Manuel Sanchez – Quaggiù il cielo è più vicino parte 8 di 10

Quaggiù il cielo è più vicino

Parte Ottava di Dieci – Manuel Sanchez

di Emilio Pirraglia

Dindefelo, finalmente! Un piccolo villaggio recintato, costituito da sette o otto capanne circolari, in muratura, attorno ad un grosso patio, coperto da una tettoia di paglia. Sotto la tettoia stava un uomo sulla cinquantina, seduto ad un tavolo che armeggiava con un pezzo di legno ed un coltello. Il tipo era calvo e alzando la testa per osservare i suoi ospiti mostrò un doppio mento pronunciato. Grosse guance gli ornavano la faccia e la pancia prominente spingeva contro i bottoni di una camicia di lino lilla che una volta doveva essere della sua misura. Alla vista dei tre uomini (Alex, il sergente e Paco l’autista) poggiò il pezzo di legno che stava intagliando sul tavolo e fece un sorriso, prima di alzarsi. Porse la mano a tutti e tre: «Buongiorno, sono Manuel Sanchez e vi aspettavo», dichiarò con voce profonda e cordiale. Lì invitò a sedersi con lui al tavolo. Chiamò con la mano un armadio di centoventi chili, nero come la pece, con una buffa maglietta rossa, gli chiese di portare tre birre gelate, Alex si passò la lingua sulle labbra, non ricordava da quanto non beveva una birra. «Paco mi ha detto che voleva presentarmi due persone che potevano aiutarci nel nostro lavoro». Continuò Manuel a bruciapelo. Il sergente sorrise e si accomodò meglio sulla sedia: «le notizie corrono veloci!». «Qui non è facile. – Scosse la testa l’uomo corpulento. – Ora passo le mie giornate ad intagliare pezzi di legno, cercando di imparare da questi africani. Per costruire tutto questo non è stato facile. – Continuò facendo girare l’indice in circolo. Qui abbiamo corrente elettrica, un pozzo di acqua che non si è mai seccato e un lavabo accanto ad ogni capanna. Ci vivono una ventina di uomini in tutto e lavorano tutti per me». Si appoggiò alla sedia e si indicò con il pollice tenendo il pugno chiuso. «Chi viene da me ha il pane assicurato e può mettere da parte qualche soldo per comprarsi una capra dopo solo due mesi di lavoro, quando un manovale qui ci mette due anni». «Pensavamo in due mesi di poter comprare qualcosa in più di una capra». Lo apostrofò il sergente con un sorriso. L’uomo lo guardò incrociando le mani sulla pancia prominente; storse il muso. «So che voi non vi accontentate. Siete bianchi, come me, sapete come si vive». Paco guardava ora il suo capo ora gli ospiti, con un fiero sorriso sulla faccia, l’uomo con la maglietta rossa, invece, se ne stava in un angolo a guardarli con gli occhi semichiusi. «Per questo ho un lavoro per voi, che può fare solo un uomo bianco come si deve. Io ormai sono stanco e voi cadete a fagiolo. Se affidassi questa attività ad un nero, quello farebbe due cose, o farsi accoppare per strada da qualche americano dalla pistola facile, o spendere tutto l’oro per comprarsi una moto del cazzo, o una o due mogli. I bianchi invece, pensano, sono affidabili e sanno come lavorare in modo da costruirsi un futuro». Alex ed il sergente si guardarono, cercando di intendersi con gli occhi. Si erano trovati di fronte una persona diretta come non se l’aspettavano, che li trattava già da collaboratori. «Aspetta un momento. – Continuò il sergente alzando le mani. – Tu non ci conosci e già parli di affidarci compiti importanti da quello che mi sembra di capire». Manuel si alzò in piedi lentamente, mise le mani dietro la schiena e andò verso l’ingresso del patio, guardando il suo villaggio recintato da mura in mattoni. «Voi mi sembrate tipi che sono disposti ad affrontare qualche rischio se siete arrivati fin qua. Il lavoro che vi offro ha qualche rischio per voi, più che per me. Io conosco questa terra, sono quindici anni che ci vivo. Fare il furbo con me vuol dire fare una cosa di cui poi non potersi vantare». Si voltò di nuovo verso i suoi ospiti, guardando prima il sergente e poi Alex, che sorrise. «Ho dell’oro e vorrei vendervelo» concluse a bruciapelo il proprietario del villaggio. I due si accomodarono meglio sulla sedia, Alex scosse leggermente la testa, e poco convinto: «beh, la nostra idea in realtà era fare dell’oro per poi rivenderlo». Manuel Sanchez gli sorrise, come si sorride ad un bambino che ha detto una sciocchezza. «Non durereste una settimana. Qui c’è una quantità di tagliagole, spagnoli, americani, francesi, italiani, tedeschi. Tutti pronti ad incularsi l’uno con l’altro per il prezioso metallo giallo, mentre le grosse compagnie fanno fortuna. Io mi sono ricavato il mio spazio quando ancora c’era la possibilità». «Quale sarebbe la proposta?». Tagliò corto il sergente. «Io vi venderò dell’oro, diciamo ad un dieci per cento del prezzo inferiore a quello di mercato. Voi lo porterete a Dakar, a chi dico io, che vi darà il cento per cento del prezzo. In questo modo, voi farete un dieci per cento di guadagno per un viaggetto nella capitale. Se lavorate bene potrò fidarmi di voi, e allora vi venderò l’oro allo scoperto e mi darete i soldi dopo che l’avrete piazzato. – Scosse la testa. – Per i primi viaggi però, mi pagherete prima». Alessandro si mise a giocare con l’accendino, tamburellando sul tavolo di legno, il sergente incrociò le braccia e si tirò indietro con la schiena, riempì le guance di aria e sbuffò: «tante informazioni tutte insieme. Ti abbiamo appena conosciuto». Manuel iniziò a passeggiare sul patio, con lo sguardo che vagava dai due alle capanne intorno alla veranda, poi passò vicino ad Alex e gli mise una mano sulla spalla, l’uomo smise di giocare con l’accendino. Il loro ospite andò a sedersi di nuovo su una sedia di fronte a loro. Respirò pesantemente, guardando poi negli occhi il sergente allargò le braccia: «questa sera sarete miei ospiti, dormirete nella capanna lì di fronte. – I due uomini seguirono il suo braccio, che indicava una capanna ad una decina di metri di distanza, in muratura, con una porta in ferro e il tetto conico di paglia – dormite e domani o dopodomani, quando siete più comodi mi comunicherete la vostra decisione». I due invitati si guardarono, Alex alzò lo sguardo verso Manuel e mentre annuiva: «Va bene». Anche il sergente annuì. Manuel gli disse che avrebbero mangiato insieme nella veranda per le otto, quella sera cucinavano cuscus di fogno, un tipico cereale locale, accompagnato a stufato di bovino. Per il resto della giornata potevano dare un’occhiata in giro, Paco gli avrebbe fatto da guida se desideravano.
Fine parte Settima di Dieci
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