Il Grande Sorpasso
Volando alto

Perché votare “Sì”?

Per uno Stato più moderno, libero, democratico, appartenente alle democrazie occidentali, in cui i cittadini sono giudicati in modo imparziale”

di Domenico Di Carlo

I cittadini italiani, il 22 e 23 Marzo 2026,saranno chiamati a votare per il referendum confermativo sulla riforma della giustizia, licenziata dal Parlamento.

La riforma, ha una lunga storia, perché trae origine nella riforma del codice di procedura penale (1988-1989) voluta dal Parlamento dell’epoca, e dal ministro della giustizia Giuliano Vassalli, socialista, giurista ed eroe della resistenza, che introdusse il sistema accusatorio, ponendo il Pubblico Ministero sullo stesso piano di parità davanti al giudice.

Il Ministro Vassalli, sosteneva che, la separazione tra giudicanti e pubblici ministeri, era essenziale per la piena attuazione del processo accusatorio, senza la quale la riforma del processo, in senso accusatorio, sarebbe stata una riforma a metà. In una intervista rilasciata a più quotidiani, affermava: “Laddove un pubblico ministero è un magistrato uguale al giudice ….. continuerà a far parte della stessa carriera, degli stessi ruoli, essere colleghi … è uno dei tanti elementi che non rendono molto leale parlare di sistema accusatorio …””.

Anni dopo, il giudice-eroe Giovanni Falcone, vedeva la separazione delle carriere come necessità per garantire la terzietà del giudice. Affermava in una intervista al quotidiano La Repubblica: “Il PM, non deve avere nessun tipo di parentela con il giudice, e non deve essere, come è invece oggi, una specie di para-giudice” e ancora ”PM e giudice devono essere due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera”.

Sulla base di queste profetiche idee giudiziarie, la legge di riforma costituzionale fa esplicita distinzione delle carriere dei magistrati, tra giudicanti e requirenti (PM); e differenzia due distinti organi di autogoverno del Consiglio Superiore della Magistratura: uno per i giudicanti, l’altro per i requirenti. A cambiare radicalmente è il metodo di elezione in quanto è stato introdotto un sistema innovativo, “il sorteggio” dei componenti del C.S.M. I componenti laici, sorteggiati, sono di competenza del Parlamento; i componenti togati, sorteggiati, di competenza della magistratura.

   Giovanni Falcone

I due C.S.M. manterrebbero le stesse competenze in materia di assunzione, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni di professionalità e conferimento di funzioni dei magistrati. Mentre perderebbero il potere principale, quello disciplinare, in forza di un’alta Corte disciplinare composta da 15 membri estratti a sorte: tre nominati dal Presidente della Repubblica, tre estratti a sorte dal Parlamento, sei estratti a sorte di cui tre tra i magistrati giudicanti e tre tra i magistrati requirenti.

Giuliano Vassalli, partigiano, senatore, giurista, giudice della Corte costituzionale di cui fu presidente 1999-2000.

La riforma della giustizia, voluta dal Parlamento, tenta di restituire credibilità e fiducia tra i cittadini e il sistema giustizia, tra i cittadini e quel terzo potere costituzionale per troppo tempo infestato da lotte intestine e anomalie enormi volte al mantenimento del potere giudiziario e distante da una volontà di collaborazione con gli altri poteri costituzionali dello Stato democratico.

È di tutta evidenza che i partiti di opposizione parlamentare del fronte del “No”, abbiano interesse a ideologizzare la campagna referendaria per un solo obiettivo: conquistare il potere politico. Ma, a ben sentire il Governo e le dichiarazioni della Presidente Meloni: “Anche vincessero i “No” il Governo non si dimetterebbe”.

Quindi che significato ha la lotta ideologica? Per conquistare qualche voto in prospettiva delle future elezioni? Penso proprio di no, perché da questo referendum molti elettori di sinistra voteranno per il “Si”. E allora, forse per fare da copertura ad un potere giudiziario in via di dissolvimento?

Tra l’altro ricorderei al fronte del “No” che la scelta ideologica potrebbe ritorcersi contro. La storia politico giudiziaria europea del novecento ci ha insegnato che la unificazione delle carriere esistevano durante: il nazismo, il fascismo, lo stalinismo e il comunismo. Basta, a questo punto ci dicano, a noi democratici e liberali e ai cittadini tutti, a quale sistema vogliono appartenere e ne prenderemo atto.

Quelli del fronte del “No” sostengono che nella separazione delle carriere il magistrato requirente sarebbe sottoposto, nel tempo, alla volontà del governo. A tal proposito azzarderei che nella riforma non esiste nessuna norma presente e futura che possa intaccare il principio di autonomia e indipendenza della magistratura.

La verità: Il motivo di doglianza del “No” serve solo a contrastare la riforma per non far perdere il potere giudiziario. Cosa affermava inoltre Giovanni Falcone nell’intervista del 1991 al quotidiano La Repubblica “ ….se un magistrato avesse sostenuto la separazione delle carriere, sarebbe stato considerato dai suoi colleghi un nemico della indipendenza della magistratura, un nostalgico della discrezionalità e dell’azione penale desideroso di porre il pubblico ministero sotto il controllo dell’esecutivo”.

A mio modesto giudizio, se c’è una sottoposizione da cui i magistrati dovrebbero liberarsi” è da se stessi.

Infatti, la magistratura è sottoposta al sistema correntizio “correntocrazia” che ha modificato nel tempo la natura del C.S.M, organo di autogoverno dei magistrati di rilevanza costituzionale. IL Consiglio Superiore della Magistratura, sottomesso alla volontà dell’Associazione Nazionale Magistrati, è sottoposto alla correntocrazia, perdendo così il suo ruolo di organo imparziale incondizionabile, influenza, in tal guisa, culturalmente, la figura integerrima ed etica del magistrato, commutandola in una sorta di figura pseudo politica.

Inoltre, la correntocrazia ha determinato una evidente discriminazione tra i magistrati stessi. I magistrati in maggioranza non sono iscritti all’A.N.M. formata dalle storiche correnti di Magistratura democratica-sinistra, Magistratura indipendente di orientamento di destra, Unità per la costituzione di orientamento di Centro ed altre minori e che insieme rappresentano appieno il 36% della galassia della magistratura.

I magistrati che non hanno copertura del sindacato, contano meno, cioè la maggioranza conta meno in termini di assegnazione, trasferimenti, valutazioni professionali e conferimento di funzioni. Senza la copertura del sindacato ideologico – clientelare( perché si spartiscono nomine, incarichi, procedure disciplinari ….) i magistrati non hanno possibilità di carriera e l’ordinamento giudiziario perde spesso i magistrati migliori, quindi perde la democrazia.

La copertura del sindacato è ancora più aggressiva quando non si è iscritti e molti magistrati hanno pagato sulla propria pelle e sulla propria carriera ingiuste decisioni e disparità di trattamento. Tra l’altro, l’Associazione Nazionale Magistrati è un’associazione privata, come può tenere per il cravattino un organo di autogoverno costituzionale del C.S.M? Lo spieghino i professori del fronte del No.

Angelo Massaro, clamoroso errore giudiziario, 21 anni di carcere da innocente (1996-2017)

Venendo alle conclusioni, la riforma della giustizia colpisce al cuore, il sistema di elezione correntizia per accedere al Consiglio Superiore della Magistratura e il sistema clientelare per incarichi, nomine, valutazioni, procedure disciplinari, tramite il sistema del sorteggio che toglie potere alle correnti, quindi al malcostume della giustizia, alla parzialità e dipendenza del giudice.

Montesquieu affermava che “ Non vi è atto più nobile ed alto di democrazia del sorteggio, tra chi si trova nelle identiche condizioni”.

Infine, si spera che la riforma possa mettere fine ai troppi errori giudiziari, la storia giudiziaria ci insegna che molti magistrati, iscritti al Sindacato, che hanno commesso errori manifestamente professionali, anziché essere rimossi dalle loro funzioni, sono stati trasferiti ad incarichi superiori e prestigiosi. E poi chi paga per i tanti errori giudiziari dovuti ad una illecita detenzione? Alle sentenze di condanna dell’Italia da parte della corte di giustizia europea?

Pagherebbe forse il fronte del “No”? Purtroppo pagano tutti i cittadini con le imposte dirette. Il fronte del “No” parlamentare compie un errore storico perché è in gioco l’imparzialità vera del giudizio sui cittadini, sono in gioco le garanzie certe nel processo. La scelta del “No” va semplicemente a coprire il centro del potere ideologico – clientelare giudiziario unitamente alla lotta politica.

Queste distorsioni sono quelle che hanno minato la credibilità della magistratura che, al contrario, la scelta del “Si” alla riforma tende a ripristinare, rafforzando la terzietà del giudice, la parità tra accusa e difesa, l’indipendenza e l’autorità della magistratura.

Ad maiora!

  • Il Giudice è un funzionario pubblico (magistrato) che ha la responsabilità di interpretare la legge con l’impegno di prendere decisioni imparziali ed eque in un processo giudiziario, In altre parole ha il compito di dispensare e garantire la giustizia e l’applicazione della legge. Per salvaguardare l’imparzialità (super partes), il rispetto dei diritti delle parti coinvolte e la tutela dell’interesse pubblico, deve assumere la posizione di terzietà, e garantire che non vi sia alcun conflitto di interessi nella sua valutazione e nel suo verdetto.

  • Pubblico Ministero (PM) , è un funzionario pubblico (magistrato) che svolge la funzione di magistrato requirente. Ha il compito di indagare e perseguire i presunti colpevoli al fine di tutelare gli interessi della comunità. Non è imparziale, è parte in causa nel procedimento penale. Responsabile della direzione e del coordinamento della polizia giudiziaria, ha interesse nell’applicazione della legge, il perseguimento e la condanna dei colpevoli di reato, nonché la rieducazione e il reinserimento dei colpevoli di reato nella società.

  • Requirente = PM

  • Terzietà, condizione di imparzialità e indipendenza nei confronti delle parti in causa.

  • Correntocrazia, potere esercitato dalle correnti politiche.

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