Il Grande Sorpasso
Cultura

Contro tutte le dirigenze

di Marco Tabellione

Uno dei passi più celebri scritti da Dostoevskij, contenuto in un capolavoro assoluto, I fratelli Karamazov, è noto come quello relativo alla “Leggenda del grande Inquisitore”. La storia è raccontata da uno dei fratelli Karamazov, Ivan, al fratello Alioscia, e viene presentata come traccia per il progetto di un poema. Nella storia all’improvviso, in un luogo non ben precisato, riappare la figura del Cristo; compie dei miracoli, ma subito interviene sul posto il Grande Inquisitore, il quale lo fa arrestare. Poi lo interroga e lo rimprovera di essere tornato di nuovo, dopo che la Chiesa e quelli come lui, hanno lavorato per secoli al fine di correggere il senso della predicazione del Cristo. Il Grande Inquisitore infatti rimprovera a Gesù il fatto di aver voluto donare agli uomini la libertà individuale, di aver esaltato l’individuo e la sua interiorità. Lo rimprovera perché sostiene che gli uomini non vogliono la libertà, vogliono invece essere guidati, curati, indirizzati, ed è appunto ciò che la Chiesa fa, correggendo l’impostazione originale della rivoluzione cristiana. L’inquisitore poi annuncia a Gesù che verrà ucciso di nuovo, ma a quel punto il Cristo gli si avvicina, lo bacia e va via, senza che l’altro faccia niente per fermarlo. La posizione di Dostoevskij qui non è dichiarata apertamente, ma a mio avviso è evidente: la Chiesa, secondo lui, è giunta a correggere il senso della predicazione di Cristo, non solo per attutire la forza rivoluzionaria spesa a vantaggio del singolo, ma addirittura per piegare il suo messaggio alle esigenze del potere e dell’ordine costituito. Si tratta di una visione illuminante quella di Dostoevskij, che fa sorgere almeno una domanda: ma è proprio vero che gli uomini preferiscono essere asserviti piuttosto che essere liberi e responsabili di sé stessi?

La teoria di Freud è che la tendenza a osannare i leader troverebbe la sua origine nelle manifestazioni della pulsione libidica. In Psicologia della massa sottolinea tre processi che starebbero alla base dell’annullamento dell’individuo nella massa, e che caratterizzano il bambino piccolo. Il primo è l’identificazione con la figura del padre, che poi viene sostituita nell’ambito del complesso di Edipo, durante il quale il bambino smette di identificarsi con il padre e si sostituisce a lui nella reazione amorosa con la madre. Il terzo processo è quello invece dell’immedesimazione, ovvero la capacità, a partire dalla propria identità, di condividere i sentimenti degli altri. Ma è la concezione freudiana dell’innamoramento che davvero permette di comprendere il particolare legame tra massa e leader, secondo la visione di Freud.

L’innamoramento per Freud sarebbe una risposta alla necessità di assicurare una meta al bisogno sessuale. Spesso però si crea una separazione tra la pulsione sessuale e lo stimolo causato dall’innamoramento, per cui si tende a sublimare la spinta libidica. E’ il caso dell’ amore romantico, l’amore in assenza dei poeti, ma anche il caso, secondo Freud, del particolare legame che si crea tra massa e leader. Ciò spiega l’incapacità delle masse e delle genti a liberarsi dell’autorità spesso scomoda o deleteria di un capo. Insomma esisterebbe una spinta dei popoli ad essere assoggettati, che spiega bene la persistenza di forme di potere personale che la democrazia avrebbe dovuto spazzare via.

A ciò che abbiamo illustrato, possiamo ora aggiungere la teoria dello specchio di Jacques Lacan, tra i maggiori psicanalisti francesi, dalla quale ricavare una soluzione, ovviamente non definitiva, che però potrebbe indurre una tendenza, una direzione. Il trauma dello svezzamento secondo Lacan dà vita allo stato dello specchio, che rinveniamo anche negli scimpanzé e che è alla base delle culture collettive e conformiste, compresa la cultura di massa. Nello specchio si cerca un altro in cui identificarsi, fino a quando nello specchio reale non si scorge la propria figura e attraverso il proprio corpo si costruisce una nuova unità e identità, quella di sé stessi. Tale processo è in fondo descritto anche da Freud, che considera il padre come una figura fondamentale nella creazione di ciò che lui chiama super-io, sorta di “io ideale” a cui il soggetto si sottomette per ossequiare la collettività (la morale sarebbe una conseguenza di questo sviluppo). Lacan, tuttavia, non identifica come fa Freud super-io e io-ideale (che lui chiama “ideale dell’io”). Così a parere di Lacan il passaggio dalla formazione del “super-io” all’”ideale dell’io” costituirebbe una rivalsa dell’io e la possibilità di costruire un’esistenza libera e positiva. Lacan in pratica sostiene che tale passaggio è fondamentale, e avviene proprio attraverso l’esperienza dello specchio; ciò perché, attraverso lo specchio, l’individuo scopre sé stesso e conquista una unità corporale e spirituale, delineata mediante la formazione e la creazione di un proprio io ideale. La nascita di forme di subordinazione può a questo punto essere considerata come una regressione rispetto allo sviluppo descritto; o meglio un arresto della evoluzione individuale dal super-io all’ideale dell’io.

In ogni caso è indubitabile che le forme di massificazione, le quali accrescono e nutrono il potere anche nei regimi democratici, possono essere arrestate solo da una evoluzione individuale che dovrebbe coinvolgere un numero congruo di persone tale da poter rappresentare un’alternativa numericamente valida rispetto alla massa. Ecco, il monito da seguire è ancora quello, vecchio di millenni, è il rimedio dei greci, di Socrate che lo lesse affisso sulla porta del tempio di Apollo, il monito urgente e primigenio: “Conosci te stesso”.

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