Il giornalista Antonio Piccone Stella

   di Pasquale Criniti

Antonio Piccone Stella nacque a Torricella Peligna nel 1905, trascorse un’infanzia difficile in povertà tanto che alcune voci sostengono che abbia dovuto fare il guardiano di pecore, ma a forza di sacrifici e di volontà riuscì a conseguire il diploma in un liceo di Chieti ed a laurearsi in lettere all’ Università di Milano.

Divenne collaboratore de “Il giornale della scuola media” ed agli inizi degli anni Trenta fu assunto dall’Eiar proprio nel periodo in cui il primo direttore del giornale radio Pio Casali, giornalista de “Il resto del Carlino”, stava mettendo insieme la redazione.

Antonio Piccone Stella in pochi anni riuscì a diventare il braccio destro di Pio Casali e capo redattore del giornale radio che nel frattempo era stato trasferito a Roma.

Nel 1935 in qualità di direttore del giornale radio ne propose due nuove edizioni.

Successivamente Piccone Stella fu inviato in Etiopia come cronista di guerra e sbarcò con i soldati italiani in Albania per riferire, giorno per giorno, sull’andamento dell’invasione voluta dalla dittatura fascista.

L’8 settembre 1943 fece la scelta di non collaborare con i tedeschi e per sottrarsi all’eventuale precettazione si rifugiò in casa di un suo amico.

Subito dopo tornò temporaneamente in Abruzzo e da qui si trasferì a Bari dove si presentò alla stazione radio gestita dall’VIII armata britannica e riprese la sua attività di giornalista.

Con lo pseudonimo di “Francalancia” divenne il principale animatore di Radio Bari che rappresentava la voce libera della Resistenza.

Gestiva il “Bollettino della guerra partigiana in Italia” e la rubrica “Spie al muro” che diffondeva i nomi di quelli che continuavano a collaborare con i nazisti nell’Italia occupata.

Molte spie scoperte dovettero cambiare mestiere e per questo un tribunale fascista del nord lo condannò a morte.

Alla liberazione di Roma tornò alla Rai e nel marzo 1945 diventò primo direttore del giornale radio nazionale della RAI, sostituendo il noto scrittore Corrado Alvaro.

Nel 1948 Piccone Stella scrisse una GUIDA PRATICA PER QUELLI CHE PARLANO ALLA RADIO E PER QUELLI CHE L’ASCOLTANO, che per decenni fu quasi una Bibbia che i giornalisti neoassunti al giornale radio ricevevano con l’augurio di buon lavoro.

Con Antonio Piccone Stella nasceva il linguaggio radiofonico e quell’opuscolo rappresentava un vademecum del perfetto ed obiettivo giornalista radiofonico.

Quel libretto di novantacinque pagine è attualmente introvabile.

Qualcuno lo conserva come un prezioso cimelio ma il suo contenuto rimane attuale e meriterebbe un’attenta rilettura da parte di tanti che parlano alla radio ed alla televisione; le regole ed i consigli carichi di buonsenso e frutto dell’esperienza permetterebbero di migliorare di molto gli attuali prodotti radiofonici e televisivi.

All’inizio degli anni ’50 Piccone rafforzò il giornale radio dando vita a molti speciali, tra i quali è stato memorabile quello sulla valle del Polesine.

Nel 1954, con l’avvento della televisione Piccone Stella venne nominato direttore dei servizi giornalistici della Rai con la duplice responsabilità del giornale radio e del telegiornale.

Toccò a lui il compito di organizzare il telegiornale la cui prima sede fu a Milano e qui vi mandò Vittorio Veltroni.

Fu lui ad assumere Sergio Zavoli in Rai.

Fra i suoi allievi più illustri sono da ricordare Lello Bersani, Ruggero Orlando, Ettore Massacesi, Sergio Telmon, Giulio Cattaneo, Biagio Agnes e Jader Jacobelli, tutti diventati affermati e brillanti giornalisti o direttori di testate.

Di Ruggero Orlando che aveva assunto all’Eiar e di cui era molto amico definì l’andatura un po’ sbilenca “a moto ondoso”.

Quando alla Rai nel 1961 arrivò come direttore generale Ettore Bernabei i servizi giornalistici erano nelle mani di Piccone Stella, ma fu subito chiaro che i due non sarebbero andati d’accordo.

Bernabei aveva il compito di mediare fra i partiti che aspiravano a dividersi la torta Rai ed a controllare l’informazione televisiva come una fabbrica di voti.

Bernabei, essendo un uomo di potere, voleva gente di sua completa fiducia nei posti di responsabilità.

Piccone Stella invece, aziendalista dalla testa ai piedi, voleva professionalità, non aveva inclinazione per i compromessi e non aveva nessuna intenzione di favorire la lottizzazione partitica a danno della libertà di informazione.

Lo scontro con Bernabei fu pertanto inevitabile.

Ad un certo punto Antonio Piccone Stella capì che avrebbe perso la partita e si dimise.

Bernabei informò Fanfani, allora presidente del consiglio, il quale convocò Piccone Stella cercando di convincerlo a rimanere: “Direttore perchè non trova un accordo?”, ma Piccone Stella fu irremovibile: “no, o lui od io”. “La sua ultima parola” gli chiese Fanfani che confidava in un ripensamento, ma lui rispose “è l’ultima, non ho nient’altro da dire” e se ne andò sbattendo la porta.

La lunga stagione di Piccone Stella alla Rai si chiuse all’inizio del 1962.

Nei 35 anni successivi fino alla sua morte, avvenuta nel 1997, mise piede nella sua ex azienda soltanto due volte: nella sede di Napoli per ricevere il prestigioso premio Napoli di giornalismo ed a Roma in viale Mazzini per il quarantesimo anniversario del Gruppo Anziani Rai che aveva contribuito a fondare.

Nel trigesimo della morte, il nome di Antonio Piccone Stella fu rievocato al Quirinale presenti l’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e alcuni amici di un tempo da Jader Jacobelli a Ugo Martegani, da Rolando Renzoni a Edoardo Tiboni.

Fra i grandi giornali soltanto “La stampa” pubblicò una breve notizia sulla scomparsa di Antonio Piccone Stella.

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