Montesilvano: una città in cerca d’autore

Montesilvano: una città in cerca d’autore

Elio Fragassi https://www.eliofragassi.it/

 

Il Messaggero sabato 07.04.1990

Una città in cerca d’identitàMontesilvano celebra il raggiungimento di una meta ambita e impensabile solo pochi anni fa. Dai 5.000 abitanti degli anni Cinquanta ai 36.000 attuali”.([1])

Ancora oggi, purtroppo, continuiamo a leggere che Montesilvano non ha ancora una sua identità e quindi ha bisogno di un nuovo piano regolatore, come sostenuto dal nuovo assessore all’urbanistica Anthony Aliano che, intervistato da Mauro De Flaviis, asserisce:” Puntiamo ad un PRG che sappia proiettare la città nel futuro e che sappia offrirle uno strumento idoneo affinché possa dotarsi di una identità che non ha mai avuto.” ([2])

Parafrasando Luigi Pirandello possiamo dire che oggi, a distanza di quasi trent’anni, la città di Montesilvano è ancora in “cerca d’autore”.

Tanto è vero che in data 14 novembre 2019 è stato rinnovato l’incarico all’architetto Lucio Zazzara, incarico già affidato nel 2010, per rimodulare un piano “… che dovrà avere spazi verdi vivibili, un centro urbano riqualificato per regalarle un’anima identitaria, e un anfiteatro che possa ospitare eventi di rilievo.” ([3])

Poiché la città in generale, e Montesilvano in particolare, non è un sistema statico ma dinamico, come dimostrano i numeri della crescita urbana rilevata dal censimento, passando da 442,07 abitanti/km2 del 1961 a 774,92 abitanti/km2 del 1971 fino a 2311,37 abitanti/km2 del 2019 ([4]), è necessario tenere conto del cosiddetto “principio di retroazione” o, come si dice in inglese del feedback, cioè della “… capacità di un sistema dinamico di tenere conto dei risultati del sistema per modificare le caratteristiche del sistema stesso”. ([5])

Se la ricerca identitaria della città è ancora in corso, evidentemente gli autori delle pianificazioni urbane dei decenni scorsi non sono stati in grado di leggere e applicare i riscontri di quel “principio di retroazione” che avrebbero portato, correzione dopo correzione, alla definizione dell’identità urbana, come evidenziato dal giornalista Piergiorgio Orsini già nel 1990. Si deduce che solo riconoscendo gli errori del passato si può cercare di migliorare il futuro mediante un processo di retroazione che deve governare in modo continuo e finalizzato la crescita urbana perché “… un sistema non governato [che] evolve in modo aleatorio subisce le influenze esterne che il caso gli impone.” ([6])

In riferimento al nuovo incarico la stampa locale riporta, con particolare enfasi, alcuni punti base emersi nel corso della conferenza stampa di presentazione delle direttive di pianificazione come “… il divieto assoluto di ulteriore sfruttamento del suolo pubblico… semmai sarà abbattuto l’esistente creando strade più larghe e magari edifici a sviluppo verticale.” ([7]) Tale operazione di sostituzione dell’esistente mediante demolizione e ricostruzione, già sperimentata in altre realtà e in altri tempi, trasformerebbe l’attuale cementificazione a sviluppo orizzontale in una cementificazione a sviluppo verticale disarticolando il disegno urbano esistente che con fatica cerca di darsi una identità ambientale e sociale. Io penso, invece, che sia necessario puntare, come sostiene l’architetto Zazzara, “… sulla riqualificazione del patrimonio esistente e sulla progettazione di spazi più vivibili. L’intervento dovrà guardare all’identità della città nel rispetto dell’area metropolitana e alla sua vocazione emersa nel corso degli anni.” ([8]) Ecco, quindi, che torna la necessità, anzitutto, di conoscere l’esistente e stabilire, poi, alcuni punti fissi di riferimento capaci di diventare elementi di base per determinare l’immagine della città perché: “Guardare la città può dare uno speciale piacere, per quanto banale possa essere ciò che si vede.” ([9])

Dal momento che la città, nonostante il grande sviluppo urbanistico, non è stata in grado di identificare e identificarsi in una propria identità urbana e ambientale, è necessario pensare non a un nuovo piano regolatore ma a una rigenerazione urbana di tutto l’esistente considerando che “un’immagine ambientale può venire analizzata in tre componenti: identità, struttura e significato.” ([10])

Con riferimento a queste tre componenti si può ipotizzare una rigenerazione del tessuto urbano dall’interno partendo dallo stato di fatto, dai luoghi e dalle emergenze ambientali, architettoniche e paesaggistiche esistenti, e assumendo come elementi di riferimento dello spazio urbano da rivitalizzare e armonizzare tra di loro i seguenti elementi geometrici: punti, linee e superfici come di seguito individuati, perché le forme geometriche sono riconosciute, memorizzate e organizzate dal nostro cervello in immagini continue e ricordi permanenti.

Punti: Colonia Stella Maris, villa Delfico, villa Falini ex villa Madonna, chiesa di villa Carmine, edificio della ex stazione FEA, Museo del treno, Colonnetta, Pala Dean Martin, resti della fornace Vittoria di Villa Carmine come sito di archeologia industriale, cava della fornace sotto Colle della vecchia, ecc. . Questi “punti forti” diffusi sul territorio comunale andrebbero valorizzati in relazione alle specifiche caratteristiche storiche, architettoniche e sociali per farli diventare catalizzatori di interessi culturali dello spazio urbano (biblioteche di quartiere, aule per concerti, mostre, fiere, cavee e teatri all’aperto per spettacoli estivi, ecc.).

Superfici: piazze, giardini pubblici, parchi pubblici, aree di parcheggio, slarghi e aree verdi come luoghi pubblici di aggregazione per incontri quotidiani delle persone, per l’organizzazione di mercati, di sagre, di feste, ecc. .

Linee: definire una gerarchizzazione delle strade come linee (rette, curve o spezzate) di connessione e di raccordo tra “punti” e “superfici” del territorio comunale attraverso un Piano Urbano del Traffico che leghi, inoltre, la città con tutte le realtà urbane vicine.

A questi elementi e superfici urbanizzate vanno aggiunte, in una pianificazione generale, le superfici non antropizzate che hanno valore paesaggistico da difendere, tutelare e salvaguardare come, ad esempio, le tre colline che ritroviamo anche nello stemma del comune.

Uno studio particolare deve essere riservato al centro storico, come luogo primigenio, collocato sul colle per legarlo all’area litoranea mediante percorsi, passeggiate e linee di connessione per mezzi con pedalata assistita. In particolare andrebbe sfruttata la sua collocazione per svilupparne l’aspetto storico e paesaggistico riguardando l’antico borgo come un “centro decentrato” da cui ha avuto origine e sviluppo la città attuale.

“L’obiettivo finale di un simile piano non è la forma fisica in sé stessa, (per Montesilvano, ormai, già abbondantemente consolidata), ma la qualità di un’immagine mentale” ([11]) che abbia valore sia per il cittadino residente sia per il turista che vuole trascorrervi alcuni giorni e anche per chi, di passaggio, possa portare con sé “un’immagine mentale” chiara della forma della città.

La vera sfida che l’urbanista [oggi] si trova davanti…è quella di progettare il modo e lo spazio in cui si incastrano quei luoghi dove la maggior parte delle persone vive e conduce la sua giornata: quindi case, scuole, residenze per anziani, negozi, ospedali, luoghi dedicati al culto, edifici dedicati allo svago (bar, ristoranti, cinema), o ancora alla cultura, come teatri, biblioteche. E progettare anche il modo per raggiungerli, quei luoghi, in termini di strade, vie e mezzi di trasporto, bus e metropolitane in primis” ([12]) perché l’urbanistica è la scienza che da sempre studiail luogo che gli uomini hanno creato quando hanno dovuto vivere insieme per svolgere una serie di funzioni che non potevano svolgere da soli”. ([13])


[1] Renzo Gallerati – Piergiorgio Orsini 50 anni in cronaca – Grafica SIVA – Agosto 2019 pag. 71

[2] Estratto da “Il grande sorpasso” Il mensile di Montesilvano – Numero 7 – Anno V del 2 agosto 2019

[3] Estratto da “Il Centro” del 15 novembre 2019

[4] Wikipedia – voce Montesilvano – punto 4.1 Evoluzione demografica

[5] Wikipedia – voce “Retroazione”

[6] Luciano Di Sopra – Teoria duale del processo urbano – Quaderni della rivista urbanistica diretta da Giovanni Astengo – Del Bianco – Udine – 1968

[7] Estratto da “Il Messaggero” del 15 novembre 2019

[8] Estratto da “Il giornale di Montesilvano” del 14 novembre 2019

[9] Kevin Lynch – L’immagine della città” – Marsilio editori – Padova – 1969 – pag. 23

[10] Kevin Lynch – op. cit. pag. 30

[11] Kevin Lynch – op. cit. pag. 131

[12] https://www.criticaletteraria.org/2017/09/gabriele-pasqui-urbanistica-oggi.html

[13] Edoardo Salzano, Fondamenti di urbanistica, Laterza, Bari – 1998


 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *