Le minoranze bruciano

minoranze #maggioranza #influenza sociale

 

di Pierluigi Lido. Psicologia Sociale (Num. Giugno 2019)

 

Ai tempi dei social e del mondo liquido pare che si sia davvero persa ogni speranza di vedere emergere uno scampolo di influenza minoritaria.

 

L’influenza di minoranza è un costrutto teorico della psicologia sociale che sottende il fatto che esistano dei gruppetti di poveri stronzi – o stronzetti, fate voi – che si prendono la briga di alzare una mano e dire che determinate cose a loro non piacciono, non stanno bene, non vanno lasciate così come sono. In altre parole si tratta di una minoranza di mani alzate che vogliono che lo status quo cambi, gente che rompe i coglioni alla maggioranza, per dirla in modo più semplice.

 

Letteratura alla mano, questi poveracci non hanno molte possibilità di cambiare le cose nel breve periodo, ma il loro successo è pressoché certo ove questo “pensiero di minoranza” sia perpetuato nel tempo in maniera costante e mirata a mettere in discussione i dirigenti e non il popolo, il famosissimo popolo.

 

I cambiamenti proposti e perpetuati dal gruppo di minoranza per essere accolti e adottati nel tempo devono essere in linea con i nuovi bisogni ed esigenze del famoso popolo, proprio quello che è sempre alla finestra a giudicare e aspettare, la maggioranza morbida la cui vita è di gran lunga più comoda, checché ne dicano quei cialtroni che ci governano.

 

Alla fine di una lunga battaglia politica, sociale-civica o economica, la battaglia di minoranza può essere vinta senza non poca fatica, senza che non sia stata spesa sul campo e negli anni una rilevante dose di conflitto da superare.

 

Letteratura alla mano, il pensiero di minoranza prevede un necessario stato di conflitto che vada di fatto superato nel lungo periodo in maniera attiva e collaborante con la maggior parte degli astanti – il famoso popolo – che dà o meno la possibilità alla minoranza (nel tempo) di emergere e affermare le proprie idee di cambiamento.

 

Il problema a questo punto è uno solo.

Nella comunicazione di massa e delle informazioni non esiste più un vero pensiero di minoranza e quindi non esiste più una vera possibilità di cambiare nel lungo periodo lo status quo di quei cialtroni della maggioranza.

 

Ai tempi dei social e della comunicazione di massa ogni punto di vista viene polarizzato verso dinamiche di dominanza mediatica che vedono sempre e comunque un vincitore e uno sconfitto, nel bene o nel male.

 

Basti pensare al caso della vittoria di Mamhood a Sanremo 2019 o del caso del giovane Ramy che salvò i suoi compagni da una tragedia annunciata.

 

Sia Mamhood che Ramy vennero aspramente criticati da una parte dell’opinione pubblica in un primissimo momento. Il fenomeno di approvazione nei confronti dei due venne completamente ribaltato mediaticamente nell’arco di 24 ore sui principali social.

 

Lo stesso Salvini [quello delle foto col cibo e dei selfie con ogni scappato di casa della terra] dovette fare mediaticamente marcia indietro – persino lui – di fronte al fatto che Mamhood era un figo e che Ramy fosse un eroe nazionale per il semplice fatto che la maggioranza delle persone online aveva decretato un’idea per l’appunto maggioritaria.

È tutto più veloce, con tutti i rischi annessi e connessi.

Quando chiesero a Mentana se questo fosse un bene o un male, lui rispose che era un male assoluto. E aveva ragione da vendere.

 

Il reale rischio in tutto questo è che scompaia nell’arco del tempo di una Instagram Story il pensiero di minoranza, il rischio che sparisca nelle dinamiche liquide e veloci della comunicazione digitale.

 

Muore il pensiero di minoranza con tutto Sansone, i filistei e Barbra Streisand. Ed è un vero casino di proporzioni bibliche poiché siamo in una fase storica che compromette il valore prezioso del pensiero di minoranza e quindi il potere dell’innovazione e del cambiamento.

 

Si corre il rischio di eliminare in breve la meravigliosa condizione di essere dei poveri stronzi che perpetuando idee ed azioni possano nel lungo periodo cambiare per davvero le cose. È una condizione del tutto nuova, così com’è nuova e recente questa fase del mondo delle comunicazioni e dell’informazione.

 

Tutto sembra dirci intorno che non ci salveremo facilmente. Lo dice anche Serra nel suo ultimo libro Le cose che bruciano quando parla della guerra che è all’orizzonte.

 

“La guerra è alle porte, non la sentite? Fa un verso opposto a quello del rigogolo: è una sequenza di soli punti esclamativi”.

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