Ho già votato
Abbiamo deciso di commentare la scelta di indire un referendum farlocco da parte delle amministrazioni di Montesilvano e Spoltore prima del pronunciamento del TAR Abruzzo sulla richiesta di annullamento dei due referendum da parte della Associazione Nuova Pescara e di alcuni cittadini.
I due referendum, come spiegato nell’articolo dell’avvocato Domenico Di Carlo a cui vi rimando, non incide in alcun modo sulla Legge Regionale vigente come anche candidamente ammesso dagli amministratori che lo hanno propugnato.
Qual è quindi il razionale per indire un referendum che non avrà effetto diretto sulla Legge Regionale 13/2023?
Immagino esclusivamente contare la parte di città che si oppone alla Legge Regionale vigente.
Contare perché?
Per tentare di condizionare politicamente il Consiglio regionale a modificare la predetta Legge Regionale.
A tale proposito il presidente del Consiglio Regionale e il presidente della Giunta regionale hanno ripetutamente espresso la loro contrarietà a modificarla.
Ed allora perché contarsi?
Perché i proponenti stanno volantinando in lungo e in largo la città come non si vedeva da decenni?
Qual è il vero motivo?
Per mostrare la contrarietà alla nuova città di Pescara è maggioritaria.
La realtà è che i cittadini di Montesilvano e Spoltore sono sostanzialmente divisi a metà come dimostrato nel referendum del 2014 con una leggera maggioranza dei favorevoli, mentre i cittadini di Pescara sono largamente favorevoli.
Ricordo per chi avesse dimenticato i numeri cristallizati nel referendum del 2014:
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affluenza 69,46% (aventi diritto 160.464, votanti 111.407)
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favorevoli Montesilvano 52,23%
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favorevoli Spoltore 51,15%
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favorevoli Pescara 70,32%
I promotori insistono nell’affermare che molti non avevano compreso il quesito e che hanno cambiato idea. Ammesso ciò sia vero oggettivamente è improbabile il cambio dell’opinione di alcuni, sempre che non ci sia un equivalente cambio di opinione di chi era contrario all’epoca e che la modificazione della coorte elettorale non modifichi il risultato (i giovani sono mediamente più favorevoli che contrari), sia sufficiente per ribaltare una maggioranza schiacciante pari a 2/3 dell’intero corpo elettorale.
A che pro quindi mobilitarsi in tale guisa?
L’unica motivazione è dare un segnale politico di esistenza e di resistenza. Peccato che tale affermazione di esistenza venga fatta pagare a tutta la comunità.
Sarebbe interessante chiedere il conto dei costi sostenuti a chi ha approvato la delibera se il TAR decidesse l’annullamento dei referendum.
Il punto politico che vorrei rimarcare e che non ho finora percepito nei commenti delle bande che si azzannano per il si e per il no è quello dell’avvelenamento dei pozzi.
Si, gli amministratori di Spoltore e Montesilvano hanno deliberatamente “avvelenato i pozzi” non lasciando alcuno spazio alla composizione del conflitto tra le due parti, favorevoli e contrari, ma anzi hanno esacerbato lo scontro con il loro posizionamento intransigente.
Le due amministrazioni hanno lavorato per anni nell’osteggiare il processo di fusione incardinato prima nella Legge Regionale n. 26 del 24 agosto 2018 e poi nella Legge Regionale n. 13 del 17 marzo 2023 ed ora hanno deliberato l’indizione di due referendum farlocchi per chiedere ai cittadini se sono d’accordo nel non proseguire nel percorso richiesto dalla Legge Regionale vigente.
È un atteggiamento non rispettoso nella sostanza della Legge vigente ed è per questo motivo che il Comitato di Montesilvano per la Nuova Pescara ha chiesto accesso agli atti per comprendere quali atti le tre amministrazioni hanno prodotto per assecondare la richiesta della Legge regionale vigente. La sensazione è che negli ultimi mesi abbiano galleggiato non procedendo ad alcuna attività concentrandosi sulla organizzazione dei referendum farlocchi, quindi nella sostanza non hanno rispettato quello che la Legge vigente chiedeva loro.
Personalmente non sono mai stato d’accordo con l’assunto della Legge Regionale n. 26 del 24 agosto 2018 parzialmente modificata nel 2023, del far decidere alle amministrazioni cessanti le regole della nuova entità. Avrei preferito la nomina di un commissario per le decisioni minime lasciando al nuovo Consiglio comunale la scelta delle regole di funzionamento della nuova città di Pescara. Era chiaro la norma deliberata dalla Giunta D’Alfonso avrebbe portato le tre amministrazioni a non trovare un punto di mediazione in un processo non ben definito e senza una chiara responsabilità attribuita. Io non ero e non sono d’accordo con quell’approccio ma la Legge va rispettata ed io la rispetto.
Come possono amministratori non rispettare la legge Regionale per me onestamente è un mistero.
Ma ammesso per assurdo si svolgano i due referendum e l’affluenza fosse intorno al 30%, perché molti non riconoscerebbero il senso del referendum, e la maggioranza fosse contraria alla nuova città di Pescara, cosa accadrebbe secondo i proponenti?
Nulla perché i presidenti di Consiglio e Giunta regionale si sono espressi per una ferma posizione di applicazione della Legge Regionale vigente.
Quale l’impatto con i pozzi avvelenati?
Lo scontro tra le due posizioni sarebbe insanabile.
La politica dovrebbe incarnare l’arte della mediazione per rappresentare tutte le istanze e se le due città sono divise a metà prendetene atto e trovate la modalità per comporre le ragionevoli istanze dei due fronti e identificate il percorso comune di composizione dello scontro. Invece cosa si è fatto? Alimentare lo scontro.
Con quale fine?
Boh!
Onestamente uno spettacolo indecoroso.
Tendo a rispettare sempre chi non la pensa come me e tento sempre di carpire le motivazione di una differente posizione. In questo caso non riesco davvero a comprenderla e la difesa della montesilvanesità da parte di chi è nato in Calabria è quantomeno ridicola. Montesilvano in 50 anni è decuplicata con l’arrivo di tanti abruzzesi dell’interno e tanti da fuori regione e sostenere di voler conservare la montesilvanesità come argomento forte è offensivo oltre che ridicolo. Io stesso sono figlio di due emigranti in Svizzera provenienti dal teramano e rientrati nel 1976 in Abruzzo a Montesilvano prossimi al nucleo economico attrattivo dell’intero Abruzzo, Pescara. Come me tanti altri. E la maggioranza di questi quando si sono trovati a rispondere al quesito referendario hanno risposto SI.
Ricordo che l procedimento di fusione è materia regionale e nulla possono in merito i Consigli comunali e l’atteggiamento degli amministratori è quello di far credere che ripetendo il referendum si possa modificare il processo in atto, in sostanza uno sviamento degli elettori chiamati a referendum. Ritengo davvero imprudente tale atteggiamento sviatorio.
Rimettere in discussione leggi vigenti non utilizzando gli strumenti previsti a tale fine comporta il risultato di confondere gli elettori e generare incertezza e conflittualità difficile da comporre.
Complimenti davvero, bel pateracchio!
Comunque io ho votato nel 2014 e mi aspetto venga attuata la Legge regionale 13/2023 e per la prima volta nella vita, se non verrà bloccato dal TAR, non parteciperò al referendum.


