Parole vuote di Palma Cappuccilli | L’angolo della poesia

L’angolo della poesia a cura di Gennaro Passerini

Dalla silloge poetica Il tuo inno intatto (poema per Kaia) Ipersegno ed. 2018, fresca di pubblicazione, traggo una poesia tra le più intimistiche e malinconiche, le parole pesano, meritano un meditato silenzio, sono un emblema toccante della fragilità di ogni speranza dell’uomo, posta al cospetto dell’inesorabile scorrere del tempo. Il commento è affidato, ancora una volta, alla sapiente e sensibile penna del prof. Raffaele Simoncini.

Parole vuote

Parole vuote,

lucide contraddizioni,

come chimerici flussi

dell’immaginario

riverberano

a sciogliere

i misteri della Disillusione,

incuranti suoni

fragili come neve

al sole.

Svaniti sono gli appigli

di precarie aspirazioni

o titubanti sogni,

consapevolezza dei limiti,

copia dei pensieri.

Formattazione di perverse menzogne

infetta i pensieri

di Relatività sentimentale

e invade oggi

le nostre vite

con altalenanti bagliori di luce.

Disillusione e Relatività: non è possibile rintracciare un’altra così lapidaria immagine della vita che scorre nel tempo. La vita di ciascuno di noi, di ogni essere umano che colga in se stesso i confini delle proprie esperienze di vita, la consapevolezza dei limiti, è come dilatata in altalenanti bagliori di luci, una sorta di faro sentimentale che, lontano nello spazio, si accende e si spegne, a disegnare chimerici flussi dell’immaginario e, ad un tempo, precarie aspirazioni o titubanti sogni. Esplodono, deflagranti echi di appigli che svaniscono, le insanabili contraddizioni di una esistenza, di un pendolo che, nel suo scandire gli attimi inesorabili della Relatività, cerca di appigliarsi inutilmente a chimere fragili come neve al sole. Esplodono le menzogne costruite su voraci sabbie mobili e le età che attraversano il nostro essere nel mondo – nella loro diversa identità – si addensano in una fosca Disillusione. Potrebbe essere diversamente? Potrebbe manifestarsi, nel vivere quotidianamente la costruzione faticosa di copia dei pensieri, un mondo sottratto alle sue inesorabili, arcane leggi? Parole vuote scendono a colmare la malinconica consapevolezza di un limite invalicabile, quasi come un’affettuosa carezza di una madre sul volto del bimbo che dorme e ha dinanzi a sé una eternità da vivere.

Raffaele Simoncini

Foto: Lanfranco Antonioli

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