#Alibaba : l’ecommerce “smart” di Jack Ma

#Alibaba : l’ecommerce “smart” di Jack Ma

di Pierluigi lido: ecommercesicuro@gmail.com

Non tutti riconosceranno il signore in foto citandone nome, cognome e professione, non tutti quelli che riconoscerebbero Mark Zuckerberg. Il signore in foto si chiama Jack Ma ed è il fondatore di Alibaba, leader dell’ecommerce in Cina. A differenza di Zuckerberg Jack non è un creativo e guadagna 25 miliardi di dollari in meno rispetto a Mark. Zuckemberg guadagna 36 miliardi di dollari in meno rispetto a Jeff Bezos, fondatore di Amazon, leader dell’ecommerce in Occidente. Bezos è l’uomo più ricco della terra, Jack Ma è l’uomo più ricco della Cina. Bezos e Ma sono imprenditori che fanno lo stesso lavoro, il primo in Occidente e il secondo in Cina e lo fanno in maniera diversa. Jeff è hard, Jack è smart.

La migliore descrizione delle differenze tra Alibaba ed Amazon è in una intervista rilasciata da Jack Ma a CNBC TV: La differenza tra noi e Amazon è che Amazon è un impero che controlla, compra e vende. La nostra filosofia è che noi vogliamo essere un ecosistema”.

Amazon è per eccellenza “il venditore”, compra merce che stocka direttamente nei propri magazzini, ne gestisce in via diretta la logistica costruendo una solida reputazione di servizio al cliente. Amazon conta circa 300.000 dipendenti nel mondo facendo utili per 2.5 miliardi a fronte di un fatturato di 139, ha storicamente problemi legati all’evasione fiscale dei propri profitti e problematiche riconducibili alle discutibili condizioni di lavoro dei propri dipendenti.

Alibaba è un puro intermediario, mette in relazione venditori e acquirenti e si muove in un sottobosco a 4 canali di proprietà del gruppo.

  1. Taobao dedicato ai venditori privati.

  2. Tmall per i grandi marchi e i distributori nel modello B2C e disponibile solo in lingua cinese.

  3. Alibaba per la vendita all’ingrosso B2B.

  4. Aliexpress mira a vendere in Europa prodotti cinesi a basso costo spesso a continuo rischio dumping.

Alibaba conta circa 59.000 dipendenti nel mondo facendo utili per 5.9 miliardi di dollari a fronte di un fatturato di 23, ha storicamente problemi legati alla contraffazione dei prodotti venduti online, alla mancata certificazione e sicurezza degli stessi fino a ipotesi di aperto dumping effettuato in occidente grazie ad Aliexpess che smercia container di cianfrusaglie a profitto zero in Europa e a Tmall che vende brand in gran parte contraffatti direttamente in Cina e solo in lingua cinese. Furbacchioni smart.

Amazon è una pesante macchina da guerra dell’organizzazione del lavoro, ha una struttura che mira a fare diretta marginalità sulla gestione dei propri prodotti, fagocitando competitor e business collaterali, persino all’interno del proprio ecosistema di fornitori e vendor.

Alibaba ha un modello di business smart, la struttura sociale della Cina gli permette di puntare tutto sui venditori, vere leve della distribuzione capillare dei prodotti cinesi in B to B e B to C, in Cina e nel mondo. Alibaba vende con basse commissioni per i venditori (1-2%) attirando così consumatori (nel 2016 contava 450 milioni di clienti) e vendite facili, monetizzando grossi profitti pubblicitari su Taobao dove mette in concorrenza i venditori per avere visibilità. Geniali.

Il ruolo di intermediario libera il colosso cinese da impegni legati al controllo della distribuzione e del processo, ruolo che permette al gruppo di focalizzarsi sull’emergente mercato interno cinese ed indiano, dove la connettività lascia ancora grossi spunti di manovra per l’espansione del commercio elettronico in ottica on e offline, dove Alibaba mira a costruire veri poli commerciali fisici connessi online.

Per stessa ammissione di Jack Ma non si rischierà una guerra commerciale tra Oriente ed Occidente. Lo schema è chiaro, il mercato è fin troppo grande e diverso per darsi fastidio ed occuparsi gli uni degli altri facendosi del male. Di certo i modelli di business sono completamente differenti e richiamano alle storie e alle antropologie dei popoli di riferimento: individualisti Vs collettivisti.

Tutto diventa più chiaro leggendo Jack Ma, le sue riflessioni e le stoccate al modello americano della Silicon Valley.

30 anni fa le compagnie americane di cui i cinesi avevano sentito parlare erano Ford e Boeing. Oggi sono nella Silicon Valley. E a Wall Street, dove sono stati investiti tutti i profitti. La crisi finanziaria ha cancellato 19,2 trilioni (un trilione=1000 miliardi) di dollari, e ha distrutto 34 milioni di posti di lavoro. Immaginate cosa sarebbe successo se quei soldi fossero stati investiti nel Midwest, per sviluppare industrie e infrastrutture, e soprattutto educazione per chi non se la può permettere? Io sono stato respinto da Harvard e me la sono dovuta cavare da solo”.

E conclude affermando:

Non sono gli altri paesi a rubarvi il lavoro, ragazzi – è colpa della vostra strategia. Siete voi che non avete distribuito i profitti nel modo giusto”.

Forse per battere Jack Ma e i suoi basterebbe iniziare a starlo a sentire.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *