Il diabete (questo sconosciuto?)

Il diabete (questo sconosciuto?)

del Dr Paolo Vesi

Avendo ascoltato stamane una trasmissione su RAI 3, diretta da Mirabella, in cui si parlava, tra l’altro, di Diabete di tipo 2 (per i non addetti ai lavori, il diabete “alimentare”, dell’adulto, ma che comincia a colpire anche il bambino), ed avendo ascoltato soltanto argomentazioni terapeutiche e dietetiche, riguardanti la dieta mediterranea, esaltando l’uso della pasta, mattina e sera, considerando quest’ultima alimento intoccabile (perché facente parte della tradizione di questa dieta), essendo inoltre costituita da “carboidrati complessi” e quindi, secondo loro, a basso “Indice Glicemico”, ho sentito subito un impulso irrefrenabile a scrivere questo articolo, per chiarire le idee a chi avesse ascoltato quella trasmissione, le cui argomentazioni contrastano un po’ con le mie conoscenze di biochimica e fisiologia. Avendole ascoltate anche in altri consessi, mi meraviglio come non si cerchi di giungere alla radice (la prevenzione!) del problema, ma si parli sempre di “terapia”.

La dieta mediterranea, la vecchia dieta mediterranea, basata sui vecchi motivi alimentari dei nostri avi, giustamente glorificata come patrimonio dell’umanità, contiene tutt’altri pregi, su cui non mi sto a dilungare, e certamente la pasta, specialmente quella di oggi, fatta con farine raffinate e magari geneticamente modificate, non è il cardine di questa dieta.

Peraltro le statistiche ci dicono che i popoli del Mediterraneo sono i più grassi in Europa e che gli italiani sono i più grassi tra i popoli del Mediterraneo!

L’indice glicemico della pasta, inoltre, è tra i più alti (spaghetti 58; maccheroni 92; timballo 93, etc.): che i dietologi siano “allineati e coperti” con i pastai???

Non ho sentito parlare di prevenzione, ed ovviamente di fisiopatologia del diabete, con collegamenti alle cause.

Strano a dirsi in una fase di pre-diabete, che precede di circa 8 anni la comparsa del diabete di tipo 2 (SEARS B.), notiamo una iper-insulinemia, un aumento dell’insulina nel sangue (strano ma vero!); col tempo si ha una caduta dell’insulinemia per esaurimento delle cellule beta del pancreas che la producono. Questo è il punto cruciale del discorso: perché c’è una iper-insulinemia? Perché si viene a creare una “resistenza all’insulina”!

Per capire questo concetto bisogna conoscere come agisce l’insulina; farò un esempio semplice ma dimostrativo. Tutti più o meno sanno che l’insulina trasporta il glucosio dal sangue (glicemia) nelle cellule per nutrirle; la possiamo assimilare ad una chiave, che deve aprire una porta, agendo su una serratura (che si chiama recettore), che si trova nella membrana cellulare, che riveste la cellula, per entrare in essa. Ora la glicemia può rimanere alta, perché il glucosio non viene ben trasportato per due motivi:

  • Non c’è insulina a sufficienza (diabete di tipo1)
  • L’insulina non riesce ad aprire bene la “porta” perché la serratura, il recettore, subisce gli effetti negativi di un eccesso di Infiammazione Silente*** (che tutti noi produciamo per fini protettivi, in quantità fisiologica), è infiammata (per così dire arrugginita).

Questa seconda evenienza è quello che succede nel diabete-2: serve allora “più forza” (più insulina) per “aprire la serratura” (agire sul recettore): ecco spiegata l’iper-insulinemia.

Perché, il recettore è infiammato? In realtà si sta rafforzando l’opinione che la causa molecolare dell’insulino-resistenza vada ricercata nelle cellule endoteliali che formano una sottilissima barriera tra la circolazione del sangue e le cellule dei vari organi: se queste cellule endoteliali si infiammano, si viene a creare una disfunzione endoteliale che ostacola il passaggio dell’insulina, per interagire con i suoi recettori posti sulla superficie delle cellule. Il nostro corpo, per reazione, per ottenere lo scopo, per forzare la serratura, produce più insulina, provocando iper-insulinemia. L’infiammazione silente è quindi la causa dell’insulino-resistenza (e, conseguentemente, anche dell’obesità); ciò significa che se non si cura l’infiammazione silente, liberarsi del grasso superfluo diventa un’impresa estremamente ardua.

Nei paesi occidentali sono sempre più numerose le persone affette da obesità e diabete di tipo 2, sostenuti da un eccesso di infiammazione silente che determina una insulino-resistenza. Quest’ultima situazione fa si che aumenti la glicemia e venga prodotta più insulina.

Gli alti livelli di insulina favoriscono l’obesità che, se localizzata a livello dell’addome, a sua volta facilita (attraverso la produzione di eicosanoidi pro-infiammatori) l’instaurarsi della infiammazione silente; il rischio di incorrervi è maggiore in chi mangia molti alimenti ricchi di acido arachidonico (carni rosse grasse, rosso d’uovo, olio di semi, etc.) o in chi assume in eccesso carboidrati ad alto indice glicemico, che inducono la produzione di elevate quantità di insulina che a sua volta favorisce quella di acido arachidonico (vedi fig 1 e 2).

Pertanto, per prevenire/combattere Infiammazione Silente e quindi Obesità e Diabete di tipo 2 bisogna:

  • Controllare la propria alimentazione per non provocare un innalzamento dell’Insulina (Dieta-Zona).
  • Assumere olio di pesce (o mangiare pesce 3-5 volte alla settimana), perché gli Omega-3 in esso contenuti costituiscono un potente anti-infiammatorio (vedi figure).

 

Le terapie andranno impostate tenendo sempre presente gli insostituibili punti 1 e 2, che da soli potranno anche essere risolutivi nelle fasi iniziali.

Fig. 1: gli Eicosanoidi Cattivi sono i pro-infiammatori

Fig. 2: particolare della fig. precedente

*** dell’Infiammazione Silente abbiamo a lungo parlato nelle primissime puntate della rubrica sul benessere

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