PONTE SUL SALINE, IL GIORNO DOPO L’INAUGURAZIONE

arch. Giuseppe Di Giampietro, Webstrade.it

 

  1. (Il giorno dopo) Dopo l’inaugurazione in pompa magna del 20 Dicembre 2019, che ne è di quei pochi che gridavano con uno striscione appeso a palloni colorati “Solo Bus, Bici, Pedoni”?ponte

I soliti contrari a ogni cosa, che non hanno capito la bellezza del nuovo ponte e il futuro della città, finalmente libera dal traffico sulla Statale? Chi sono gli ottusi? Chi non capisce il progresso ed il futuro della città? I pochi che protestavano o i molti contenti della novità e dei complimenti a spumante e porchetta?

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  1. (Un piano che è un’idea di città) Intanto la denuncia dei pochi non è stata inutile. Finalmente è arrivata al Prefetto la denuncia di un’illegittimità, palese ma ignorata da decenni, di una media città che non ha uno straccio di piano del traffico o PUMS (Piano della Mobilità Sostenibile) come si chiama oggi in Europa, che è obbligatorio avere prima di fare (o di inaugurare) grandi opere, nuove strade, nuovi complessi commerciali, per gestire l’uso della città compatibilmente con la mobilità che il territorio può sopportare. Finalmente al Sindaco arriverà una diffida dal Prefetto a dotarsi rapidamente di un piano. Speriamo che sia l’occasione per fare un piano pubblico, trasparente e partecipato. L’occasione per i cittadini per riflettere sui propri problemi legati al traffico e sul proprio futuro nella grande città metropolitana. Si faccia un bando di gara per la redazione del PUMS, si faccia con i comuni contermini, e si avvii un processo di partecipazione con i cittadini e operatori economici, che restituisca loro il futuro della città e il senso di appartenenza.

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  1. (Non è successo niente) Se il traffico non è esploso sul lungomare è solo perché questo ponte, da una decina di milioni di euro, collega solo un quartiere di case nuove al complesso commerciale e multisala di Porto Allegro. Un altro ponte senza rete di connessione. Senza raccordo con la Strada Parco, senza viale di connessione con il vicino ponte sul Piomba e con Silvi, senza collegamento con la rete delle piste ciclabili litoranee Bike-to-Coast, e quelle dei lungofiume (nemmeno pensate su carta). Se il traffico non è esploso, nemmeno a pensare che sia diminuito. Quasi un ponte inutile. Non lo sa nessuno che esiste.

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  1. (Noi sappiamo cosa fare) Ma i pochi che protestavano lo sanno a cosa può servire il nuovo ponte. Solo Bus, Bici e Pedoni. Ci può cambiare la vita. Come il Ponte del Mare, a Pescara. Ma con un servizio di trasporto pubblico locale di un bus ogni 4 minuti, parcheggi di interscambio a Montesilvano Alberghi, Città Sant’Angelo Marina e Silvi Stadio, con una rete di percorsi ciclopedonali di adduzione alle fermate sulla Strada Parco e nel quartiere PP1, il Nord Pescarese può diventare una città europea, come Friburgo, o Groningen, o Montpellier. Una città europea, con il centro ed i quartieri liberi dalle auto, con un servizio efficiente di trasporto pubblico e la bellezza di muoversi liberamente, di andare al mare a piedi e in bicicletta. Sicuri, puliti, sereni. Felici nella nostra bellissima città sul mare. È un sogno di visionari? No, è quello che hanno fatto le migliori città europee. Andate a visitare Friburgo, Groningen e Montpellier (ma anche, vicino a noi, Pesaro, Cattolica, Rimini). Scoprirete che si può vivere senza traffico, con una città efficiente e un trasporto pubblico che funziona, una città viva, ricca, felice. E in più noi abbiamo un mare, le colline, una natura bellissima. Da proteggere. Noi sappiamo cosa fare del nuovo ponte sul Saline.

 

  1. (Elencare e scegliere le priorità) Intanto qualcuno corre dietro a nuovi progetti spettacolari, con tanti soldi da spendere, per opere che faranno scena, ma non miglioreranno lo stato delle cose. Anzi… abbiamo sentito di una nuova pista curvilinea, sulla spiaggia, di poche centinaia di metri, tra via Taro e via Marinelli. “Per collegare la pineta alla spiaggia“. A parte alcuni evidenti errori progettuali (di cui parleremo in altra sede), ancor una volta i decisori rincorrono l’idea geniale, spettacolare (costosa). Non importa discutere se servirà a qualcosa.

L’importante è far vedere che si fa. Inaugurare, anche se non servirà a niente, anzi sprecherà altri soldi pubblici per qualcosa di mal fatto. Mentre a nessuno interessa sapere quali siano gli interventi strategici che attivano nuove risorse e collegano pezzi mancanti. Forse, invece di buttar soldi per una scenografia dannosa, si potrebbe raccordare la pista sul ponte, con le piste sul lungomare, portare bus, bici e pedoni dalla Strada Parco alla via Alberto D’Andrea, al nuovo ponte. Raccordare bus bici e percorsi pedonali col nuovo ponte sul Piomba, collegare le reti sostenibili di Silvi Montesilvano e Pescara. Si potrebbe cominciare a fare progetti sui percorsi sostenibili lungofiume, i percorsi ciclopedonali collina mare sugli ex cavatoni, collegare con percorsi ciclopedonali sicuri e alberati i parchi-fazzoletto e i servizi di quartiere. Completare e qualificare corso Strasburgo e il grande boulevard Alberto D’Andrea, nel PP1.

Non sono sogni. È costruire pezzi reali di una città fantastica che si è fermata da un decennio. A questo servono i piani. A valutare le alternative, le priorità, le conseguenze, gli impatti delle scelte. E a scegliere insieme.

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  1. (Pubblico, trasparente, partecipato) Perché se sono molti a discutere e a ragionare, chi deve decidere potrà scegliere sapendo quali sono le alternative disponibili, le conseguenze e le strategie. E assumersene pubblicamente le responsabilità. Molti occhi vedono più di due. E insieme ci sentiamo una comunità. Forse non c’era una comunità a sapere, discutere, osservare, quando si sono costruiti gli altri due ponti, ma senza marciapiede né piste ciclabili. Il che è illegittimo. Forse nessuno ha detto ai progettisti del nuovo ponte che un percorso ciclopedonale non può essere di 2,50 metri come una minima pista solo ciclabile. Forse nessuno ha chiesto “Che state a fare?“, quando hanno demolito gli argini in destra del Saline, per far posto a un rimessaggio barche da gitani. E nessuno ha chiesto perché si piantavano i piloni del nuovo ponte nel letto del fiume, riducendo il lume della portata proprio laddove si erano tolti gli argini. Nessuno ha chiesto dov’era il paesaggista che ha permesso di segare i pioppi lungofiume senza un alberello e una siepe lungo le rampe del nuovo ponte. Forse se molti sapessero, chiedessero, parlassero, si sceglierebbe meglio, non si farebbero tanti errori, saremmo molto più avanti. Forse, se fossero tanti quelli che protestano con palloncini e striscioni, saremmo una città più grande, bella e felice. Per questo non è stato inutile alzare in alto i palloncini colorati delle altre idee.

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