Pioggia – L’angolo della poesia

L’angolo della poesia

a cura di Gennaro Passerini

Nel numero di febbraio 2018 torno a promuovere i versi di contemplazione attiva della natura volta a cogliere l’imperscrutabile immediatezza del fenomeno, di Palma Crea Cappuccilli. Dalla raccolta Conus Magus edizione Di Felice vi propongo, letta dal prof. Raffaele Simoncini, la poesia “Pioggia” premiata al Concorso Internazionale di Poesia e Pittura Città di Roseto e Montepagano.

Pioggia

Son tutti uguali i giorni,
a volte più uguali
non narrano la trama di una felice fuga.
Nulla di insolente strappa le pagine,
nessun dispaccio inebriante
a frantumare
il battere delle ore inesorabili,
del tempo.

Non ci sono voli questa sera
a regalare
sogni possibili o squilibri di realtà
tenuti in serbo dal destino
come ordalia di incosciente speranza.

Solo nel crepitio delle gocce d’argento
impazzisce incauto il pensiero
e nell’abbraccio tenebroso aspetta
che spiova
e in qualche modo
nude
appaiano le stelle.

Esistono, a volte, voli inebrianti, nei quali siamo soliti relegare i nostri sogni impossibili, quei desideri, quelle passioni, quelle emozioni che rappresentano squilibri di realtà, inopinate modulazioni di un caotico sovrapporsi di speranze senza esito. D’altra parte, la vita è contrassegnata di incosciente speranza, di una proiezione in una felice fuga, soprattutto quando i giorni scorrono tutti uguali, a volte più uguali. La pioggia, metafora plurisemantica, si trasforma in una coltre plumbea, grigia, opprimente, e nulla sembra frantumare il battere delle ore inesorabili. La pioggia, tuttavia, con quel suo abbraccio tenebroso, non preclude spiragli per il folle riemergere di una irrazionale, atemporale dimensione dello spirito. Quando il pensiero, nel suo sprigionarsi incauto – novello Icaro dalle ali fragili – si libera dell’opprimente, asfissiante angustia dell’abbraccio tenebroso della pioggia, come per incanto le gocce si trasformano nel colore argento delle fiabe infantili: lo spiovere, novella fata turchina dall’invisibile bacchetta magica, interrompe il tempo che non ammette trame fantastiche, e la natura, fresca, rorida, materna, riconsegna, al dilatarsi delle emozioni, la vivacità di sentieri inesplorati. Il cielo, come per incanto, alza il suo sipario e, pian piano, lo spettacolo di un cielo stellato si rende visibile agli occhi indiscreti dello spettatore estasiato. La notte stellata, meravigliosamente cantata da Leopardi ne Le ricordanze o dipinta da Van Gogh, nella sua inimitabile e miracolosa Pioggia di stelle, è così la toccante, nuda fuga verso la quiete agognata, è l’istante della intuizione di una fragile, ma inimitabile pace interiore.

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