Il Grande Sorpasso
CulturaRacconto a puntate

“The Beauty of Abruzzo” – Vasto e Costa dei Trabocchi

Primo episodio

   di Vittorina Castellano

Era uno di quei giorni in cui le condizioni meteo e l’ambiente stereotipato inducevano a desiderare di vivere in un luogo più ameno con tanto sole e verde dappertutto. Il cielo su Cincinnati era plumbeo e minaccioso, i boati dei tuoni risuonavano nell’aria pronta per uno scroscio torrenziale. Marco stava valutando una proposta di viaggio su una chat di abruzzesi nel mondo. Avrebbe potuto utilizzare quindici giorni di ferie estive, maturate in estenuanti turni fatti all’ospedale dove esercitava la professione di medico chirurgo. Aveva bisogno di staccare la spina per un po’ di giorni e di recuperare energia e benessere interiore. Fin da bambino ascoltava i racconti dei nonni che lo informavano della bellezza della loro terra d’origine, l’Abruzzo. Marco si era iscritto in un gruppo facebook ”The Beauty of Abruzzo” ed era stato inserito in una chat da un amministratore. Per l’estate avevano programmato un Tour di due settimane nei luoghi più magici dell’Abruzzo con visite a Borghi, Castelli, Parchi e Costa dei trabocchi. Sarebbe bastato un semplice click sulla scheda di adesione e avrebbe occupato l’ultimo posto disponibile. Esitò ancora qualche secondo, guardò la pioggia che sferzava i vetri e il desiderio del sole italiano ebbe il sopravvento. Nei giorni successivi, nelle pause dalla sala operatoria, Marco si recava a casa dei nonni per chiedere loro curiosità sulle cose da vedere nel viaggio. I nonni erano di Vasto e appena laureati in medicina accettarono un contratto per l’ospedale di Cincinnati. Erano della stessa città ma non si conoscevano, avevano frequentato scuole e Università diverse. Si conobbero sul posto di lavoro, s’innamorarono e decisero di rimanere negli Stati Uniti. La loro figlia Giulia, pediatra nello stesso Ospedale, era la madre di Marco. In famiglia erano soliti parlare in italiano per conservare il legame con la terra d’origine. Il giovane medico non avrebbe avuto problemi di comunicazione durante il Tour. All’Aeroporto di Fiumicino i partecipanti, tutti di origine abruzzese, provenienti da diverse località della terra, furono fatti salire su un pullman e condotti verso la regione dei loro sogni. Era ancora giorno e tutti iniziarono a familiarizzare con le asperità verdeggianti del paesaggio. Catene calcaree degradanti in zone pedemontane e ricoperte da folta vegetazione, colline con arroccati borghi surreali, al limite della vivibilità, pianure e colline sapientemente coltivate, solcate da corsi d’acqua fino alla vista del mare all’orizzonte. Le prime ombre della sera distolsero gli sguardi stanchi dei viaggiatori che si concessero un rilassante riposo sonnecchiando. Arrivarono in tempo per cenare nel Boutique Hotel prenotato e poi tutti andarono a dormire per essere pronti per la visita mattutina alla città. Marco era troppo stanco, il cambiamento di fuso orario non suggeriva di inviare messaggi a genitori e nonni, così, dopo una doccia ristoratrice, si abbandonò nel sonno.

Al tavolo della colazione si ritrovò con Pamela una giovane fotografa di Toronto, con Osvaldo, un coreografo di New York e con Ilary, una giornalista di Sydney. Conversarono del più e del meno esternando le loro prime impressioni di viaggio. Gli ospiti gustavano croccanti cornetti appena sfornati e farciti con miele, sorseggiavano cappuccini fumanti. Pane, burro e marmellata completavano una prima colazione all’italiana. Marco seduto di fronte a Pamela, aveva appreso che la ragazza aveva i genitori di Santo Stefano di Sessanio, emigrati appena sposati a Toronto per aprire un ristorante. L’aspetto dei giovani era piacevole, bionda con occhi verdi lei, castano con occhi scuri lui, entrambi con un sorriso accattivante e spontaneo. Squillò un cellulare.

«Ciao nonna, sono a fare colazione, ti avrei chiamata a breve, Tutto perfetto tra qualche minuto conoscerò la tua città, risentirò le tue parole in ogni angolo. Stai tranquilla, t’invierò tante foto, un bacione anche a nonno.»

Marco rispose e poi salutò nonna Maria. Il giovane medico sentiva una serenità interiore che non avvertiva da troppo tempo. Lo stressante lavoro in sala operatoria aveva irrigidito il suo animo tanto da non predisporlo a rapporti interpersonali, era in crisi con la ragazza che frequentava a Cincinnati e conoscere nuove persone non gli avrebbe fatto che bene. Il sapore del cappuccino era simile a quello che preparava la mamma; uno sguardo alla sala completa di ospiti che conversavano pacatamente e Marco chiese al cameriere della frutta fresca da portare nel giro turistico.

La guida condusse il gruppo in piazza Rossetti, un grande spazio ad anfiteatro sopra l’antica arena romana, vero nucleo del centro storico. Marco seguiva attentamente le spiegazioni e scattava foto per fissare le sue impressioni. Ricordava che il nonno gli aveva descritto il monumento a Gabriele Rossetti, poeta, intellettuale e patriota vastese, situato al centro della piazza. Marco confidò a Pamela che gradiva molto la conformazione della piazza con idonea pavimentazione in lastre di pietra chiara, abbellita da aiuole con palme, il tutto circondato da torri che le conferivano un aspetto solenne. Pamela annuì continuando a scattare foto.

«Scusami se a volte non rispondo, sono troppo impegnata a trovare gli scatti unici e particolari che faranno del mio blog di viaggi il top nel web. Non posso deludere i miei followers»

«Fai pure, non ti preoccupare, posso non esternare le mie emozioni.» Rispose Marco più deluso che infastidito.

Da Piazza Rossetti, dopo aver sostato sotto la Torre di Bassano, manufatto della cinta muraria a pianta circolare e sviluppata su quattro piani, il gruppo raggiunse Piazza Barbacani per ammirare l’imponente Castello Caldoresco, fortificazione costruita dall’ingegnere senese Mariano Di Jacopo nel 1439 per volere del marchese Giacomo Caldora. La guida, salendo sul gradino della monumentale fontana, iniziò a parlare.
«Il Castello sorge su un promontorio che domina la costa e rappresenta un esempio di architettura militare svevo-angioina. È a pianta quadrata, con un cortile centrale, originariamente dotato di quattro bastioni di cui ne restano solo due. Il castello resistette all’attacco dell’esercito di Ferdinando I d’Aragona, ma fu parzialmente demolito dalla popolazione. Acquisito dalla famiglia D’Avalos, fu fortificato con bastioni e torri. Oggi è proprietà privata e non è visitabile all’interno.»

«Un vero peccato, mio nonno mi ha raccontato che gli interni sono austeri ma eleganti – esclamò Marco con disappunto – ne avrebbero potuto mettere a disposizione per le visite anche solo una parte!»

I componenti del gruppo iniziavano a socializzare scambiando le impressioni suscitate dalla visita alla Cattedrale di San Giuseppe di origini medievali con elementi romanici e neogotici. Pamela continuava a scattare foto senza partecipare alle conversazioni. Marco inviò alla nonna un suo selfie davanti alla facciata romanica con un bel portale e un rosone trecenteschi.

«L’interno, a navata unica, è neogotico decorato con affreschi e dettagli in stile neo-medievale- informò la guida – da notare le colonne portanti e gli archi striati di verde, con capitelli corinzi. Notevoli sono gli affreschi, le splendide vetrate e la settecentesca statua di San Giuseppe portata in processione ogni 25 anni. Ora vi condurrò a Palazzo D’Avalos che ospita i Musei Civici e i meravigliosi Giardini Napoletani. Il Palazzo, con la sua elegante facciata, è stato costruito nel XVI secolo e fu la residenza dei marchesi d’Avalos, una delle famiglie nobili più influenti del Regno di Napoli. I Musei Civici offrono un viaggio attraverso l’arte, la storia, le tradizioni e la cultura vastese. Se siete interessati a visitarli siete liberi di farlo. Vi ricordo che il pranzo in Hotel è servito fino alle 13,30. Avrete il pomeriggio libero per shopping e approfondimenti personali. Dopo cena vi accompagnerò a Vasto marina, in un Locale Dancing alla moda. Buon proseguimento.»

Marco fece un rapido giro all’interno del Palazzo D’Avalos, non era molto attratto dai reperti racchiusi in teche e vetrinette ma più dall’architettura della costruzione. A pranzo si presentò che i tavoli erano già composti e trovò posto affianco a Pamela. Era pura casualità o un forzato segno del destino?

«Mi scuso per il ritardo, ho chiesto delle indicazioni per andare nel pomeriggio nel centro storico e una gentile signora è stata molto dettagliata!» Sorrise sedendo a tavola. I commensali erano poco loquaci ma più intenti a gustare ottime portate. Nessuno aveva la curiosità di sapere qualcosa dei compagni di viaggio, quasi si ignoravano. Il giovane medico salutò velocemente e, senza concedersi un minimo di riposo, si avviò verso l’affascinante intreccio di vicoli, piazze e monumenti che raccontavano la storia millenaria della città. Passeggiando tra le stradine Marco fotografava e ammirava edifici medievali, rinascimentali e barocchi, oltre a scorci panoramici mozzafiato. Un labirinto intrigante e intricato sedusse il giovane che corse il serio rischio di perdersi! A cena, al solito tavolo, tutti parlavano di acquisti fantastici e ricordi da conservare ma Marco non volle esternare la sua esperienza folle e quasi claustrofobica nell’allucinante dedalo del centro storico. Dopo il dolce salutò tutti, non sarebbe andato nel locale da ballo, era troppo stanco, desiderava solo dormire. A letto fu accolto subito tra le braccia di Morfeo. Gli ospiti rientrarono molto tardi dalla serata danzante, alcuni avevano bevuto un drink di troppo e il loro passaggio nei corridoi dell’Hotel non passò inosservato. Marco si rigirò tra le lenzuola, guardò la sveglia e decise che poteva dormire ancora un po’. Ma dopo circa un quarto d’ora un nuovo e più rumoroso vocio, accompagnato da urla di aiuto, percorreva i corridoi. Dei colpi secchi e insistenti alla porta fecero trasalire Marco che saltò giù dal letto per andare ad aprire.

«Marco, corri, c’è un ospite che sta malissimo, – lo informava Pamela con voce allarmata – ha chiamato la reception quasi soffocando e poi si è interrotta la comunicazione. Hanno aperto la camera e lui era riverso sul comodino».

Il giovane, in pigiama, seguì il Maitre e raggiunse la stanza numero 9 dove alloggiava Guglielmo, un quarantenne di Buenos Aires. Da medico si avvicinò all’uomo, premette le dita sulla giugulare e poi chiese un aiuto per adagiarlo sul letto. Guglielmo, posizionato supino, aveva gli occhi chiusi e la bocca spalancata, le braccia erano distese lungo il corpo.

«Mio Dio, è morto!» Esclamarono i presenti che avevano assistito alla scena. Marco senza scomporsi si avvicinò al comodino, prese un flacone poggiato vicino al telefono, lo esaminò, lo aprì per controllare il contenuto.

«Bisogna chiamare un’ambulanza – disse il Maitre – è imbarazzante ritrovarsi un cadavere in Hotel, è più opportuno farlo portare in ospedale, magari con un defibrillatore potranno provare a rianimarlo.»

«Dicci qualcosa, cosa è successo, sei un medico chirurgo, non puoi praticargli un massaggio cardiaco?» Pamela parlava e guardava Marco come se volesse implorarlo a risponderle.

«Sta semplicemente dormendo, sicuramente ha ingerito una capsula di questo tranquillante, forse per la prima volta, il flacone è stato appena aperto, è pieno, manca solo una pillola. Probabilmente nel locale ha bevuto un bicchiere di troppo e l’effetto è stato rapido con senso di soffocamento che lo ha indotto a chiamare la reception. Ma è subito crollato interrompendo la comunicazione. Lasciatelo dormire in pace, tra un paio d’ore ci ritroveremo a fare colazione.» Salutò e ritornò a letto.

Tornato in camera, Marco si rese conto di non avere più sonno e si mise a scorrere le tante foto che aveva scattato nel suo primo giorno di Tour. Di tanto in tanto le appariva Pamela che sorrideva e salutava. Provò a chiedersi se la sua presenza, anche solo in foto, potesse infastidirlo. No, non era contrariato che l’immagine della ragazza rientrasse nel bagaglio di ricordi di viaggio. Si rese conto che in quei due giorni il suo pensiero non era mai andato alla donna che frequentava a Cincinnati, non aveva mai desiderato di averla al suo fianco per condividere con lei le incredibile emozioni che stava provando.

Per la colazione si ritrovarono tutti ai posti abituali. All’appello mancava solo Guglielmo ma subito il Maitre informò gli ospiti che non era in sala in quanto aveva espresso il desiderio di dormire ancora un po’, avrebbe fatto colazione in camera più tardi. La mattinata prevedeva un’escursione nella costa dei Trabocchi e nella Riserva Naturale di Punta Aderci, un’area protetta istituita nel 1998 che si estende per 285 ettari lungo la costa adriatica, offrendo ai visitatori paesaggi mozzafiato e una biodiversità unica.
Il gruppo arrivò, attraverso un sentiero, sul promontorio di Punta Aderci per ammirare il mare e la costa, dal fascino selvaggio.

«Da qui potete dominare con lo sguardo uno spettacolo unico, fissatelo bene nella mente e nei vostri cuori. Scenderemo un po’ sulla spiaggia e poi andremo a pranzo in quello splendido Trabocco laggiù, sospesi a pochi metri dalle acque profonde, dove il silenzio è rotto solo dalle onde del mare. » La guida così li informò del prosieguo della mattinata.

Marco aspettava questo momento con trepidazione, aveva letto il romanzo “Il trionfo della morte” di Gabriele D’Annunzio ed era rimasto stupito e incantato dalle descrizioni di quelle antiche macchine da pesca composte di tavole e di travi, simili a un ragno colossale che sembra emergere dal mare con artigli e zampe, sostenendo reti per pescare.

Il pranzo al Trabocco fu un’experience unica e indimenticabile. Espressioni indescrivibili si alternavano sui volti dei commensali che bisbigliavano con un filo di voce commenti per non coprire lo sciabordio delle onde che cullavano il Trabocco.

Il gruppo, frastornato da tanta bellezza, dai sapori e dagli odori della terra d’Abruzzo, rientrò in Hotel. Le ombre della sera calavano il sipario sul breve ma intenso soggiorno nell’antica Histonium.

Il mattino seguente i turisti dalle origini abruzzesi sarebbero partiti alla volta di Ortona.

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