Per gli alberi. Un Piano del verde, da allegare alla Variante del PP1.

 

di Giuseppe Di Giampietro, arch, Webstrade.it – digiampietro@webstrade.it

 

  1. È stato un ritrovarsi di cittadini e consiglieri comunali di Montesilvano, l’Assemblea Pubblica di mercoledì 18 aprile, per discutere della Variante al piano particolareggiato PP1 e del futuro della città, ma anche per sentirsi membri di una comunità. Per discutere, arrabbiarsi ma anche proporre idee a qualcuno che ti sta ad ascoltare. E gli effetti si sono subito fatti sentire. Cristina, che era venuta all’assemblea, ha inoltrato sui gruppi WhatsApp del quartiere il suo allarme disperato sull’attentato al patrimonio arboreo del quartiere “Stanno capitozzando e massacrando gli alberi di via Finlandia. Ora, a fine aprile. Lasciano tronchi scheletriti“. La notizia raccolta dal comitato Saline.Marina.PP1, è corsa sulla rete, è stata stigmatizzata dal comunicato del paesaggista Alberto Colazilli del Conalpa (Associazione nazionale per la protezione degli alberi e del paesaggio). Anche i consiglieri del M5S di Montesilvano hanno inoltrato richiesta di spiegazioni al Sindaco e denuncia al Corpo Forestale dello Stato per lo scempio.

 

  1. In effetti, è allucinante lo spettacolo dell’impresa che, su appalto del Comune, sta potando le piante in questi giorni, con gli alberi in piena efflorescenza. Inoltre, lo stesso Comune di Montesilvano, che si è dato un Regolamento del verde nel 2011-2012, aveva espressamente vietato le potature degli alberi nel periodo marzo-luglio, proprio i mesi di nidificazione dell’avifauna. Ma il Comune ignora le sue stesse regole. Non è l’unica volta che si vedono azioni irragionevoli sugli alberi e non si sa con chi parlare. Era già successo in viale Inghilterra, una via nuova realizzazione a scomputo oneri, con le pozze sui marciapiedi ma senza alberi. Una petizione popolare, di centinaia di firme per avere gli alberi, aveva partorito il topolino. Si sono piantati mini-lecci di 1,50 cm, una pozza sì e una no, di cui la metà sono morti o rachitici. E questo su una via di nuova urbanizzazione dove sono previsti palazzi di 7 fino a 10 piani. La via è rimasta desolata e assolata, soprattutto d’estate. E poi ci si stupisce se le case non si vendono più.

 

  1. Gli alberi su una strada, oltre a tutti i benefici ambientali, aumentano anche il valore economico degli immobili adiacenti, come ha documentato nell’Assemblea pubblica del 18 aprile Alberto Colazilli, presidente di Conalpa. E questo, probabilmente, lo sapeva bene anche Michele D’Andrea senior, che aveva piantato, prima di costruire gli edifici, viali di grandi aceri platanoidi su marciapiedi di 3 metri e palme sul viale centrale Alberto D’Andrea. I grandi aceri, fronzuti e freschi d’estate, privi di foglie d’Inverno per far passare i bassi raggi del sole, arrivano fin quasi al quinto piano delle case. Le foglie sono delle tende naturali e segnano le stagioni. Non un fastidioso problema. Purtroppo le palme scelte per il viale centrale sono state attaccate dal punteruolo rosso, famigerato parassita che le ha quasi completamente distrutte. Occorre riprogettare lo spazio per un restauro del verde come piazza mercato allungata, e paseo centrale servita dal trasporto pubblico. Un ottimo progetto per fondi europei a favore di una città turistica e congressuale di rango internazionale.

 

  1. Il verde è una drammatica carenza nel quartiere PP1 (in quasi tutta la città, in realtà). È evidente se si confronta il progetto originario del quartiere PP1, del 1996, con la situazione attuale. I viali urbani qualificano, nascondono, proteggono, danno identità ai luoghi. Essi vanno difesi e ampliati. Occorre restaurare il viale di pini italici (pinus pinea) di viale Aldo Moro, che risalgono al ventennio come la Colonia fascista di Villa Verrocchio. Non si possono sostituire con pruni o melie casualmente piantati. Vanno riprogettate le strade con gli alberi opportuni, in relazione all’identità, al paesaggio urbano, esistente o previsto, alle caratteristiche agronomiche degli alberi. Progetti da discutere con la città ed i cittadini. Occorrono norme per tutelare il patrimonio paesaggistico e ambientale presente e un Piano del Verde per costruire, riqualificare e restaurare l’ambiente urbano.

 

  1. Se attualmente le norme per la protezione degli alberi sono carenti, qualcosa si può fare. Esiste la L. 10/2013, per la sola protezione degli alberi monumentali e dei viali paesaggistici che sono però una parte limitata del patrimonio verde che deve essere classificato come tale. Il resto è lasciato alla buona volontà, a una generica festa dell’albero, con indicazioni esortative a piantare un nuovo albero per ogni nato e un rapporto del Sindaco, a fine mandato, per dire cosa ha fatto per gli alberi.

 

  1. Una speranza può venire dal nuovo Regolamento edilizio tipo (ora in corso di adozione nelle Regioni e Comuni), inserendo chiare indicazioni su potature, abbattimenti e nuove piantumazioni, e obbligando chiunque tagli alberi con dimensioni dei rami con diametro maggiore di 10 cm (circonferenza maggiore di 30 cm) a esporre un cartello di cantiere per attività di trasformazione del territorio, indicando estremi dell’autorizzazione comunale, progettista agronomo o architetto paesaggista, impresa con specifica abilitazione, responsabile del cantiere e della sicurezza (nei limiti di legge).

 

  1. Il cartello di cantiere e la presenza di competenze certificate, oltre a ridurre gli abusi incontrollati, promuoverebbero il controllo del territorio, la partecipazione dei cittadini e il senso di identità, oggi spesso frustrati dal senso di impotenza. Ovvio che alla difesa dell’esistente occorrerebbe affiancare un Piano del verde, pubblico, trasparente e partecipato, che ogni comune dovrebbe avere per la valorizzazione ambientale del proprio territorio. Ad opera sia del pubblico che dei privati.

 

 

Nelle immagini quello che non dovrebbe più accadere: disboscamenti selvaggi in aree private e su viali pubblici, senza alcun controllo. Zona PP1 Montesilvano (Foto: Webstrade.it, Cristina Di Pietrantonio)

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