Il Grande Sorpasso
Primo piano

L’asino, il sindaco e il codice F646

di Freccia

C’è una sigla, F646, che a Montesilvano funziona da bandiera. È il codice catastale del Comune, quello che ogni nato lì ritrova dentro il proprio codice fiscale. Il Comitato che si oppone alla fusione con Pescara – istituita per via referendaria il 25 maggio 2014 con il 64 per cento dei sì e oggi disciplinata dalla L.R. Abruzzo 17 marzo 2023, n. 13 – ne ha fatto il proprio simbolo. Una bandiera fatta di anagrafe, catasto, burocrazie e acari della polvere. Nella storia dei localismi italiani può davvero dirsi un unicum, neanche la Liga veneta si era spinta a tanto.

Sotto la sigla, una parola: montesilvanesità. La rivendicazione di un’identità etnica in un tratto di riviera adriatica di poche centinaia di metri saldato in continuum urbano con i due Comuni limitrofi da almeno due generazioni. La popolazione attuale viene in larga parte dall’entroterra abruzzese, dal Mezzogiorno, dall’Europa orientale, dal Maghreb. I nati F646 ancora viventi, stima ragionevole, sono meno di mille su circa cinquantamila residenti e tutti mangiano rostelle, esattamente come quelli che vivono a sette chilometri in su o in giù.

Resta da capire chi quella sigla la difenda. Il sindaco di Montesilvano, Ottavio De Martinis, è nato a Pescara: codice catastale G482. La collega di Spoltore, Chiara Trulli, a Ortona, addirittura provincia di Chieti: G141. Lillo Cordoma, ex sindaco e oggi presidente del Comitato del No, è nato a Melito di Porto Salvo, costa jonica reggina: F112 anni luce dalla montesilvanesità. Nessuno dei tre porta nel codice fiscale la sigla scelta come vessillo eppure vi si immolano a devoti sbandieratori.

Sul piano giuridico la vicenda è altrettanto curiosa. Il 20 e 21 giugno 2026 i cittadini di Montesilvano sarebbero chiamati a esprimersi su un referendum consultivo in cui gli si chiederebbe se siano contrari a che il Consiglio comunale chieda alla Regione di modificare la L.R. 13/2023, escludendo il Comune dalla fusione. 

Bisogna fare uno sforzo di logica per comprendere il senso del quesito, la domanda è in doppia negazione, meglio sedersi prima di leggere. Che ci si voglia cimentare o meno coll’astrusa richiesta, la risposta, in ogni caso, non produrrà effetti: l’articolo 31 dello Statuto della Regione Abruzzo riserva l’iniziativa legislativa, oltre che ai consiglieri e a cinquemila elettori, ai consigli comunali “in numero non inferiore a cinque”. Il Consiglio comunale di Montesilvano da solo non può presentare nulla a chicchessia. Sull’analogo referendum indetto a Spoltore pende già ricorso al TAR oltre che la medesima meschina sorte. 

Il calendario regionale, intanto, procede. L’amministrazione di città unitaria nascerà il 1° gennaio 2027. La legge prevede, in caso di inerzia degli organi locali, la nomina di un commissario ad acta da parte del Presidente della Giunta regionale. 

In ogni caso la città c’è già, basta prendere Google maps e sorvolare virtualmente l’area: un unico agglomerato urbano, fatto di case, strade e palazzi abbracciati ai due fiumi, aggrappati alle colline di sabbia e ciotoli e slanciati nella val Pescara fino ad inghiottire l’aereoporto ed oltre ancora fino alle pendici di Teate.

Le ragioni dichiarate dei negazionisti parlano fumosamente di tradizioni e prossimità al cittadino. Quelle meno dichiarate riguardano, forse, la materia più sensibile dei tre territori: l’urbanistica. Tre piani regolatori che hanno convissuto per decenni con disinvolture diverse, geografie clientelari sedimentate, rendite di posizione che una pianificazione di scala metropolitana – con standard omogenei e controlli unificati – comprimerebbe in misura non irrilevante. Di buono c’è che dopo oltre un decennio di politichese, in cui si lavorava per non lavorare in un patetico balletto a passo di gambero, almeno oggi sappiamo che non hanno mai voluto realizzare il mandato della Legge, e questo in Democrazia dovrebbe portare a conseguenze ferali, almeno per le carriere politiche.

Qualche giorno fa è circolata una fotografia del Sindaco accanto ad un asino, durante una manifestazione locale. L’immagine ha attirato commenti. È plausibile non vi fosse, da parte degli organizzatori, alcun intento simbolico. L’asino è animale paziente, capace di lunghe percorrenze su terreni accidentati. Anche ostinato, secondo una tradizione che gli zoologi tendono a ridimensionare.

Se il 20 e 21 giugno gli elettori di Montesilvano voteranno non possiamo ancora dirlo con certezza, fatto sta che il calendario regionale proseguirà e il codice F646, dal 1° gennaio 2027, cesserà di esistere.

Dedicato ad Antonio Zimei, amico personale, nato a Pratola Peligna e morto tropo presto, emigrato in Venezuela, approdato di ritorno sulla costa dalle parti del Saline, dove ha fondato un pezzo di Adriatica la città del futuro: grande cittadino del mondo che mai si sarebbe fatto imbrigliare nei codici del catasto urbano.

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