Sorpassiamo lo spettro: figli non malati

Usciamo dal guscio

di Alessandro Rinnaudo (Num. Marzo 2019)

Una domanda che viene fatta spesso al genitore di un bimbo avvolto dallo spettro, è “cosa dicono i medici: guarirà? Quanto tempo ci vorrà?”. Tali domande, fatte sicuramente in buona fede, nascono da una mancata conoscenza della problematica dell’autismo e dello spettro autistico, dalla percezione che si tratti di una malattia e non di una sindrome, scaturita da un’anomalia genetica. Queste domande vengono rivolte anche a me, sia da persone care e vicine che da conoscenti, in genere rispondo loro che mio figlio sta bene e non è malato e che per uscire dal suo guscio ci vorrà del tempo, ma non essendo il Mago Otelma ho delle difficoltà a fare delle predizioni (non delle previsioni). Se doveste ricevere domande simili o addirittura peggiori, non abbiatevene a male, così come non curatevi degli sguardi pietosi della gente che vede i Vostri figli, l’accettazione delle diversità è una delle gravi carenze sociali della nostra società. È evidente che ci rimarrete male, ma la complessità della situazione che state gestendo per i Vostri figli occupa già abbastanza spazio nella Vostra vita, nei Vostri cuori, che non ce n’è proprio da dedicare a futili questioni. L’argomento è buono però per fare delle considerazioni, per chiarire alcuni punti. Un bimbo autistico o che combatte con lo spettro autistico e tutte le sue sindromi, non è malato. Non ha un virus tipo il morbillo, così come non è un malato di mente. Ha una sindrome che colpisce il campo cognitivo comportamentale, che sia l’Asperger oppure l’autismo conclamato. Non è però un malato. Fisicamente sta bene, cresce, sviluppa il suo carattere, proprio come tutti i bambini. È un chiarimento importante, soprattutto per noi genitori, per non trattare i nostri figli da malati, soprattutto da malati di mente. Sono i nostri angeli, le nostre creature, il frutto del nostro amore ed hanno diritto ad esserlo pienamente, senza riserve. Hanno diritto al nostro amore, alla nostra presenza, alle esperienze da vivere insieme, al gioco, alle coccole. Ne hanno bisogno e ne hanno diritto e ne traggono un enorme beneficio nella loro lotta per uscire dal guscio. Per questa ragione portiamoli fuori, alla luce del sole, a giocare al parco, a correre felici in spiaggia. Portiamoli in vacanza, a conoscere il mondo, che osservano e che imparano a conoscere, anche se nel loro guscio. Non importa se non parlano come gli altri bambini, non importa se vivono il gioco a modo loro. Guardateli con gli occhi dell’amore, come si devono guardare i figli, scoprirete la loro aura lucente, il loro sorriso dolce e spontaneo e la loro gioia di fronte alla scoperta del mondo. Giocate con loro, ne saranno felici ed a modo loro giocheranno con Voi ed insieme vivrete un’esperienza unica. Leggete loro una storia, ascoltate la musica, educateli al bello dell’arte e della natura. Loro ci sono, sono con noi, sono nel loro guscio e combattono ogni giorno, e noi con loro, per venirne fuori. Grazie a Dio non sono malati, i veri malati sono coloro che rifiutano la diversità, la disabilità, che somministrano sguardi e parole pietose di facciata. Lo so che non è facile, ma occorre farlo, per il bene dei nostri figli e per il nostro. La normalità della vita di tutti i giorni, della vita di una famiglia, sono una cura importante, per tutti. Anche per chi non capisce. Non perdete il sorriso, non lasciate prevalere la disperazione, i nostri figli sono delle spugne, assorbono i nostri stati d’animo e ne soffrono. Il sorriso e l’amore sono due armi potentissime. Io vivo ogni giorno la mia condizione di papà di un bimbo “speciale” e non c’è giorno che ringrazi il Signore per avermelo donato. Non mi sono mai curato degli sguardi e degli atteggiamenti del prossimo in passato, figuriamoci ora. Se siete in difficoltà, se non sapete come fare, io ci sono, scrivete alla Redazione de Il Sorpasso ed io Vi risponderò. Non ho ricette né formule magiche, ve l’ho detto, non sono il Mago Otelma, sono un papà che parla della propria esperienza. Ripartiamo per il nostro viaggio, alla prossima tappa. Sorpassiamo lo spettro, usciamo dal guscio.

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