Storia del Liceo Scientifico di Montesilvano e dell’edificio che lo ospita

Storia del Liceo Scientifico di Montesilvano e dell’edificio che lo ospita

PRIMA PARTE

di Pasquale Sofi (già preside del Liceo Scientifico)

Adesso che i nuovi sedicenti padroni, in spregio a quanti si sono prodigati per anni, cancellando sacrifici, proteste e umiliazioni che loro non hanno MAI subito, si arrogano il potere di deciderne le sorti, e che in tale contesto definire poco opportuno il comportamento dei miei due ex collaboratori sarebbe riduttivo, l’edificio che ospita il Liceo Scientifico di Montesilvano si propone quale opera candidata a eterna incompiuta, considerato che, a tutt’oggi, non è stato ultimato nemmeno il primo dei tre lotti del progetto di costruzione.

Ma i responsabili di tale scempio ormai sono noti; e se quelli che avrebbero dovuto ergersi al rango di educatori fossero capaci di un esame di coscienza, avrebbero constatato di essere non idonei a svolgere tale ruolo.

Tornando al succitato progetto, questo prevedeva un corpo, predisposto a pettine, adibito ad aule e laboratori e comprensivo di uffici e biblioteca; le aule sarebbero state idonee per recepire 25 alunni, secondo i parametri del tempo; suppongo che l’ultimo adattamento del quarto livello abbia ampliato tale capienza, ormai di fatto incrementata. Questo – che avrebbe dovuto rappresentare il primo lotto – venne mutilato di un dente (una stecca di aule, una decina, degli uffici e della biblioteca) per mancanza di fondi al momento della seconda gara d’appalto che ha poi portato alla realizzazione dell’attuale sede del liceo. Da notare che, al momento, sia la biblioteca che gli uffici sono “arrangiati all’italiana maniera”, per la fretta che attanaglia i politici, desiderosi di fregiarsi della gloria di tagliare nastri per poi abbandonare l’operato. E in provincia, di questi, ne possiamo annoverare diversi.

Il secondo lotto includeva un auditorium quale proseguimento della struttura secondo la linea ad arco, che il prato disegna a sinistra dell’ingresso e quella segnata dalla strada di accesso: così tracciate per lo scopo. Tale auditorium polifunzionale avrebbe dovuto rivestire un’importanza fondamentale per le innumerevoli potenzialità che avrebbe potuto esprimere, (almeno 10 volte superiori a quelle dell’auditorium del liceo “Da Vinci” di Pescara), con una parte interna approntata a sala mensa e con uno spogliatoio per le attività teatrali, che il liceo era ed è solito allestire. Non ultimo, avrebbe permesso lo svolgimento dell’assemblea d’Istituto, tanto agognata dagli studenti. Ma dell’auditorium si sono perse tutte le tracce, cancellate dai politici che si sono succeduti negli ultimi 8 -10 anni.

Infine, il terzo lotto era costituito dalla palestra, che avrebbe dovuto trovare ubicazione nel fronte destro dell’edificio, di fronte all’auditorium. A tal proposito, confondendo non poco le acque, si sente parlare di progetto di pattinodromo finanziato da fondi CONI o altre amenità similari, magari non adiacenti all’edificio esistente. La palestra doveva e deve essere una risorsa qualificata e qualificante con e per il territorio, in piena armonia con il resto della costruzione e non di certo un arrangiamento dequalificante quale una dependance esterna. Essa deve rispettare, nella sua costruzione, il progetto originario già aggiornato secondo i canoni antisismici.

All’uopo giova ricordare un aneddoto: al momento dell’accordo sul sito dove ubicare il Liceo, l’assessore Mario Delle Monache, intervenuto in rappresentanza del comune di Montesilvano, chiese e ottenne che il primo lotto fosse costituito dalla sola palestra, affinché questa non rimanesse incompiuta, come spesso succede nel nostro Paese, soprattutto nelle aree del centro sud. L’assessore era stato buon profeta di una storia che oggi stiamo vivendo, anche perché di quegli accordi (più volte reclamati) non è rimasta alcuna traccia.

Solitamente, volendo raccontare la storia di una scuola, si cerca di cominciare dalla data della sua istituzione; ma né agli atti della scuola né a quelli dell’ex Provveditorato agli Studi, oggi Ufficio Scolastico Provinciale, è possibile recuperare dei documenti che ne certifichino la genesi. Si può però affermare che il Liceo di Montesilvano, ormai sembra certo, ebbe origine nei primi anni Settanta: comunque prima dell’anno scolastico 1973/74, probabilmente nel 72/73, oppure nell’anno scolastico precedente, come succursale del Liceo “Da Vinci” di Pescara, per poi passare, nell’anno della sua scissione (a. s. 1973/74), sotto la presidenza del neonato Liceo “Galilei”. Le testimonianze della prof. Chiara Di Loreto e del prof. Mario Svizzero chiariscono e confermano tale ricostruzione. La prima, stimatissima docente di matematica, decana del Liceo per anni, afferma che il suo primo preside al Liceo di Montesilvano è stato il prof. Michele Petrarca, chiaro indicatore che la scuola madre, in quel tempo, era inequivocabilmente il Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Pescara. Significativa, per altri versi, è la testimonianza del prof. Mario Svizzero, docente di educazione fisica e primo vessillifero nella ancestrale richiesta di una nuova e dignitosa sede agli enti autarchici territoriali; egli ricorda che, nel suo primo anno di lavoro a Montesilvano (l’a.s. 1973/74), la sede del Liceo era condivisa con la scuola media “Troiano Delfico” in via d’Annunzio, e mentre i preadolescenti frequentavano il turno antimeridiano, i liceali impegnavano gli stessi locali nel pomeriggio. Il preside quell’anno era il prof. Benito Mercurio.

Dopo qualche anno, le classi liceali vennero trasferite in via Settembrini, dove la scuola raggiunse l’esorbitante numero di 15 classi, visti i tempi e considerata la sede assolutamente non idonea: si trattava di appartamento a piano terra e garage! Nonostante le proteste e le manifestazioni il Liceo rimase in via Settembrini fino all’anno 1985, finché non fu trasferito nella sede di via Verrotti, ancora inidonea, ma senz’altro più dignitosa.

Ma tornando alla storia dell’edificio, quella della sede è un’autentica telenovela che non depone proprio a favore dei politici del tempo; è facile immaginare che a Montesilvano, negli anni Settanta, i siti più appetibili non potevano essere destinati alla pubblica utilità ma, in primis, asserviti agli interessi dei costruttori privati: le vicende storiche di Montesilvano testimoniano tutto ciò facilmente.

Sono questi i tempi della cosiddetta scuola multiopzionale, una scuola da costruire e che avrebbe dovuto ospitare le scuole superiori di Montesilvano: all’epoca, l’Istituto Tecnico Commerciale e il Liceo Scientifico, che, come si ricordava, venne prima istituito come sezione staccata del liceo “Da Vinci” e, in seguito, del liceo “Galilei” di Pescara. Per lo scopo, venne investita del compito della progettazione una equipe di tecnici guidati dall’ing. Antonio Bellizzotti di Pescara, il cui lavoro si protrasse per qualche anno, un periodo sufficiente per consentire il defilarsi dell’Amministrazione Provinciale committente, salvo poi, vent’anni dopo, ricucire con gli stessi tecnici, per trasferire quel lavoro nel progetto del Liceo che oggi esiste ed è, o dovrebbe essere, in fieri. Molto probabilmente per sanare un contenzioso in atto.

La prima soluzione per il sito della neo costruenda scuola venne individuata nei pressi dell’attuale via Cavallotti, nelle vicinanze di un’area oggi utilizzata per il parcheggio dei camion, ma ben presto il sito venne dichiarato inidoneo in quanto area golenale e quindi la scelta venne orientata in quella zona dove oggi sorge Porto Allegro (zona allora nota con la sigla PP1), e che trovò subito l’approvazione della commissione all’uopo costituita dal Provveditorato Regionale alle Opere Pubbliche.

Poco tempo dopo, però, inspiegabilmente venne decentrata dall’amministrazione locale in un’area inidonea, al punto che l’ufficiale sanitario pro tempore di Montesilvano, dott. Amerigo Di Michele, componente della commissione suddetta, si rifiutò di scendere dall’automobile, quando lo portarono a esaminare il nuovo sito.

Il dott. Antonio Di Paolo, funzionario del Provveditorato agli studi di Pescara, altro componente della commissione, si allineò alle posizioni dell’ufficiale sanitario. Tuttavia, progetto provinciale e delibera comunale proseguirono l’iter speditamente, per l’arroganza di chi a quel tempo, poco o niente curandosi dei pareri tecnici, pensava di essere sufficientemente protetto politicamente da non temere ritorsioni da parte di alcuno, Corte dei Conti compresa. La scuola, quindi, trovava una sua destinazione in posizione periferica (alta vestina), poco distante sia da una discarica che dall’autostrada mentre, contestualmente, l’Amministrazione Provinciale provvedeva ad accendere un mutuo per finanziarne la costruzione.

Nel mentre, il personale della scuola, del tutto ignaro di tali disegni, continuava a chiedere un sito verso la parte sud della città, anche per frenare l’esodo degli studenti montesilvanesi verso i licei di Pescara.

Ci si trovava, insomma, in una apparente situazione operativa, ma la storia infinita del liceo di Montesilvano avrebbe riservato ancora non poche sorprese negli anni successivi.

Correvano i primi anni Novanta e lo scrivente, trasferito da Erba (CO) all’Istituto Magistrale “Bertrando Spaventa” di Città S. Angelo, trovava anche una sede annessa di Liceo Scientifico a Montesilvano. La situazione si presentava seriamente preoccupante, con la scuola madre povera di studenti (intorno a 200 circa) e la sede annessa arrangiata alla meno peggio, in una palazzina privata, con una scala pericolosissima e un’aula nel sottotetto; un vecchio televisore e un videoregistratore erano gli unici supporti didattici. Uno stanzone al piano seminterrato molto spesso allagato e un campetto esterno servivano per l’attività di educazione fisica (con tanto di proteste da parte dei vicini) e completavano il quadro. Già da un paio d’anni il Liceo da succursale del “Galilei” di Pescara era diventato scuola annessa all’Istituto Magistrale “Bertrando Spaventa” di Città S. Angelo proprio per consentire la sopravvivenza del vecchio e glorioso istituto. Arrivando dal nord, dove tutto è meno complicato, ingenuamente, subito mi premurai di scrivere all’Amministrazione Provinciale, chiedendo l’individuazione di un’area di tre ettari, per costruirci una scuola dove trasferire il Liceo. Cominciarono, così, i miei viavai e le mie interlocuzioni con la Provincia, ma nessuno faceva cenno al fatto che si stava lavorando ormai da quasi vent’anni a una scuola che era da costruire, con l’idea che avrebbe dovuto ospitare le scuole superiori della città, in un luogo assolutamente inidoneo e sul quale si stava procedendo a un esproprio per ben tre ettari e mezzo di terreno. Al contempo, per l’Istituto tecnico di Montesilvano si stava avviando una gara per la soluzione definitiva della sua sede, sganciandolo di fatto dalla scuola chiamata “multiopzionale”.

Ometto di descrivere quale arroganza e sussiego ci toccava sopportare, ogniqualvolta si doveva incontrare il politico di turno. I miei accompagnatori erano soprattutto il prof. Mario Svizzero, storico addetto alla vigilanza della scuola, credo fin dai primi anni della sua istituzione, e occasionalmente altri docenti o anche genitori. Meno gradita e pertanto la più maltrattata, ovviamente, era la presenza del duo Sofi – Svizzero.

E fu quasi per caso che in Provincia, un giorno, alcuni funzionari rivelarono, in mia presenza, che la futura sede per il Liceo a Montesilvano era stata individuata nei pressi di una discarica e in prossimità dell’autostrada!!! Da quel momento, accanto alle monotone e sterili richieste, cominciarono a prendere corpo minacce di denunce, finché l’indecente ubicazione venne rimossa, grazie all’intervento congiunto del vicepresidente pro tempore della provincia Antonio Corneli e del sindaco di Montesilvano Paolo Di Blasio: si era nel 1995. Dopo la revoca arrivano proposte di nuovi siti che, per tanti motivi e da subito, si rivelano inidonei. Tra questi, anche quello che oggi ospita il Liceo, già escluso dalla gara precedente per l’Istituto Tecnico, a causa del suo terreno acquitrinoso e per tale motivo oggetto di contenzioso tra la proprietà e l’Amministrazione Comunale. Ovviamente, non mancarono pressioni per accettare l’ubicazione che avrebbe eliminato l’oggetto del contendere tra la detta Amministrazione e i privati.

Quelli, i primi anni Novanta, furono anni di scontri e tensioni: mentre, da un lato, era difficile tenere a bada gli studenti che avrebbero voluto dare l’assalto alla Provincia, al contempo, era un’impresa titanica procedere, con sforzi non indifferenti, per cercare di colmare il gap formativo con gli altri licei della provincia, provando a elevare la qualità del servizio. Gli insegnanti facevano di una esasperata autoreferenzialità il loro credo e si rivelavano, al contempo, refrattari a modelli didattici innovativi, al contrario dei colleghi della scuola madre a Città S. Angelo che, didatticamente, raggiungevano livelli di qualità difficilmente riscontrabili, in quel tempo, in provincia e non solo.

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