Mai più senza. Persone senza casa e case senza persone

 

ricevuta via mail dal prof. Mauro Baldassarre

 

Quando, da Torino – dove ho lavorato un po’ di anni, immediatamente dopo la laurea – sono tornato qui, in Abruzzo, trasferito all’istituto “Manthonè” di Pescara, ho preso in affitto una casa a Montesilvano. Era la prima volta che mi trovavo a vivere qui, in questa città: sono, infatti, originario di Popoli, nell’interno; lì ho trascorso i miei anni, fino all’adolescenza ed alla prima giovinezza.

Quando ho cominciato a vivere qui – ormai, poco meno di trent’anni fa – due cose mi colpirono: i cumuli di immondizia lasciati per strada e non rimossi e le strade senza marciapiede.

Devo dire che, a distanza di quasi tre decenni, sul primo fronte – quello dell’immondizia – qualcosa, per fortuna, mi pare cambiato in meglio: non mi capita più, così frequentemente, di vedere lo scempio dei così tanti rifiuti abbandonati per strada.

Sul secondo fronte, al contrario, la situazione è, ovviamente, rimasta la stessa: Montesilvano è una città cresciuta caoticamente con un’edilizia sregolata e spesso propriamente abusiva; una città di seconde case e ipercementificata. Le strade sono state costruite nel poco spazio lasciato libero da edifici costruiti a distanze infinitesimali l’uno dall’altro: è logico che non abbiano marciapiedi! La collina è stata cementificata così tanto da metterne in crisi la stabilità ed in pericolo le abitazioni (e le vite… Dio non voglia) di chi abita a monte ed a valle del territorio.

Un’urbanizzazione tanto caotica, quanto pletorica; un consumo di suolo illogicamente elevato: a fronte di tassi di crescita demografica che non giustificano affatto un simile livello di edificazione. La conseguenza, ampiamente visibile, è il gran numero di case ed appartamenti vuoti da anni, in attesa di essere affittati o venduti: non si sa bene quando, né a che prezzi.

Tutto ciò proprio nel momento in cui la crisi economica iniziata nel 2008 e non ancora definitivamente superata, ha aumentato incredibilmente il numero delle famiglie in difficoltà abitativa: senza casa e senza la possibilità di comprarne, affittarne o mantenerne una ai prezzi di mercato. L’arrivo, negli ultimi anni, sul nostro territorio, di un sempre maggior numero di persone di diversa etnia – anche loro in cerca di sistemazione abitativa – ha aggravato ulteriormente il problema delle famiglie senza casa.

È per tutte queste ragioni – evidenti a me, come a chiunque voglia non chiudere gli occhi – che la mia scuola – l’IIS “E. Alessandrini” di Montesilvano – si è impegnata in un progetto pluriennale intitolato MAI PIU’ SENZA. Persone senza casa e case senza persone, attraverso il quale, a seguito dell’analisi del fenomeno, ha avanzato una propria proposta – semplice, facilmente comprensibile – al Comune di Montesilvano, alle associazioni operanti sul territorio ed all’ANCE (l’associazione dei costruttori). La proposta è questa:

 

  • a Montesilvano occorre smettere di costruire: si è già costruito troppo; piuttosto, occorrerebbe recuperare e, finalmente, utilizzare ciò che si è costruito in passato;
  • se il Comune, tuttavia, intende evitare il blocco dell’attività edilizia, allora rilasci autorizzazione a costruire solo alle imprese che accettino di mettere a disposizione del Comune, tramite un contratto di locazione a canone equo, gli appartamenti non locati o non venduti dopo un anno dal rilascio dell’abitabilità. Gli appartamenti così acquisiti, il Comune li cederà, poi, con lo stesso contratto ed allo stesso canone, alle famiglie, italiane e straniere, senza casa.

 

Mi sembra una proposta semplice, di facile comprensione ed utile per dare una casa alle famiglie locali in difficoltà economica e ad evitare di concentrare gli immigrati in pochissimi appartamenti ed in pochissimi palazzi, con le gravi conseguenze che ciò determina sui livelli di sicurezza nelle zone di insediamento.

Mi sembra anche una coerente applicazione dell’art. 42 della Costituzione che pretende che la proprietà privata abbia sempre una funzione sociale; ed è difficile comprendere quale “funzione sociale” abbia un appartamento lasciato vuoto ed inutilizzato per anni.

La proposta è semplice e facilmente comprensibile. Altrettanto facilmente immaginabili possono essere le resistenze alla stessa. E, tuttavia, spero che la scuola, come istituzione culturale, nell’esercizio del proprio ruolo di agenzia educativa, porti avanti la sua proposta pretendendo da ogni soggetto sociale chiarezza ed onestà di intendimenti.

 

La risposta del direttore

Caro professore, innanzitutto la ringrazio per aver accettato la mia proposta di formalizzare in una lettera il suo intervento tenuto in sala consiliare a conclusione della presentazione del progetto da parte del gruppo di lavoro dell’Istituto di Istruzione Superiore “E. Alessandrini”.

Sono pienamente d’accordo rispetto al primo punto della sua proposta. È assolutamente insensato, in un mercato immobiliare saturo di abitazioni non utilizzate, continuare a costruire nuovi volumi. Personalmente non comprendo come possano gli attori del mercato immobiliare continuare a investire aumentando i volumi offerti senza che prima si assottigli l’aliquota di appartamenti inutilizzati. La legge della domanda e della offerta è impietosa: se l’offerta è superiore alla domanda, i valori unitari degli immobili sono destinati a diminuire, e ciò lo abbiamo sperimentato negli ultimi dieci anni, esattamente al contrario della percezione degli operatori di mercato fino al 2008. Il rischio è contribuire ad abbassare ancora di più il valore del patrimonio immobiliare cittadino.

Sarebbe utilissimo conoscere i volumi di unità abitative vuote e mettere in pista un sistema di monitoraggio per rendere consapevole l’Amministrazione, che concede i permessi a costruire, di agire conseguentemente.

Il mio personale timore è che il valore del costruito, soprattutto per la tendenza degli operatori ad avvicinarsi al limite dei 3 metri cubi su metro quadro, sarà talmente basso da generare ghetti e non quartieri caratterizzati da qualità ambientale significativa.

Per quanto riguarda il secondo punto della sua proposta, ritengo comprensibile il suo punto di vista, ma davvero complesso da attuare, tenendo in considerazione le scarse capacità finanziarie del Comune di Montesilvano in quanto non credo abbia le risorse e la possibilità di garantire terze parti in contratti di locazione nei confronti di costruttori. Tra l’altro, l’attuazione della seconda proposta potrebbe essere un assist per gli operatori delle costruzioni a incrementare le costruzioni, garantendo loro un paracadute nel caso di non capacità a vendere autonomamente: sarà d’accordo con me che ciò sarebbe anche peggio rispetto alla situazione attuale!

Concludendo, la ringrazio per le sollecitazioni e per le proposte effettuate attraverso l’IIS Alessandrini alla comunità. Credo che l’Amministrazione possa trovare la modalità per tenere sotto controllo il processo di concessione di nuovi permessi a costruire, evitando l’incremento del fenomeno delle case vuote.

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