Il Grande Sorpasso
Cultura

Intervista a Domenico Di Carlo

Di Gennaro Passerini

Ho intervistato per il mensile “Il Grande Sorpasso”, Domenico Di Carlo, avvocato, già autore di saggi (Giorgio La Pira, operatore di pace, profeta di speranza e di un nuovo umanesimo – Le Passionarie Cattoliche, protagoniste nella Resistenza e nella Costituzione e nella Repubblica – L’Europa Un Cammino Difficile … edizione Solfanelli) e romanzi, in particolare sulla giustizia e, da ultimo sul romanzo “Miseria e riscatto” edito da “Carabba” ambientato nella Pescara dei primi del Novecento.

Domenico Di Carlo è stato allievo, alla facoltà di giurisprudenza di Firenze, del professore La Pira che incontra nel 1969 alle lezioni di diritto romano e con cui consolida un rapporto personale.

Libero professionista, politico ed amministratore è stato consigliere Regione Abruzzo e presidente delle Commissioni per le riforme Istituzionali.

1) Perché ha scritto questo romanzo?

L’ispirazione è venuta dal fatto, ovviamente è una mia opinione, che scrittori e storici, abbiano per anni, privilegiato più la rappresentazione di personaggi abruzzesi celebri nel mondo: dalla letteratura alla scultura, dalla pittura alla musica, più che rappresentare la vita sociale della Pescara dei primi del Novecento, dove povertà, miseria, analfabetismo, disoccupazione e diseguaglianze sociali erano le condizioni di vita che la gente viveva sulla propria pelle.

2) Perché ha scelto questo titolo al romanzo “Miseria e riscatto”?

Il titolo è legato al personaggio principale del romanzo “Anna Altobelli”, una bambina rimasta orfana, a sei anni, di entrambi i genitori, senza aiuto di alcuno. E’ costretta a scegliere la strada della mendicità. Viene trovata e aiutata da un prete che la toglie dalla strada e l’affida ad una nobildonna come “piccola serva”, ma l’affido sarà per lei un dramma. Spesso viene umiliata, percossa, lasciata senza cibo.

Grazie al coraggio ed alla forza di volontà indescrivibili, riuscirà a salire tutti i gradini della condizione sociale: serva, apprendista sarta, artigiana di lane, commerciante, piccola imprenditrice di lane, e imprenditrice di una fabbrica con più di cento dipendenti, diventando una donna di successo nel primo dopoguerra. Anche lo studio l’aiuterà. Studiando di notte, da analfabeta o quasi, otterrà: il diploma della scuola elementare, medie, scuola tecnica e di ragioneria. Prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, anche quello di scienze superiori in economia aziendale.

Con la nascita della Repubblica e con il diritto di voto alle donne, diventa parlamentare.

3) Il romanzo sottintende delle critiche?

Certo, il romanzo velatamente critica la cultura dell’epoca sulla capacità della donna. Nei primi del Novecento, la condizione sociale della donna era caratterizzata da una profonda subordinazione all’autorità maschile (padre e marito) e dall’esclusione dei diritti civili e politici, come il voto, ma anche la gestione autonoma dei beni appartenenti alla famiglia (dote) gestita esclusivamente dal marito. Non potevano avere conti intestati o libretti a risparmio. Con la Prima Guerra Mondiale si ebbe una parziale emancipazione e, le donne, iniziarono ad inserirsi nel mercato del lavoro. Anna, il personaggio principale del romanzo, si pone in contraddizione con la cultura dell’epoca, dimostrando che la donna se ha le stesse opportunità dell’uomo può avere uguale se non più successo.

4) Con il riscatto sociale Anna rinuncerà alla propria vita sentimentale ed alle relazioni con gli amici?

No di certo. Il dramma sociale da lei vissuto è accompagnato dalla fortuna di essere una fanciulla e poi, donna bellissima. La sua bellezza non fu mai merce di scambio, con uomini facoltosi, per arrivare al successo. Al contrario, la sua bellezza ed il suo onore, pure in circostanze difficili, furono donati al suo uomo che amò per tutta la vita. Anna resta coinvolta in un amore passionale, contrastato ed impossibile, con Francesco, un giovane avvocato di nobile famiglia. Il loro amore fu intenso, di una spiritualità e passione proprio di quei tempi. Anche questa sofferenza, supportata da una robusta fede in Dio, l’aiuterà al raggiungimento del successo. Si sposarono di nascosto, con il diniego totale al matrimonio, del padre di lui, il marchese Bernardo, per diseguaglianza sociale, minacciando il figlio di diseredarlo, con la perdita anche del titolo nobiliare. Tutto perché il padre aveva combinato il matrimonio con la figlia secondogenita di un altro nobile, una tale Eugenia, a cui il padre aveva promesso una dote da principessa. La marchesa Camilla, madre di Francesco, donna di mondo, percepì che nella petulante richiesta del marchese di Vallebruna, padre di Eugenia, si celasse qualche inganno o artifizio o cosa del genere. Chi leggerà il romanzo lo scoprirà.

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