Luisa Sordillo: “Siate vicini alle famiglie che vivono lo spettro”

di Mauro De Flaviis

Ho incontrato a Silvi Marina il 21 agosto la scrittrice Luisa Sordillo sollecitato dalla segnalazione di Zizzi Fiore a valle della presentazione a giugno del primo romanzo della Sordillo, “Voce di sale” edito da Iacobelli. Dopo l’incontro ho letto il romanzo tutto d’un fiato sfruttando il mio ultimo viaggio da Roma a Hyderabad a bordo dei due aerei Roma-Dubai e Dubai-Hyderabad. Il romanzo racconta la storia di una famiglia lacerata dall’esperienza di un figlio autistico e descrive le immani difficoltà che le famiglie si trovano ad affrontare nel percorso di inserimento del figlio autistico a scuola e nella società. A essere sincero è un racconto tanto coinvolgente quanto lacerante: ve ne consiglio caldamente la lettura.

 

  1. Voce di sale” è il suo primo libro?
  2. È il mio primo romanzo, mentre ho già scritto una silloge poetica con mia sorella Edvige intitolata “Sincronia della sorellanza”.

 

  1. Lei è nata a San Severo e tradisce la sua pugliesità: vive qui a Silvi o ha altri legami con la nostra terra?
  2. Vengo a villeggiare a Silvi Marina dal 1976 e ritengo di avere un legame molto stretto con questa terra. Fu una scelta di mio padre che si innamorò del residence Isola Verde e decise di acquistare qui un appartamento. Mi sono laureata a Teramo e anche se vivo a San Severo mi sento a casa da queste parti. Forse anche perché ho vissuto qui con i miei genitori, che non sono più tra noi, tanti momenti felici.

 

  1. Qual è stata la spinta a scrivere un libro che svolge un viaggio nel mondo dell’autismo?
  2. Io ho tre figli, di cui uno con autismo. Ma sono orgogliosamente madre di tutti e tre nello stesso modo. Un figlio autistico non è in sé una disgrazia, ma lo diventa se tutti noi pensiamo che sia così. Essere fieri di un figlio che si dissocia da schemi precostituiti richiede tuttavia tempo, assimilazione di un dolore e soprattutto tanto amore. L’esperienza diretta dunque è stata sicuramente la molla che mi ha spronata ad affrontare questa tematica in un romanzo. E’ più precisamente il racconto di un viaggio che la protagonista, una madre, compie all’interno di sé stessa e fuori, trovandosi in un mondo ancora non pronto all’accoglienza. E ci si inerpica tra le cime dell’effetto collaterale primo che provoca l’autismo quando impatta una famiglia: la solitudine. Intesa come carenza di istituzioni, di competenze e di affetti.

La protagonista dunque è una madre che ripercorre la sua vita dall’adolescenza, spensierata e piena di sogni, al presente, irto di ostacoli e reso grigio dalle incertezze del futuro. E’ una storia a tratti dura perché racconta le difficoltà, ma è altresì una storia avvincente, con personaggi ricchi di sfumature ed un proprio vissuto..

 

  1. Perché il titolo “Voce di sale”?
  2. La voce è quella degli autistici ed è ancora di sale perché si scontra ancora contro il muro dell’indifferenza e della mancata competenza, sgretolandosi come un pugnetto di sale. L’obiettivo è quello di rendere pi vigorosa e forte questa voce, farla divenire corale. Per aprire dei varchi in questi muri ed arrivare all’integrazione e all’inclusione. Due meravigliose parole cui approdare per ridare alle persone con autismo la dignità e il rispetto che meritano. Perché non bisogna mai dimenticare che dietro all’autismo ci sono delle persone con un proprio, straordinario sentire.

 

  1. Il Grande Sorpasso ospita una rubrica mensile sullo spettro: siamo molto attenti al tema e cerchiamo di veicolare i temi correlati tra i nostri lettori. Vogliamo fare in modo che le famiglie possano sentirsi meno isolate. Ritiene sia sufficiente?
  2. Trovo molto utile la rubrica e vi ringrazio per lo spazio che periodicamente dedicate a questa importante e delicata tematica. Occorre parlarne tanto, perché non è mai abbastanza. C’è diffidenza intorno all’autismo e poca conoscenza. E purtroppo la mancata conoscenza allontana, rendendo più difficile l’inclusione. Ormai non si può più girare la testa pensando che sia un argomento che non ci tocca. 1 bambino ogni 59 nati nasce nello spettro autistico, ossia rientra in una delle varie sfumature dell’autismo. E dunque, prima o poi, direttamente o indirettamente, ognuno di noi incontrerà un soggetto con autismo sul suo cammino. Voglio precisare che l’autismo non è una malattia, ma una condizione, un modo di essere. Più precisamente è un disturbo dello sviluppo, dunque un diverso modo di crescita. L’autistico ha canali comunicativi e recettivi differenti, ma non vuol dire che abbia meno abilità. Magari si estrinsecano in modo differente. Si parla di diversità e normalità, ma non dobbiamo dimenticare che la normalità è tale semplicemente perché numericamente maggiore. Cerchiamo di capire chi sono gli autistici, cosa pensano, cosa provano. Perché, ripeto, sono persone, con sentimenti ed emozioni.

 

  1. Come mai ha scelto la forma del romanzo, è autobiografico?
  2. Non è un romanzo autobiografico perché sarebbe stato limitativo e avrebbe mantenuto intatta la linea di demarcazione tra la mia vita e la vita dei lettori, diversa e dunque distaccata. Il romanzo è la forma letteraria che permette l’immedesimazione del lettore, che così entra nella storia, emozionandosi. Esulando dall’autobiografia ho potuto racchiudere nella protagonista non solo me stessa, ma un numero indefinito di madri. Perché in fondo si parla di amore, di solitudine, di sentimenti comuni a tutti. E l’autismo è solo un punto di partenza per viaggiare nell’animo umano.

Nel romanzo ogni personaggio è allegoricamente rappresentativo di un sentimento. E così ci sono il coraggio, la fragilità, l’amore incondizionato, la competenza, la superficialità, la cattiveria, la speranza. Tutte sfaccettature della realtà. In questa storia ognuno si può rispecchiare. Ecco perché il romanzo è diretto a tutti e non solo a quelli che quotidianamente vivono l’autismo.

 

  1. Nei tratti inseriti in corsivo è suo figlio che parla?
  2. Anche ma non solo. È la voce di sale, cui il titolo fa riferimento, la voce di tutti gli autistici. È più precisamente un flusso di coscienza, perché gli autistici possono essere verbali o non verbali. Ma hanno una mente in continuo movimento, spesso preda di pensieri ripetuti ed ossessivi. Ho avuto l’occasione di conoscere tanti bambini e ragazzi autistici e il dato comune è che, entrando in contatto con loro, si scopre un mondo straordinario, ricco di insegnamenti ed emozioni. Per es. non conoscono l’ipocrisia e la falsità. Nella diversità di ogni tipo, ne sono certa, c’è reciproco arricchimento. Perché la diversità è completamento.

 

  1. Cosa consiglia ai genitori di ragazzi con lo spettro?
  2. I genitori devono rimboccarsi le maniche e devono riuscire a reinventarsi. È necessario diventare logopedisti, insegnanti, psicologi, per compensare le lacune del sistema. Io, per es. ho fatto per alcuni anni homeschooling con mio figlio perché a scuola abbiamo incontrato ostacoli e difficoltà. Gli insegnanti di sostegno spesso non hanno la formazione specifica, perché lo Stato li immette in ruolo senza provvedere. E gli altri insegnanti sovente pensano che gli alunni diversamente abili siano di spettanza esclusiva di quelli di sostegno o che rallentino le loro lezioni. Dimenticando che il legislatore ha espressamente inteso tutelare il diritto allo studio di tutti, senza alcuna distinzione. È chiaro, ma ci tengo ugualmente a sottolinearlo, che ci sono insegnanti coscienziosi e preparati. Ma per l’alunno il trovare un professore preparato non deve essere una fortuna, ma divenire la prassi.

 

  1. Lei ha tre figli di cui uno con spettro e lavora: come è riuscita a trovare il tempo per scrivere un libro?
  2. La scrittura per me è importante e mi sono ritagliata degli spazi, spesso notturni.

Mi piacciono le parole, mi piace giocarci. Ed infatti introduco ogni capitolo con dei versi che accompagnano nell’anima delle pagine che seguiranno. E il romanzo stesso si conclude con una poesia che vuole rappresentare il punto di vista dell’autistico. Perché è sempre una questione di prospettive. Gli autistici ci appaiono strani e bizzarri, ma anche noi ai loro occhi non saremo sicuramente lineari! Scrivere a volte diventa un’urgenza, come l’atto del nutrirsi o del respirare. Si chiudono gli occhi e si prova ad ascoltarsi. In particolare scrivere questo libro è stata un’esigenza. Per me stessa, perché per superare un dolore è necessario oltrepassarlo, ma anche per gli altri, perché è necessario costruire rete, invitare alla condivisione e alla solidarietà. Perché siamo una società ed è necessario rompere gli argini della solitudine.

 

  1. Quanto tempo ha impiegato?
  2. Questa storia è nata sorgiva, l’ho scritta in poco tempo. Ma ne ho preso piena consapevolezza nella rilettura, che è stata catartica ed illuminante anche per me. Voce di sale è un romanzo introspettivo e di formazione, ed è un viaggio in cui, se si sceglie di partire, si scoprono posti nuovi ed interessanti. E quando stermina il viaggio si è portati ad inaspettate riflessioni e nuove consapevolezze. Per paradosso è stato così anche per me.

 

  1. Concludendo, qual è il messaggio che desidera far passare?

Ero molto arrabbiata, volevo sfogarmi e dapprima ho immaginato di scrivere una sorta di diario. Poi ho compreso che il tempo passa velocemente e volendo costruire qualcosa che potesse essere utile a chi si trova a ripercorrere questo percorso ho elaborato l’idea del romanzo. In alcuni tratti sono stata impietosa con le istituzioni anche se ho cercato di limare il più possibile la critica perché volevo coinvolgere le persone che non vivono l’autismo.

Ho utilizzato due personaggi chiave, un ex amore della protagonista, uno psicologo che porta le competenze per dialogare con l’autistico, e un’amica incontrata per caso in un bar, che permette alla protagonista di confrontarsi con il mondo trovando la forza di affrontare le difficoltà. Lo psicologo permetterà di ottenere dei progressi importanti al bambino e l’amica, portando l’amore, aiuterà la famiglia. Questi due personaggi rappresentano ciò che serve alle famiglie, competenze nelle istituzioni e vicinanza dagli amici anche solo semplicemente allargando le braccia.

Noi siamo qui e viviamo nel mondo accanto a voi: persone che non conoscete lo spettro, tenetene conto.

 

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