È ORA CHE LA CITTÀ SILENZIOSA SI FACCIA SENTIRE
di Giuseppe Di Giampietro, digiampietro@webstrade.it
A 10 anni dal Referendum per la creazione di Nuova Pescara, e a due dalla sua nascita, qualcuno comincia a dire di lasciar perdere e di pensare ad altro. Dopo 30 anni di investimenti e di attesa sul trasporto pubblico in sede propria sulla Strada Parco, qualcuno dichiara che non serve a niente, e che è meglio lasciare le cose come stanno. Dopo anni di attesa per nuovi piani, investimenti, proposte per il futuro, c’è sempre qualcuno che frena il cambiamento e che propone il ritorno al passato, senza aver mai dato risposte al presente. Qualcuno che pensa di aver ricevuto la delega a decidere per noi. Non possiamo permettere loro di rubarci il futuro.
Troppo tempo abbiamo aspettato da quando, nel 2014, la maggioranza di cittadini dei tre comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore – 111.407 su 160.464 (quasi il 70 % degli aventi diritto), con una maggioranza del 64% – hanno dichiarato, in ognuno dei 3 comuni, che volevano una grande città del medio Adriatico col nome di Nuova Pescara, in contrasto con partiti e politici in carica.
Il sabotaggio, dilazionamento e rinvio, sostenuto da politici del vecchio sistema, è stato tollerato per troppo tempo, tanto da permettere loro di leggere il senso di sfiducia nella politica da parte dei cittadini, come un assenso a lasciare le cose come stanno o ad inventarsi fughe altrove. E qualcuno di quelli che hanno paura del cambiamento, si sente autorizzato a dire che “Oggi le cose sono cambiate”. Quindi, non c’è più bisogno di cambiare.
Troppo tempo abbiamo aspettato, dal 1992, perché si realizzasse una linea del TPL, trasporto pubblico locale in sede propria sulla ex ferrovia Adriatica, – la Strada Parco tra Montesilvano e Pescara – ma in cui i mezzi pubblici dovevano passare da Silvi a Francavilla, e da Pescara a Chieti Scalo. Nel frattempo, ci troviamo oltre 75 mila veicoli al giorno sulla fascia litoranea tra Montesilvano e Pescara, ed entrano a Pescara oltre 120 mila veicoli al giorno, con tutti i problemi di inquinamento, sosta, incidentalità e tempo perso, legati al traffico. Mentre potremmo avere tutta una città costiera (e dei fondovalle fluviali) “Free from car and walkable”, libera dalla schiavitù dell’automobile e pedonabile, dalla collina al mare. Mentre, qualcuno oggi si sente libero di dire “Comunque vada, il trasporto pubblico in sede propria è fallimentare”.
Troppo tempo abbiamo aspettato che si rispettasse l’Ambiente, separando le reti idrauliche delle acque bianche da quelle delle acque nere. Invece ogni estate dobbiamo sperare che non piova troppo, altrimenti saremmo costretti ad avere il divieto di balneazione per lo sboccare delle fogne in mare. Così aspettiamo, dal 2013, di sapere quanti nuovi alberi per abitante sono stati piantati (almeno un albero per ogni nuovo bambino nato o adottato nel comune, secondo la L. 10-2013). Invece, alcuni Sindaci non si degnano nemmeno di rispondere agli obblighi di legge, di piantare alberi per i nuovi bambini e farci sapere dove sono.
Troppo abbiamo aspettato, dal 1992, per un Piano Urbano del Traffico obbligatorio per il Codice della Strada (D. Lgs 285-1992, Art. 36). Ma ancora oggi grandi comuni ne sono privi. Nel silenzio generale. E così per tante altre decisioni, che riguardano il territorio, la qualità della vita, le opportunità economiche, il carattere della nostra comunità. Decisioni in cui avremmo dovuto partecipare ed essere ascoltati per decidere del nostro futuro e quello dei nostri figli. Ma qualcuno dei politici eletti ha interpretato la propria elezione come una delega a pensare, interpretare e decidere per noi il nostro futuro. Non è così. Bisogna che ci riprendiamo il nostro futuro, facendoci sentire e gridando che vogliamo essere noi a progettare e decidere il nostro futuro, e non abbiamo delegato nessuno, a cambiare strada o a decidere secondo i propri interessi. Mai più maggioranza silenziosa, ma cittadinanza attiva. Organizziamo manifestazioni pubbliche del nostro dissenso e delle istanze di cambiamento.






