ANDAR PER MOSTRE e scoprire . . . cessi incolor

ANDAR PER MOSTRE e scoprire . . . cessi incolor

di Tonino Bosica

Capita sempre più spesso, quando vado per mostre d’arte, di incontrare mostri. Mi spiego: da addetto ai lavori, mi aspetto sempre qualcosa di nuovo, per il piacere della scoperta o per giustificare se non altro a me stesso il tempo che vi dedico. Invece nulla, desolazione assoluta.

E tutto questo andazzo perdura da 8-10 anni, e ogni anno diventa peggio.

Perché tutto questo? Perché troppa gente si alza al mattino e pensa di essere artista. E così le gallerie private e gli spazi pubblici deputati all’arte, con qualche eccezione, sono pieni di robaccia. Come siamo arrivati a questo punto? Siccome gli imbrattatele sono tanti, si sono organizzati addirittura in associazioni culturali! E come associazioni ricevono anche dei contributi! Un’associazione culturale deve fare cultura, in tanti si riempiono la bocca con questa parola ma non ne conoscono nemmeno il significato. Fare cultura, per me, è avere conoscenza specifica di quel che si vuole proporre. Una necessità per educare il pubblico a guardare, a vedere con occhio attento per riconoscere la qualità. Invece, davanti a queste pseudo opere che se le tocchi ti rovini le mani e se le guardi ti rovini gli occhi, cosa può apprendere il fruitore sprovveduto? Se le cose che incontra, ovunque si rechi, sono sempre di così basso livello, si fa dell’arte contemporanea un’idea sbagliata. Ma non è così! In Italia, come nel resto del mondo ci sono artisti meravigliosi, creativi e originali che meritano di essere seguiti e supportati.

Quelli bravi, messi in minoranza, lavorano comunque e si rifiutano di pagare la partecipazione a un premio o a una collettiva. Già, perché oggi non ci sono più i galleristi di un tempo. Il gallerista di un tempo comprava i quadri, le sculture e promuoveva l’artista meritevole con pubblicazioni, mostre, fiere ecc. . Oggi il gallerista – che definisco “affittacamere” con la complicità del critico prezzolato – raccoglie un certo numero di lavori (non di opere), stampa un cataloghino con poche centinaia di euro (quando lo fa) e si mette in tasca assieme al complice tutto il resto. Questo modo di fare si è esteso per tutto il territorio italiano, a mio giudizio, perché sono in tanti a voler APPARIRE SENZA ESSERE! Disposti quindi a pagare le 100-120 euro ogni volta. Ci servirebbe un’educazione che non c’è, ci servirebbe un’etica professionale e morale che non c’è, pertanto il critico disonesto, avvicinato dall’imbrattatele grida subito al miracolo perché sa che può spennare il suo pollo quando e come vuole. Capisce che, se dicesse la verità, perderebbe un’occasione. Il nostro critico Leo Strozzieri, quando era militante, diceva, a seconda delle circostanze, di accenderci il fuoco con quelle cose oppure, rivolto all’autore, lo invitava a darsi all’ippica. Faceva capire a chi avesse velleità artistiche di lasciar perdere. Anch’io, quando mi è stato chiesto, ho sempre dato risposte sincere e dirette. Una donna, avvicinandomi, mi chiese cosa pensassi delle sue opere. Risposi semplicemente che quelle tele dipinte avevano un valore quando erano bianche! Ricordo che mi corse dietro con l’obiettivo di menarmi. Oggi ci sono troppi organizzatori, troppi curatori improvvisati e senza competenze, allestimenti da vomito e le mostre diventano mostri ossia CESSI INCOLOR! Anche per questo motivo il pubblico si allontana sempre di più.

In un contesto simile come può salvarsi l’amatore, il collezionista o chi vuole investire in arte?

Certamente, come disse anni addietro un critico donna milanese su “Terz’occhio”, l’arte non è per tutti! Ma aggiunse che non era per tutti nemmeno la matematica, la fisica e l’astronomia. Non sono del tutto d’accordo con questa sua affermazione, almeno per quanto riguarda l’arte. Bisogna ovviamente informarsi, leggere gli autori giusti, come Immanuel Kant, Benedetto Croce, Francesco Arcangeli, Guido Ballo, Gillo Dorfles scomparso qualche anno fa. Frequentare dopo queste letture le mostre e le fiere, confrontarsi costantemente con altri, credo possa permettere a chiunque in pochi anni di farsi una propria opinione sull’arte. Riguardo al mercato, un tempo, l’appassionato colto e di buon gusto prima di fare l’acquisto toccava con mano l’opera. Oggi gli acquisti vengono fatti anche tramite internet, soprattutto da gruppi. E quel che il collezionista (disinformato) deve comprare viene deciso da altri a tavolino. Addirittura anche l’aumento annuale per rendere appetibile l’acquisto. Assurdo? Eppure è così, decidono loro, i grandi mercanti  (penso a due americani…)  chi andrà alla Biennale di Venezia, di chi si deve parlare, di chi le quotazioni devono schizzare alle stelle. Poi ci sono le case d’asta. Certo, fanno il loro lavoro ma servono a questi signori per fare i loro giochi al rialzo. Tu compra il mio, io compro il tuo e l’indomani i giornali, specializzati e non, riportano la notizia. Che artista! Visto che prezzo ha raggiunto in asta? Ancora più credibile diventa se l’artista italiano viene battuto a Londra o a New York e l’artista americano battuto in asta a Parigi o a Berlino. La mia è una denuncia del sistema totalmente sballato, malato, corrotto, e nel contempo è un appello alle istituzioni troppe volte assenti. E grido agli artisti che fanno qualità: RIPRENDETEVI IL VOSTRO SPAZIO! Un assessore (messo dal partito) preposto alla cultura se non ha le competenze per fare bene deve avvalersi, di volta in volta, delle collaborazioni giuste. Nel mio peregrinare, di assessori ne ho conosciuti tanti e ovunque, sia al nord che al centro o al sud. La mia impressione è sempre stata quella di apparire inopportuno, come dire: ma questo adesso che vuole? Una volta sola mi è capitato a Bazzano, comune limitrofo di Bologna, di trovare con mia sorpresa una persona di grande competenza. Parlammo di arte, di artisti, di correnti artistiche e successivamente di architettura e di design. Di ogni cosa conosceva nomi e date: domandai allora come mai fosse così preparato e lui rispose che non era un assessore (gli assessori venivano e andavano) ma che lui, tecnico della cultura, occupava quel posto da 15 anni!

Altra lacuna: i media parlano di moda, di calcio dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina fino alla nausea, ma quasi mai di arte e, se per miracolo c’è un servizio, viene programmato in orari impossibili. Perché l’arte non fa audience, non paga e oggi con la crisi di livello mondiale paga ancora meno.

 

Qualcuno asserisce che non c’è nulla di più opinabile di un’opera d’arte. Quel che piace a uno, può non piacere ad un altro. Io dico che il gusto matura attraverso la conoscenza. Una crosta resta pur sempre una crosta, per l’errata impaginazione, per l’errato accostamento dei colori, per la brutta esecuzione, ecc. . L’immagine riprodotta non è una crosta, è un capolavoro del toscano Claudio Cargiolli, autore su cui tornerò in seguito. Opera perfetta, di grande bellezza. Lascio a voi il commento. Rifacciamoci gli occhi, ne vale la pena!

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