversi imputati di correità nella bancarotta calcistica testè perpetrata.

Resta ferma e severa la condanna per gli episodi di rabbia e di violenta contestazione che hanno reso ancor più amaro e ignobile un disastro sportivo che con analisi retrospettiva si poteva preconizzare con chiarezza sin dalla scorsa estate.

Sarebbe molto meglio che tutta questa energia contestatrice venisse una buona volta distolta dalle vicende sportive e, depurata da ogni forma di violenza e prevaricazione, convogliata verso forme partecipative di vita democratica tese a costruire un avvenire più solido e brillante per i nostri eredi e la nostra comunità.

Pescara e le realtà urbane che la circondano e che a lei debbono gran parte della propria economia e della propria relazionalità sociale meritano molto più di una mediocre collocazione in terza fila nello sport come nelle attenzioni e conoscenze della comunità nazionale.

Da troppo tempo ormai resta inattuato un progetto politico, sociale e culturale, forte dell’approvazione popolare di ben tre comuni, indirizzato verso obiettivi di nuove ed accresciute attrattività ed autorevolezza, destinato a beneficiare non solo i territori interessati ma l’intero Abruzzo, quanto mai minacciato da sinistri fantasmi che si chiamano spopolamento, invecchiamento demografico e desertificazione industriale.

Si tratterebbe, del resto soltanto, di adeguare alla realtà fattuale apparati amministrativi che con la loro divisione ostacolano o addirittura impediscono pianificazioni e programmi che solo riuniti sarebbero in grado di soddisfare efficacemente le richieste e i bisogni reali dei cittadini.

E chi pervicacemente si oppone a questo disegno per interessi vari, tanto egoistici quanto artificiosi, deve rendersi conto una buona volta che per quanto ostinata e ottusa dovesse essere la loro resistenza al cambiamento, prima o poi il loro agire sarà sconfessato dalla Storia con la maiuscola, quella “Magistra vitae” di Ciceroniana memoria che come un fiume, a seconda dei casi impetuoso o flemmatico, non si ferma mai e trova sempre il modo e la forza di procedere ad onta di chi, con zelo degno di miglior causa, recalcitra e s’impunta senza ragione e diritto.

IN OGNI MOMENTO E IN OGNI PAESE CI SONO PERSONE CHE CERCANO

DI FERMARE LA STORIA” (Robert Kennedy)

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