La forza della musica

di Marco Tabellione

Passeggiare o fare footing sulla battigia di Montesilvano nei primi giorni di settembre significava imbattersi nel gigantesco allestimento per il concerto di Jovanotti. Nei primi giorni si potevano notare due enormi ruspe spostare montagne di sabbia, poi nel giro di qualche ora quattro grandi torri di impalcatura metallica hanno preso forma sull’arenile, dando vita ad uno spettacolo mastodontico, sorprendente almeno per chi era abituato a vedere quotidianamente quel tratto di spiaggia libera del nostro comune, uno degli spazi balneari sicuramente più ampi, anzi forse il più ampio, tanto che è stato scelto per ospitare l’incredibile concerto. Incredibile perché a differenza di altre esibizioni pur gigantesche e in grado di richiamare un pubblico numerosissimo, in questo caso l’organizzazione che affianca l’artista nel tour ha dovuto creare ex novo un impianto capace di ospitare il concerto, dando vita ad un vero e proprio cantiere. Un cantiere in cui per giorni si è lavorato, spostato ruspe, elevatori, uomini, e mezzi di ogni tipo brulicanti e incessanti. Insomma uno sforzo economico e organizzativo di non poco conto, e tutto per un’esibizione di musica pop.
Nel valeva la pena? Quali sono stati i ritorni per la cittadina di Montesilvano? Per la sua immagine? Per il suo commercio? I disagi degli automobilisti e degli abitanti a causa delle strade chiuse sono stati adeguatamente ricompensati dagli effetti di un evento che ha richiamato in città migliaia di persone in gran parte ragazzi? È difficile rispondere, almeno se si rimane su un piano puramente economico e finanziario, un piano “materiale e concreto” diciamo così. Ma se andiamo a guardare che cosa la musica è riuscita ad organizzare e a mettere in piedi, allora non si può non rimanere sorpresi. Perché ciò che è accaduto a Montesilvano è l’ennesima dimostrazione della forza dell’arte e della musica, che forse solo il calcio nelle sue manifestazioni più popolari riesce a superare. Nel calcio però spesso i sentimenti e le emozioni sono caratterizzate da un desiderio di rivalsa, di vittoria, a volte da proiezioni che i singoli tifosi mettono in atto come appunto riscatto alle proprie presunte delusioni, o addirittura ai propri fallimenti, emozioni comunque dominate da una voglia di competizione e vittoria. Nella musica le cose non stanno così. La capacità di trascinamento che in questo caso Jovanotti, ma in generale gli artisti dimostrano, fa leva su sentimenti magari ugualmente semplici, ma comunque edificanti per l’essere umano, sentimenti di aggregazione non di competizione e lotta.
La voglia di stare insieme, la voglia di ballare, gioire dell’attimo e soprattutto la gioia di ascoltare musica. Certo, anche in questi casi è più che diffuso il fenomeno della proiezione, con forme di transfert psichico che in parte riescono a spiegare l’attaccamento a singoli artisti i quali, pur nella loro bravura, da soli non potrebbero accentrare su di sé una simile attenzione. Ma oltre a ciò, oltre alle perversioni del divismo, da cui la musica è continuamente attraversata, nel concerto di Jovanotti e in altri concerti simili si assiste a qualcosa di ben più importante, di superiore, quasi spirituale. È la magia del sintonizzarsi in tantissimi per qualche ora sulle vibrazioni di una sola band, è l’assoluta capacità di accomunarsi e di far festa insieme che un evento del genere riesce a scatenare. E allora da questo punto di vista, guardando alla gioia dei ragazzi (ma non solo) che con tanto trasporto hanno voluto pagare un prezzo di biglietto non proprio economico, guardando i loro visi soddisfatti ed estasiati durante e alla fine, si può senz’altro giungere a difendere le ragioni del concerto.
Un concerto che dietro le difficoltà (a Vasto l’evento era stato impedito), dietro lo sforzo economico, i disagi, il dispendio di energie e mezzi, nasconde un significato ben più profondo, un significato che dimostra tutta la forza della musica, una forza che poche manifestazioni umane riescono a provare in modo così imponente. E il Jova Beach Party di Montesilvano è stato un’ennesima prova di questa forza. Perché alla fine è stata davvero una bella festa. E fin dalle prime ore del pomeriggio quando Jovanotti stesso ha voluto dare il via alle esibizioni con un saluto ai ragazzi già presenti, ci si è accorti che forse sì, ne valeva la pena. Certo è solo un concerto rock, un concerto di musica ritmata e orecchiabile, eppure il suo valore sociale è potentissimo, anche perché i messaggi di pace e aggregazione sono venuti da un artista che forse a volte cavalca l’onda, ma sicuramente sa parlare ai giovani e veicolare messaggi positivi e di civiltà.
E tutto ciò anche grazie a un’organizzazione efficace sia del Comune, sia dei responsabili dell’impianto, tanto che al mattino tutti i rifiuti sulla spiaggia era già stati raccolti e i mezzi del Comune sulle strade già da tempo al lavoro. Sì davvero una bella festa, anche a dispetto della pioggia che si era scatenata qualche minuto prima della salita sul palco di Jovanotti.

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