ONDA INARRESTABILE
di Ermanno Falco
Una decisa spallata ad un sistema autoreferenziale che si illudeva di essere l’unico attore-despota in una città da troppo tempo abituata al silenzio e al distacco dalla cosa pubblica: ecco cosa ha rappresentato la costituzione del Comitato di Montesilvano per la Nuova Pescara, formazione di donne e uomini preparati e combattivi, fermamente decisi a far valere, con la passione dei propri ideali, una volontà popolare che niente e nessuno potrà mai soffocare, oggi come domani.
Grazie al fermo proposito e alle lucide motivazioni addotte da una pattuglia di cittadini tanto innamorati di democrazia e voglia di futuro quanto assolutamente disinteressati ad ogni particella di tornaconto personale, si sta alzando a Montesilvano, come a Pescara, come a Spoltore, un’onda gigantesca ed entusiastica di apprezzamento e adesione popolare, espressa da chi da tempo invocava, in uno col rispetto della volontà popolare, un rapido adeguamento della strutturazione amministrativa del nostro territorio ad una situazione di vita reale che da decenni si dipana nel segno della perfetta unicità del sistema produttivo, delle caratteristiche imprenditoriali, della richiesta di servizi, dei bisogni prioritari da garantire al cittadino e, perché no, delle profonde affinità relazionali di gruppi e famiglie che alimentano un sentimento civico comune che magari ha il pudore di manifestarsi, ma che ormai non si esime dal reclamare per i propri figli e nipoti una nuova città finalmente più grande, autorevole e attrattiva.
Alla luce di questi ultimi eventi appaiono ancor più deboli e facilmente confutabili i residui argomenti che con voce sempre più balbettante e fioca i contrari alla fusione continuano a ripetere con una monotonia che rivela palesemente una insormontabile difficoltà a giustificare posizioni difficili da sostenere sul terreno del pubblico interesse in quanto legate a mere esigenze di rendita politica personale.
La storia dei tre comuni che sarebbe spazzata via è una fandonia colossale, in quanto i libri del futuro dovranno necessariamente tener conto delle origini di una città di livello quantomeno europeo che onorano (altro che mortificare!) chi ha concorso a crearla.
L’asserito “fallimento del progetto di fusione” è poi la prova del nove della disonestà intellettuale di chi prima boicotta il cronoprogramma di un procedimento di cui nessuno nega la complessità per poi utilizzare la propria artificiosa negligenza al fine di scongiurare un futuro che, ahimè per loro, è invece già segnato.
Queste opinabilissime ragioni, unitamente all’accusa secondo cui la legge regionale 17 marzo 2023 , n. 13 (Disposizioni per l’istituzione del nuovo Comune di Pescara) disegnerebbe modalità esclusivamente burocratiche, che non ci sarebbe studio di fattibilità né pianificazione tecnico-economica, oltre alla davvero risibile tesi per cui la procedura di fusione avrebbe indotto “un affaticamento” degli uffici preposti, si giudicano da sole e rivelano con chiarezza la precisa volontà di ritardare per poi annullare una richiesta di popolo che tende a far rispettare la propria decisione democraticamente espressa, a concretizzare nel diritto pubblico e privato una situazione reale che sussiste da decenni e ad offrire nuove chances di sviluppo ad un Abruzzo che arranca sotto il profilo economico, demografico e culturale.

