Fare commercio, nonostante Amazon

di Pierluigi Lido (num. Maggio 2018)

#ecommerce #verticale #webrooming #imprenditori

Chi vi scrive fa commercio online, da dieci anni.

Ogni riferimento a fatti, aziende, dinamiche, non è puramente casuale ma esperito sulla mia pelle.

È opinione diffusa che il commercio tradizionale sia finito, che online ormai sia tutto in mano ad Amazon e che la grande distribuzione abbia ucciso il commercio di vicinato.

Tutto vero e tutto falso, contemporaneamente.

Le dinamiche sono mutate e nulla è più come prima, nel commercio per come lo si intendeva dieci anni fa.

Andiamo per ordine e nell’ordine.

Nei contesti ecommerce, Amazon non ha e non avrà mai (MAI) le possibilità di cannibalizzare l’infinito mondo di prodotti/servizi (stanno diventando la stessa cosa) che abbiano una ragionata caratterizzazione verticale.

Per verticali faccio diretto riferimento ai siti di ecommerce monoprodotto, bi-prodotto e che abbiano un livello di specializzazione e di profondità non raggiungibile su Amazon, che ha invece l’obiettivo di vendere tutto a tutti prendendo in mano l’intero mondo del retail e modificandone le logiche fondative. Partiamo da una certezza: Amazon non riuscirà nell’intento di dominare le nuove logiche del retail e non perché non ne abbia le capacità, ma perché le economie di scala e quindi le capacità di produzione cinesi domineranno a breve il commercio occidentale riequilibrando l’attuale gioco forza americano.

Che cosa può fare un piccolo commerciante online in questo scenario?

Per stare online e per starci con una strategia bisogna essere (o diventare rapidamente) imprenditori digitali. Un imprenditore digitale è pronto ad accettare che ogni sua giornata di lavoro possa essere messa in discussione da mutamenti che potrebbero compromettere o premiare il proprio business online. Online non ci sono regole fisse: l’unica regola fissa è che non esistono regole stabili e che tutto può cambiare la mattina di un 5 di giugno alle 7 e 12 minuti, con una mail.

Si parla sempre di più e sempre più spesso del concetto di web rooming.

Per chi non fosse pratico, nell’ecommerce il web rooming è inteso come un negozio fisico digitalizzato, vale a dire un negozio tradizionale che abbia la capacità di digitalizzare gran parte dei suoi processi. Parlo nello specifico di un negozio che pensa e produce pubblicità specifica online per attirare nella sua sede una clientela geolocalizzata per interessi, un negozio che abbia l’equipaggiamento infrastrutturale di raccogliere informazioni sensibili dei clienti digitalizzandone interessi, ordini, fascia di spesa e frequenza di acquisto, per dirne alcuni e a caso. Parlo di un negozio fisico che abbia un cervello e-commerce, un negozio fisico stravolto dalle nuove esigenze di un consumatore moderno, una persona che desidera tornare a casa e guardare il catalogo comodamente su un tablet alla sera, un cliente a cui arrivino inviti di suo interesse in attività che non abbiano a che fare con la vendita. Parlo di degustazioni, giochi indoor o outdoor per famiglie, presentazioni di opere, libri, qualsiasi voglia attività ove il cliente sia invitato a vivere una esperienza in negozio chiaramente collegata ai prodotti e quindi ai servizi.

Fare tutto questo non è semplice e non è facile, soprattutto nelle poche righe de Il Sorpasso. È tuttavia la strada maestra per la vera creazione di un commercio di vicinato, per farlo ad oggi aldilà della complessità e delle risorse da impiegare, per realizzare negozi in web rooming che abbiano un senso manca un solo tassello e una sola pensantissima voce in capitolo. Mancano gli imprenditori, e soprattutto mancano gli imprenditori digitali. Se mi leggete battete un colpo, qui, con la vostra idea e la vostra visione: Ilsorpassomts@gmail.com

 

(L’immagine di copertina è  una  foto pubblica di Pep Marchegiani)

 

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