Il bomber Pasquale Cavicchia “Sfonnareti”

Il bomber Pasquale Cavicchia “Sfonnareti”.
di Pasquale Criniti

Pasquale Cavicchia (Montesilvano, 23 marzo 1942 – 19 ottobre 2014) è stato un calciatore, attaccante di ruolo, potente e muscolare, con un sinistro capace di sfondare le reti.
Ha cominciato la carriera agonistica nel Pescara calcio con cui ha giocato nei campionati 1959-60 e 1960-61.
Passato nella Maceratese nel 1962 venne ceduto alla Fiorentina, con cui disputò il campionato di Serie A 1962-1963, esordendo in massima serie a Firenze il 28 ottobre 1962 nella partita Fiorentina-Palermo finita 3 a 1, e realizzando complessivamente 4 reti (di cui tre in tre incontri consecutivi contro Spal, Genoa e Roma) in soli 7 incontri disputati.
Durante questa stagione Cavicchia si è tolto la soddisfazione più grande: la rete segnata al ragno nero dell’Unione Sovietica Lev Yashin durante un’amichevole a Mosca, con la maglia della Fiorentina di Valcareggi. Il bomber è riuscito nell’impresa che in pochi hanno portato a termine: Cavicchia ha infilato uno dei più forti portieri al mondo che con la Dinamo Mosca ha giocato ininterrottamente dal 1949 al 1971, collezionando 326 partite nel campionato sovietico con la maglia dei moscoviti. Un brivido che in pochi in Abruzzo dimenticano.
Nonostante i 7 gol con la maglia viola, a fine stagione Cavicchia venne ceduto e passò al Padova in Serie B per una cifra che oggi sembrerebbe irrisoria ma che allora non era assolutamente disprezzabile: 25 milioni di lire.
Rimase al Padova fino al 1965 per poi passare alla Ternana in Serie C.
Tornò in serie B con la Salernitana nella stagione 1966-1967, chiusa dai granata all’ultimo posto.
Ha successivamente giocato in Serie C con l’Anconitana, con cui vinse la classifica cannonieri del girone B nella stagione 1969-1970 ed infine con il Chieti.
Durante i tre anni passati con l’Anconitana giocò 99 partite segnando 28 gol. Non fu una militanza lunghissima ma Cavicchia rimase nel cuore dei tifosi dorici per il suo coraggio e per la sua generosità.
In carriera ha totalizzato complessivamente in Serie A 7 presenze e 4 reti ed in Serie B 80 presenze e 13 reti.
Al termine della sua carriera agonistica era tornato a Montesilvano, dove aveva messo su famiglia ed era diventato vigile urbano, ma è rimasto legato all’ambiente calcistico, occupandosi, in qualità di allenatore, delle squadre di categoria di Montesilvano, Mazzocco, Farindola ed Atri.
Al bar del paese, prima della partita a tressette con gli amici, l’ex attaccante raccontava regolarmente la storia di quel goal al Ragno nero russo.
Ed il Centro di Pescara con un’intervista allo stesso Cavicchia, detto “Sfonnareti”, riportava quell’episodio avvenuto in quell’ unica stagione con la squadra toscana.
Durante una pausa del campionato la Fiorentina allenata da Ferruccio Valcareggi era partita per due amichevoli da disputare in Russia; per quei tempi un viaggio in treno difficilmente si dimentica, al di là di quella che Churchill definì “la cortina di ferro”, che divideva l’Europa occidentale, filo-statunitense, da quella orientale, filo-sovietica.
“Andammo a fare due partite amichevoli a Mosca ed a Leningrado contro una rappresentativa di giocatori russi. In Russia non faceva freddo e tutti stavano in fila per qualunque cosa. Al buffet del teatro, noi giocatori volevamo passare davanti a tutti, ma non ci fu verso: tutti in fila e basta. Poi, ricordo che ci vendemmo i nostri vestiti e con i rubli ricavati comprammo pezzi di cristallo, macchinette fotografiche e matrioske”.
Poi quella partita con la Dinamo Mosca; in porta c’era una leggenda, un monumento del calcio, Lev Yashin, il Ragno Nero. Alto, braccia che sembravano le ali di un airone. Chissà perché, Pasquale ha dimenticato l’esatta dinamica dell’azione che lo portò al goal. “Mi ricordo gli abbracci dei compagni, quello sì. Mi sommersero. Era un’amichevole, ma noi ci sentivamo come in finale di Coppa dei Campioni”.
I figli provarono a seguirlo vanamente nella carriera di calciatore e un ricordo di quella vita da papà che accompagnava i ragazzi al campo intenerisce. «Mio figlio era un ragazzino, giocava nelle giovanili della Juve e sentiva la nostalgia di casa. Così, prendevo il treno a mezzanotte e, tra cambi e coincidenze, arrivavo a Torino alle 14. Poi, io e mio figlio andavamo a mangiare insieme e alle 21 ripartivo per tornare a casa e andare a lavorare. Quando lo accompagnavo al campo, visto che io ero stato un calciatore, si faceva lasciare a 200 metri dal campo: non voleva passare per un raccomandato».
La mattina del 7 maggio 2015 con una cerimonia ufficiale il comune di Montesilvano ha dedicato al calciatore Pasquale Cavicchia il parco ‘Le Vele’, tra via Brenta e via Dante. Il sindaco, Francesco Maragno, ha così commentato: “Vogliamo che la sua figura sia d’esempio per i montesilvanesi. Soprattutto i giovani devono imparare da una persona come Pasquale Cavicchia i valori di dedizione, impegno, costanza che hanno contraddistinto lo sportivo”.
Ed il consigliere comunale, Ernesto De Vincentiis, a sua volta:
“Ho avuto la fortuna di conoscere Pasquale di persona. Credo che questo parco, forse uno degli angoli più belli di Montesilvano, sia la sede giusta che ben coniuga l’amore per i bambini di Pasquale e la sua vita dedita allo sport”.

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